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Andrea, italiano in Inghilterra: “Dovrebbero chiudere tutto, non hanno capito la gravità del Coronavirus”
14 Marzo 2020
EsteraBest politikBusinessSocietasAttualità

Andrea, italiano in Inghilterra: “Dovrebbero chiudere tutto, non hanno capito la gravità del Coronavirus”

Home » Best politik » Estera » Andrea, italiano in Inghilterra: “Dovrebbero chiudere tutto, non hanno capito la gravità del Coronavirus”

Sono già passati 5 giorni dall’annuncio di Conte in TV: “Tutta Italia sarà zona rossa“. Due giorni dopo chiusi anche gli esercizi commerciali non di prima necessità. Gli Italiani restano a casa, le città si svuotano e lo scenario sembra quello di un film post-apocalittico. Misure restrittive per un unico obiettivo: contrastare il Coronavirus. Mattarella ha parlato dell’Italia come “Esempio per tutti gli Stati d’Europa“, ma sembra che l’esperienza del nostro Paese non verrà presa in considerazione da tutti. In Francia e Spagna verranno chiuse università e scuole. I campionati e gli eventi del vecchio continente vengono cancellati. Ma in Inghilterra, Premier League a parte (anche a causa di alcuni giocatori positivi), si continua in barba a quello che sta accadendo in tutto il mondo.

“In Inghilterra non hanno ancora realizzato la gravità della situazione“. A parlare è Andrea Motta, Catanese di nascita, vecchia penna di Voci di Città (vice direttore fino al 2018) ed emigrato in Inghilterra già da qualche anno. Ormai il Regno Unito è casa sua: lavoro e famiglia sono lì. Ma un orecchio è sempre rivolto alla cara Italia, di cui coglie le differenze rispetto alla sua nuova terra: “A lume di logica, sarebbe stato saggio chiudere tutto prima di arrivare alla situazione grave che c’è in Italia a causa del Coronavirus. E invece no. Si continua tutto come sempre. ristoranti aperti, palestre aperte, cinema aperti, discoteche aperte e chi più ne ha più ne metta“.

Hanno fatto discutere (e non poco) le parole del primo ministro Boris Johnson. Per il Governo inglese è impossibile bloccare il virus e anzi, sarebbe auspicabile che buona parte della popolazione venga contagiata, per sviluppare autonomamente gli anticorpi. E i più deboli? Gli immunodepressi? Nessun problema: “Molte famiglie perderanno i loro cari“. Una frase che gelerebbe chiunque ma che riceve manforte tra le mura amiche. E a cui si aggiungono anche le dichiarazioni del dottor Christian Jessen (il medico di Malattie Imbarazzanti su Real Time, per intenderci): “Gli italiani stanno usando il Coronavirus per fare una siesta”.

Qual è dunque, per un Italiano che sente costantemente amici e familiari in quarantena, la reazione a queste (discutibili) dichiarazioni? “La situazione sta venendo presa sottogamba” sostiene Andrea. “Il commento di Boris, quello del medico in TV, in fondo ricalcano anche l’atteggiamento di molti in Italia quando il virus era ancora solo un pensiero lontano.” D’altronde la situazione in tutta Europa è simile a quella che si respirava in Italia non più di un mese fa: “Penso a Zingaretti, presidente della Regione Lazio, che prima predicava di uscire e sostenere i piccoli imprenditori italiani, mentre adesso, dopo aver contratto il Coronavirus, si è unito al coro dell’#iorestoacasa“.

In Inghilterra, come detto, tutto scorre. Le università e le scuole non chiudono, così come gli uffici, sebbene qualche eccezione sembra esserci: “Professionisti del digitale come me potranno lavorare tranquillamente da casa. Interpellati dai dipendenti, i dirigenti hanno confermato che questa opzione è pienamente fattibile/plausibile“.

“Una posizione insensata quella del governo britannico – conclude il nostro connazionale chiuso tra i confini inglesi – basti pensare che la vicina Irlanda, pur avendo avuto un decimo dei casi registrati finora qua, ha deciso di chiudere scuole ed eventi pubblici. Un errore di valutazione che potrebbe costare caro al Regno Unito e alla gente che vive qua“.

Francesco Mascali

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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About Francesco Mascali

Proprietario, editore e vice direttore di Voci di Città, nasce a Catania nel 1997. Da aprile 2019 è un giornalista pubblicista iscritto regolarmente all’albo professionale, esattamente due anni dopo consegue la laurea magistrale in Giurisprudenza, per poi iniziare la pratica forense presso l’ordine degli avvocati di Catania. Ama viaggiare, immergersi nelle serie tv e fotografare, ma sopra tutto e tutti c’è lo sport: che sia calcio, basket, MotoGP o Formula 1 non importa, il week-end è qualcosa di sacro e intoccabile. Tra uno spazio e l’altro trova anche il modo di scrivere e gestire un piccolo giornale che ha tanta voglia di crescere. La sua frase? «La vita è quella cosa che accade mentre sei impegnato a fare altri progetti»

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