Dopo aver passato in rassegna le quindici franchigie della Eastern Conference, il nostro viaggio alla scoperta della stagione NBA 2026-2027 prosegue con le squadre della Western Conference, teatro di alcune delle rivalità più avvincenti e delle sfide più combattute del basket americano.
Dagli Oklahoma City Thunder, desiderosi di riconquistare il titolo, ai San Antonio Spurs, passando per i Denver Nuggets di Nikola Jokić e i Los Angeles Lakers. Senza dimenticare gli Houston Rockets e i Minnesota Timberwolves, intenzionate a ritagliarsi un ruolo da protagoniste.
Tra conferme, nuovi equilibri e domande ancora senza risposta, la stagione NBA 2026-2027 si preannuncia particolarmente interessante anche a Ovest. In attesa della prima palla a due, analizziamo le quindici franchigie della Conference, ripercorrendo quanto accaduto nella passata annata, i principali movimenti di mercato e le prospettive di ciascuna squadra.

Kyrie Irving e Cooper Flagg non hanno mai giocato una partita insieme: l’ex Cavs era ai box nell’anno da rookie del prodotto di Duke. (Fonte: Dallas Mavericks).
Il presente e il futuro dei Dallas Mavericks hanno un nome e un cognome: Cooper Flagg. Archiviata una stagione particolarmente complicata, la franchigia texana riparte dal talento classe 2006, prima scelta al Draft 2025 e vincitore del premio di Rookie of the Year. Una delle poche note positive di un campionato segnato dalle difficoltà, che ha convinto la dirigenza ad avviare una profonda riorganizzazione.
La rivoluzione è cominciata dai vertici societari, con l’arrivo di Masai Ujiri alla guida delle operazioni sportive e di Dusty May in panchina, reduce dalla conquista del titolo NCAA con Michigan. Sul mercato, Dallas ha accolto Zaccharie Risacher, prima scelta al Draft 2024, Santi Aldama e Marcus Sasser, oltre ai giovani Morez Johnson Jr., campione NCAA a Michigan con Dusty May, e Sergio De Larrea.
Ma la notizia più attesa riguarda Kyrie Irving, pronto a tornare dopo aver saltato l’intera stagione 2025-2026 per la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro rimediata a marzo 2025. Importante sarà anche il contributo dei vari P.J. Washington, Dereck Lively e Daniel Gafford. Più che puntare immediatamente ai vertici, Dallas dovrà costruire attorno a Flagg una squadra capace di crescere nel tempo.

Nikola Jokić è sole undici lunghezze da Russell Westbrook nella classifica dei giocatori con più triple doppie in carriera. (Fonte: Denver Nuggets).
Il talento di Nikola Jokić continua a rappresentare una garanzia, ma per i Denver Nuggets il tempo delle occasioni sprecate comincia a pesare. La scorsa stagione si è infatti conclusa con un’altra delusione ai playoff: l’eliminazione al primo turno per mano dei Minnesota Timberwolves. Un epilogo amaro per una squadra che, nonostante i problemi fisici accusati da Jokić e Gordon nel corso dell’annata, aveva chiuso al terzo posto nella Western Conference col miglior attacco della lega.
Tra le principali novità figura DeMar DeRozan, chiamato ad aggiungere esperienza e nuove soluzioni offensive a un gruppo che continuerà a ruotare attorno a Jokić, Murray e Gordon. Sono arrivati anche Marvin Bagley III e alcuni giovani, mentre hanno salutato Watson, Hardaway Jr. e Valančiūnas. Sotto la guida di David Adelman, Denver proverà a sfruttare al meglio gli anni migliori della carriera di Jokić, uno dei giocatori più completi e dominanti della sua generazione.
Le qualità in attacco non sono in discussione: per tornare alle finali di Conference, traguardo che manca dal 2023, serviranno però maggiore solidità difensiva e un contributo più costante da parte delle seconde linee. In una Western Conference ricca di pretendenti, i Nuggets dovranno dimostrare di poter trasformare ancora una volta il talento del proprio leader in una concreta candidatura al titolo.

Il rookie Yaxel Lendeborg, vincitore del titolo NCAA, col veterano Stephen Curry, quattro volte campione NBA. (Fonte: Golden State Warriors).
Quattro titoli NBA tra il 2015 e il 2022, una dinastia che ha segnato un’epoca e una domanda sempre più difficile da evitare: quanto tempo resta ai Golden State Warriors per tornare a competere ai massimi livelli? La franchigia californiana si presenta alla stagione 2026-2027 con diversi interrogativi.
Al centro del progetto resta inevitabilmente Stephen Curry, pronto ad affrontare la sua diciottesima stagione NBA. Il quattro volte campione, che ha recentemente prolungato il proprio contratto, sarà ancora una volta il principale riferimento offensivo di una squadra che potrà contare anche sull’esperienza di Draymond Green e Al Horford, mentre Kristaps Porziņģis deve fare i conti con i soliti problemi fisici. Fondamentale sarà inoltre il recupero di Jimmy Butler, reduce da un grave infortunio al ginocchio e atteso al rientro nel corso della stagione, così come quello di Moses Moody.
Sul fronte del mercato, Golden State ha accolto Georges Niang, Brandon Williams e il rookie Yaxel Lendeborg, undicesima scelta assoluta al Draft e MVP della Summer League. Da seguire con particolare attenzione anche Brandin Podziemski, reduce dalla sua miglior stagione in carriera e fresco di rinnovo contrattuale. In un Ovest sempre più competitivo, Golden State dovrà dimostrare di avere ancora le risorse necessarie per regalare a Curry un’ultima corsa importante nella postseason.

Kevin Durant non ha mai messo a referto meno di 20,3 punti a partita in una singola stagione in carriera. (Fonte: Houston Rockets).
Cinquantadue vittorie in regular season e un’altra eliminazione al primo turno dei playoff. Il bilancio degli Houston Rockets continua a essere caratterizzato da un evidente contrasto tra quanto mostrato nell’arco delle ottantadue partite e le difficoltà incontrate nella postseason. Nemmeno l’arrivo di Kevin Durant è bastato a invertire la tendenza: dopo aver chiuso la regular season al quinto posto, la squadra di Ime Udoka si è arresa per 4-2 ai Los Angeles Lakers al primo turno. Un risultato deludente per una franchigia che punta ormai a tornare stabilmente tra le grandi protagoniste della NBA.
A condizionare la passata stagione sono state anche le assenze di Fred VanVleet, fermo per l’intera annata a causa della rottura del legamento crociato, e Steven Adams. Il ritorno di entrambi rappresenta una delle principali novità in vista del 2026-2027, insieme agli arrivi di Marcus Smart e Bogdan Bogdanović, chiamati ad aggiungere esperienza, difesa e soluzioni offensive. Confermata buona parte del nucleo giovane, da Alperen Şengün ad Amen Thompson, passando per Jabari Smith Jr., Reed Sheppard e Tari Eason. Dal Draft è arrivato inoltre Bruce Thornton.
Con Durant ancora in grado di garantire punti ed esperienza ai massimi livelli e un gruppo giovane che dispone di ulteriori margini di crescita, Houston possiede le qualità per competere con le migliori squadre della Western Conference. Restano però da migliorare la gestione dei possessi, la continuità offensiva e soprattutto il rendimento nei playoff, dove i Rockets hanno faticato anche nel tiro da tre. Per Houston è arrivato il momento di dimostrare che la crescita della regular season può tradursi in risultati concreti anche nella postseason.

I Los Angeles Clippers ripongono tanta fiducia in Darius Garland per l’inizio del loro nuovo ciclo. (Fonte: LA Clippers).
Una rivoluzione destinata a cambiare profondamente il futuro dei Los Angeles Clippers. Dopo anni trascorsi a inseguire il primo titolo NBA della propria storia, la franchigia californiana ha deciso di voltare pagina. Già nel corso della stagione 2025-2026 erano arrivati gli addii di Harden e Zubac. Due operazioni che avevano anticipato il ridimensionamento di una squadra reduce da un’eliminazione ai play-in.
A complicare ulteriormente il quadro è stato il caso Kawhi Leonard, esploso nel settembre 2025 in seguito alle rivelazioni sui rapporti economici tra il giocatore, la società Aspiration e la proprietà dei Clippers. Secondo la ricostruzione riportata, l’indagine avviata dalla NBA avrebbe portato all’accertamento di diverse violazioni delle norme sul salary cap, con conseguenze pesantissime per la franchigia californiana: una multa da 30 milioni di dollari, la perdita di cinque future scelte al primo giro del Draft e la sospensione per un anno del proprietario Steve Ballmer. Sanzionato anche Leonard, chiamato a versare 700mila dollari alla lega.
La svolta definitiva è arrivata in estate, con la cessione del classe ‘91 ai Toronto Raptors, sette anni dopo il suo approdo a Los Angeles. Nell’ambito dello scambio, i Clippers hanno accolto Brandon Ingram e Gradey Dick, oltre a diverse scelte future al Draft. Hanno salutato anche Collins, Mathurin e Bogdanović, mentre tra i nuovi arrivi figurano Rui Hachimura, Max Strus e il rookie Keaton Wagler, quinta scelta assoluta.

Luka Dončić e Austin Reaves con coach J.J. Redick. I Lakers sapranno dire la loro in ottica titolo? (Fonte: Los Angeles Lakers).
Per la prima volta dal 2018, i Los Angeles Lakers si preparano ad affrontare una stagione senza LeBron James. L’addio del quattro volte campione NBA, approdato a Philadelphia dopo otto anni trascorsi in California e un titolo conquistato nel 2020, segna la fine di un’epoca per la franchigia gialloviola. A raccoglierne l’eredità sarà Luka Dončić, ormai leader indiscusso di una squadra reduce da una regular season da 53 vittorie e 29 sconfitte, conclusasi però con l’eliminazione al secondo turno.
L’estate ha portato una vera e propria rivoluzione a Los Angeles, con le partenze, tra gli altri, di Ayton, Rui Hachimura, Smart, Hayes e Kennard. Per rinforzare il roster a disposizione di J.J. Redick sono arrivati Walker Kessler, Kevon Looney e Sandro Mamukelashvili sotto canestro, oltre a Sexton, Grimes, Thybulle, Ziaire Williams e Hardy nel reparto esterni. Fondamentale anche la conferma di Austin Reaves, reduce dalla miglior stagione della carriera con 23,3 punti di media. Con un gruppo profondamente rinnovato e un’età media sensibilmente più bassa, i Lakers proveranno a costruire una nuova identità senza rinunciare alle proprie ambizioni.
La coppia Dončić-Reaves garantirà talento e creatività offensiva, ma sarà soprattutto la risposta difensiva dei nuovi arrivati a determinare le possibilità di successo della squadra. In questo senso, l’arrivo di Kessler potrebbe rivelarsi particolarmente importante per assicurare protezione del ferro e presenza a rimbalzo, mentre Grimes e Thybulle offriranno maggiore versatilità sul perimetro. Dopo l’addio di LeBron, Los Angeles dispone ancora di una superstar attorno alla quale costruire il proprio futuro: la sfida sarà dimostrare che l’era Dončić può aprirsi con ambizioni di titolo già nel breve periodo.

Cameroon Boozer, Isaiah Stewart, Zach Edey e Alex Karaban: Memphis guarda con convinzione e speranza al futuro. (Fonte: Memphis Grizzlies).
La fine di un’era e l’inizio di una nuova avventura. A Memphis si volta definitivamente pagina, con i Grizzlies pronti a ripartire da un progetto profondamente diverso rispetto a quello che, soltanto pochi anni fa, li aveva portati tra le principali protagoniste della Western Conference. La cessione di Jaren Jackson Jr. agli Utah Jazz a febbraio ha anticipato una rivoluzione completata durante l’estate con l’addio di Ja Morant, il giocatore simbolo della franchigia dal 2019, trasferitosi ai Portland Trail Blazers.
Lo scambio ha permesso ai Grizzlies di accogliere Jerami Grant e Kris Murray, mentre tra gli altri nuovi arrivati figurano Isaiah Stewart e Jordan Hawkins. La principale novità è rappresentata da Cameron Boozer, terza scelta assoluta al Draft e figlio dell’ex All-Star Carlos Boozer. Reduce da un’eccellente esperienza universitaria a Duke, il giovane lungo è considerato uno dei prospetti più interessanti della sua generazione. Grande attenzione anche a Cedric Coward, inserito nell’All-Rookie First Team dopo una stagione da 13,6 punti di media, e a Zach Edey, desideroso di lasciarsi alle spalle i problemi fisici.
Il compito di Tuomas Iisalo sarà soprattutto quello di costruire una nuova identità, valorizzando Boozer e gli altri talenti a disposizione. Dopo aver salutato i due giocatori simbolo dell’ultimo ciclo, i Grizzlies dovranno soprattutto dimostrare di avere una direzione tecnica precisa. Il ritorno ai playoff potrebbe richiedere tempo, ma la stagione 2026-2027 rappresenterà un passaggio fondamentale per costruire la Memphis del futuro.

Anthony Edwards e LaMelo Ball, la nuova coppia che fa sognare i tifosi dei Minnesota Timberwolves. (Fonte: Minnesota Timberwolves).
Due finali di Conference consecutive, cinque partecipazioni ai playoff di fila e la sensazione di essere ormai entrati stabilmente nell’élite della Western Conference. Il percorso di crescita dei Minnesota Timberwolves è stato evidente negli ultimi anni, ma la stagione 2025-2026 ha lasciato anche qualche rimpianto. Dopo aver chiuso la regular season al sesto posto, gli uomini di Chris Finch si sono arresi ai San Antonio Spurs nelle semifinali di Conference. Un passo indietro rispetto alle due precedenti stagioni, entrambe concluse alle finali dell’Ovest, che ha spinto la dirigenza a intervenire in maniera decisa sul mercato.
La principale novità è rappresentata dall’arrivo di LaMelo Ball, prelevato dagli Charlotte Hornets nell’ambito di una trade a quattro squadre che ha comportato le partenze di Naz Reid e Julius Randle. Un’operazione importante, destinata a cambiare gli equilibri offensivi della squadra, che potrà contare su una coppia di esterni particolarmente talentuosa formata da Ball e Anthony Edwards. Quest’ultimo è reduce da un’altra stagione di altissimo livello, chiusa con 28,8 punti di media. Hanno salutato anche Mike Conley e Kyle Anderson, mentre tra i nuovi volti figurano Jonathan Kuminga e Trey Lyles.
L’inserimento di Ball rappresenterà una delle principali sfide per Finch. La sua capacità di creare opportunità per i compagni potrebbe alleggerire le responsabilità offensive di Edwards, consentendo alla stella dei Timberwolves di sfruttare maggiormente il gioco senza palla. La perdita di due elementi importanti come Randle e Reid potrebbe farsi sentire, soprattutto nelle rotazioni sotto canestro, mentre Kuminga sarà chiamato a garantire atletismo e versatilità. Da tenere d’occhio la crescita di Beringer, che sarà il vice Gobert e avrà maggior minutaggio.

Ottava stagione in carriera per Zion Williamson, che nelle precedenti sette non è mai riuscito a prendere parte ai playoff. (Fonte: New Orleans Pelicans).
Il talento, da solo, non basta. Lo sanno bene i New Orleans Pelicans, che si preparano ad affrontare la stagione 2026-2027 con la necessità di trasformare le potenzialità del proprio roster in risultati concreti. La passata annata ha rappresentato l’ennesima delusione per la franchigia della Louisiana. La principale novità riguarda la panchina, affidata a Jamahl Mosley, reduce dall’esperienza agli Orlando Magic e chiamato a raccogliere l’eredità di James Borrego.
Sul mercato, invece, New Orleans ha preferito evitare rivoluzioni, puntando soprattutto sull’arrivo di Bennedict Mathurin. Sono arrivati anche AJ Johnson e Trendon Watford. Il gruppo continuerà a ruotare attorno a Zion Williamson, Trey Murphy III, Dejounte Murray e Herbert Jones, senza dimenticare Jordan Poole e i giovani Jeremiah Fears e Derik Queen. La crescita dei giovani rappresenterà uno degli aspetti fondamentali della nuova stagione.
L’ex allenatore dei Magic dovrà soprattutto migliorare la disciplina collettiva nella propria metà campo. Per tornare competitivi, i Pelicans avranno bisogno non soltanto di talento, ma anche di continuità, organizzazione e maggiore solidità nei momenti decisivi. Il primo obiettivo sarà riavvicinarsi alla zona play-in, interrompendo una serie di stagioni ben al di sotto delle aspettative.

Dopo due MVP consecutivi, Shai Gilgeous-Alexander batterà la folta concorrenza anche quest’anno? (Fonte: OKC THUNDER).
Sessantaquattro vittorie in regular season, il miglior record dell’intera NBA per il secondo anno consecutivo e una difesa capace di mettere in difficoltà qualsiasi avversario. Eppure, per gli Oklahoma City Thunder, la stagione 2025-2026 si è conclusa con una grande delusione. Gli uomini di Daigneault hanno accarezzato a lungo il sogno di conquistare il secondo titolo consecutivo, prima di arrendersi ai San Antonio Spurs di Victor Wembanyama in gara-7 delle finali della Western Conference. A guidare nuovamente i Thunder sarà Shai Gilgeous-Alexander, reduce dal secondo premio di MVP consecutivo e ormai stabilmente tra i migliori giocatori della lega.
Al suo fianco ritroverà Chet Holmgren, Jalen Williams e Isaiah Hartenstein, riferimenti di una squadra che ha costruito gran parte dei propri successi sulla solidità difensiva e sulla profondità del roster. Proprio quest’ultimo aspetto, però, rappresenta uno dei principali interrogativi in vista della nuova stagione. In estate, infatti, Oklahoma City ha salutato tre elementi importanti come Lu Dort, Aaron Wiggins e Isaiah Joe, sacrificati anche per ragioni salariali. Sono arrivati invece i rookie Aday Mara, Otega Oweh e Bennett Stirtz.
Fondamentale sarà soprattutto ritrovare Jalen Williams nelle migliori condizioni, così da alleggerire il peso offensivo sulle spalle di Gilgeous-Alexander, mentre Wallace, Mitchell e McCain dovranno compensare almeno in parte la perdita di alcuni elementi importanti nelle rotazioni. In una Western Conference sempre più competitiva, con San Antonio ormai affermatasi come una delle principali rivali, Oklahoma City avrà il compito di dimostrare che l’eliminazione della passata stagione è stata soltanto una battuta d’arresto.

Jalen Green, Dillon Brooks e Devin Booker, trio che lo scorso anno ha contribuito al ritorno ai playoff dei Phoenix Suns. (Fonte: Phoenix Suns).
I Phoenix Suns sono stati una delle sorprese più piacevoli del 2025-2026, riuscendo a ritrovare competitività nonostante gli addii di Kevin Durant e Bradley Beal. Sotto la guida di Jordan Ott, la franchigia dell’Arizona ha chiuso la regular season con nove successi in più rispetto all’annata precedente, conquistando l’accesso ai playoff attraverso il play-in. Decisivo soprattutto il netto miglioramento difensivo, con Phoenix passata dal ventisettesimo al nono posto nella lega per defensive rating. La postseason, però, si è conclusa con un pesante 4-0 incassato al primo turno contro gli Oklahoma City Thunder.
Il principale riferimento resta Devin Booker, reduce da una stagione da 26,1 punti e 6 assist di media, affiancato da Jalen Green e Dillon Brooks, quest’ultimo confermato con un rinnovo triennale dopo aver fatto registrare 20,2 punti a partita. In estate, i Suns hanno deciso di rafforzare ulteriormente il proprio reparto offensivo assicurandosi Miles Bridges, arrivato dagli Charlotte Hornets in cambio di Grayson Allen e Royce O’Neale. A completare il mercato sono stati gli innesti di Luke Kennard e del rookie Koa Peat, trentesima scelta assoluta al Draft, mentre hanno rinnovato anche Collin Gillespie e Mark Williams.
Proprio quest’ultimo, tuttavia, sarà costretto a saltare l’inizio della stagione a causa di un infortunio alla spalla, lasciando maggiori responsabilità sotto canestro ai giovani Oso Ighodaro e Khaman Maluach. Dopo aver sorpreso molti osservatori nella passata regular season, i Phoenix Suns dovranno dimostrare di poter essere competitiva anche nella postseason, dove serviranno maggiore continuità offensiva e una risposta più convincente contro le squadre di vertice.

Ja Morant, arrivato la scorsa estate dai Grizzlies, e Damian Lillard, pronto a fare il suo ritorno in campo dopo l’infortunio. (Fonte: Portland Trail Blazers).
Non sono mancati gli spunti di interesse nell’ultimo anno dei Portland Trail Blazers, tornati a chiudere una regular season con un bilancio positivo dopo quattro anni e capaci di conquistare l’ottavo posto nella Western Conference. Un percorso di crescita che ha trovato il proprio principale protagonista in Deni Avdija, alla prima convocazione all’All-Star Game e autore di 24,2 punti di media, ben 7,3 in più rispetto alla stagione precedente. Ai playoff, tuttavia, Portland non è riuscita a superare l’ostacolo San Antonio Spurs, capaci di imporsi per 4-1 nella serie.
L’estate ha portato cambiamenti importanti, a cominciare dalla panchina, affidata a Micah Nori dopo l’addio di Tiago Splitter, passato ai Chicago Bulls. Ma le novità più significative riguardano il reparto esterni: oltre all’arrivo di Ja Morant dai Memphis Grizzlies, i Blazers ritroveranno Damian Lillard, pronto a tornare in campo dopo la rottura del tendine d’Achille. Due giocatori di grande talento che si aggiungono a un gruppo già ricco di alternative, tra cui Jrue Holiday e Scoot Henderson. Hanno invece salutato Jerami Grant, Kris Murray e Matisse Thybulle.
Il nuovo corso di Portland ripartirà dunque dall’entusiasmo ritrovato nella passata stagione, ma anche da diversi interrogativi. Nori dovrà trovare un equilibrio tra le esigenze offensive di Lillard, Morant e Avdija, senza compromettere la solidità difensiva garantita da giocatori come Toumani Camara e Donovan Clingan. A complicare ulteriormente i piani sarà l’infortunio al menisco di Shaedon Sharpe, destinato a tenerlo lontano dal parquet per un periodo prolungato. Dopo aver ritrovato i playoff, i Trail Blazers saranno chiamati a compiere un ulteriore step in avanti nel percorso di crescita avviato negli ultimi anni.

Dopo un anno fuori dalla lega, Ben Simmons riparte dai Sacramento Kings per rilanciarsi in NBA. (Fonte: Sacramento Kings).
Sembra ormai lontanissima la stagione 2022-2023, quando i Sacramento Kings tornarono ai playoff dopo sedici anni di assenza. Da allora, la franchigia californiana ha progressivamente perso terreno, fino a chiudere il 2025-2026 con appena 22 vittorie e 60 sconfitte, il secondo peggior bilancio della Western Conference. Un’annata particolarmente complicata per gli uomini di Doug Christie, condizionata anche dai numerosi problemi fisici che hanno limitato alcuni dei principali protagonisti, a cominciare da Domantas Sabonis, sceso in campo appena 19 volte, Zach LaVine (39 presenze) e Keegan Murray (23).
In estate, Sacramento ha deciso di voltare pagina, salutando due veterani come DeMar DeRozan, trasferitosi ai Denver Nuggets, e Russell Westbrook, che ha annunciato il proprio ritiro dopo diciotto stagioni nella NBA. La principale novità è rappresentata da Darius Acuff Jr., settima scelta assoluta al Draft, reduce da un’ottima esperienza collegiale ad Arkansas e destinato ad assumersi fin da subito importanti responsabilità nella gestione dell’attacco. Sono arrivati anche i rookie Alex Karaban ed Emanuel Sharp, oltre a Ben Simmons, tre volte All-Star alla ricerca di una nuova opportunità dopo una stagione trascorsa lontano dai parquet NBA.
Il futuro dei Kings passerà inevitabilmente dalla crescita dei giovani, ma anche dalla capacità di ritrovare continuità e solidità con i giocatori più esperti. Il rendimento di Acuff Jr. rappresenterà uno dei principali motivi d’interesse della stagione. Il giovane playmaker dovrà adattarsi rapidamente ai ritmi della NBA e imparare a gestire un attacco nel quale convivono giocatori con caratteristiche differenti. In una Western Conference particolarmente competitiva, Sacramento sembra destinata a vivere un’altra annata di transizione, con l’obiettivo di costruire le basi per un futuro migliore e interrompere il progressivo declino delle ultime stagioni.

Dopo la vittoria del DPOY e la sconfitta alle Finals, Victor Wembanyama punta a trascinare gli Spurs al titolo NBA. (Fonte: San Antonio Spurs).
Sessantadue vittorie in regular season (miglior record dal 2016), il secondo posto nella Western Conference e il ritorno alle Finals a distanza di dodici anni dall’ultima volta. La stagione 2025-2026 ha segnato la definitiva consacrazione dei San Antonio Spurs, tornati a competere per il titolo grazie a un gruppo giovane, talentuoso e guidato da uno straordinario Victor Wembanyama. Il fuoriclasse francese (25 punti, 11,5 rimbalzi e 3,1 stoppate di media) è stato il principale protagonista di una cavalcata che ha visto gli Speroni eliminare Portland, Minnesota e OKC, prima di arrendersi ai New York Knicks nell’atto conclusivo.
In estate, San Antonio ha scelto di preservare l’ossatura della squadra finalista, intervenendo con alcuni innesti mirati. Il principale è Tobias Harris, veterano chiamato ad aggiungere esperienza e nuove soluzioni offensive, mentre dal Draft sono arrivati Jayden Quaintance, Ja’Kobi Gillespie, Tarris Reed Jr. e Maliq Brown. Le ambizioni degli Spurs continueranno naturalmente a ruotare attorno allo sconfinato talento di Wembanyama.
Al suo fianco ci saranno De’Aaron Fox, Stephon Castle e Dylan Harper, quest’ultimo reduce da una stagione da rookie particolarmente incoraggiante e da playoff in cui ha mostrato tutto il proprio potenziale. Da seguire anche i progressi di Devin Vassell e Carter Bryant, all’interno di un gruppo che presenta ancora importanti margini di crescita. Con Wembanyama che a soli 22 anni pare aver già raggiunto la piena maturità cestistica, riusciranno i San Antonio Spurs a completare l’opera e a conquistare il Larry O’Brien Trophy per la prima volta dal 2014?

Darryn Peterson, 19 anni, seconda scelta assoluta al Draft, va a rinforzare il core di giovani talenti degli Utah Jazz. (Fonte: Utah Jazz).
Il processo di ricostruzione degli Utah Jazz continua a richiedere pazienza, ma la franchigia di Salt Lake City si presenta alla stagione 2026-2027 con diversi motivi per guardare al futuro con maggiore ottimismo. Nonostante un’altra annata particolarmente complicata, infatti, gli uomini di Will Hardy hanno potuto ricavare indicazioni incoraggianti dalla crescita di Keyonte George e Ace Bailey, oltre che dalle prestazioni di Lauri Markkanen. A febbraio è arrivato anche Jaren Jackson Jr., ex Memphis Grizzlies e Difensore dell’anno nel 2023.
L’estate ha portato ulteriori novità, a cominciare dall’arrivo di Darryn Peterson, guardia proveniente da Kansas e seconda scelta assoluta al Draft, considerato uno dei prospetti più interessanti della sua classe. Utah ha inoltre salutato Kessler, trasferitosi ai Lakers, accogliendo Jaxson Hayes. Sono arrivati anche Josh Green e Josh Okogie. La difesa rappresenterà uno degli aspetti su cui lavorare maggiormente: nella passata stagione i Jazz hanno concesso ben 126 punti di media a partita, il dato peggiore dell’intera NBA.
Sul piano offensivo, invece, sarà interessante osservare l’inserimento di Peterson accanto a George e Markkanen, in un reparto che dispone di talento ma dovrà trovare continuità e una distribuzione efficace dei possessi. La crescita di Bailey rappresenterà un altro elemento fondamentale. Con diversi giovani ancora in fase di maturazione, Utah non sembra destinata a competere immediatamente per le prime posizioni della Conference. La priorità sarà ridurre il divario rispetto alle squadre più competitive dell’Ovest.
Tra franchigie chiamate a confermarsi ai vertici, altre desiderose di riscattarsi e giovani talenti pronti a prendersi la scena, la nuova stagione NBA promette spettacolo. Come sempre, però, saranno il campo, la continuità di rendimento e la capacità di affrontare gli inevitabili imprevisti a determinare gli equilibri della lega. Perché se la regular season servirà a delineare le gerarchie, saranno ancora una volta i playoff a emettere i verdetti più importanti.
Fonte foto in evidenza: San Antonio Spurs (X)
Dennis Izzo
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Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.
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