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Champions League, italiane a picco: quattro sconfitte e 14 gol subiti
15 Ottobre 2026
Champions League

Champions League, italiane a picco: quattro sconfitte e 14 gol subiti

Home » Voci di Sport » Champions League » Champions League, italiane a picco: quattro sconfitte e 14 gol subiti

Bilancio disastroso per le quattro rappresentanti della Serie A nella seconda giornata di Champions League. Inter e Napoli cadono contro Club Brugge e Villarreal, il Como si arrende al Feyenoord nella sua prima trasferta europea, mentre la Roma spreca due gol di vantaggio e subisce una clamorosa rimonta ad opera del Real Madrid.

Dopo un esordio già poco brillante, le italiane fanno registrare un clamoroso en plein negativo, con tutte e quattro le formazioni sconfitte. Quattro sconfitte diverse, accomunate però da un elemento ricorrente: l’incapacità di gestire i momenti decisivi delle partite. Un segnale preoccupante per il calcio italiano, chiamato già a una reazione nelle prossime giornate della massima competizione continentale.

Champions League

L’ultima vittoria dell’Inter in Champions risale addirittura allo scorso 28 gennaio, quando i nerazzurri vinsero 2-0 sul campo del Dortmund. (Fonte: Inter).

Champions League, l’Inter affonda a San Siro

L’Inter cade in casa col Club Brugge al termine di una partita ricca di gol, occasioni ed errori. A San Siro finisce 4-3 per i belgi, capaci di sfruttare le numerose disattenzioni difensive dei nerazzurri e di infliggere alla squadra di Cristian Chivu la quarta sconfitta consecutiva in Champions. Un dato senza precedenti nella storia europea del club milanese, che mai prima d’ora aveva perso quattro gare di fila tra Coppa dei Campioni e Champions League.

Per la prima volta, inoltre, una squadra belga riesce a segnare quattro reti contro una formazione italiana nella massima competizione continentale. Eppure, le occasioni per ottenere un risultato diverso non sono mancate. Nel primo tempo l’Inter colpisce una traversa con Çalhanoğlu e si rende pericolosa anche con Dimarco e Lautaro Martínez, ma al 30’ è il Brugge a passare in vantaggio. Tutto nasce da un calcio d’angolo a favore dei nerazzurri, trasformato in una ripartenza avversaria dopo un errore di Zieliński.

Forbs anticipa il centrocampista polacco, percorre una trentina di metri palla al piede e viene atterrato in area da Çalhanoğlu. Dal dischetto Nicolò Tresoldi non sbaglia e porta avanti i belgi. La reazione dell’Inter arriva poco prima dell’intervallo. Al 44’, al termine di un’azione sviluppata in velocità, Zieliński serve Thuram, che trova Dimarco con un colpo di tacco. L’esterno nerazzurro si inserisce centralmente e serve Lautaro Martínez, bravo a girarsi in area e a battere l’ex compagno Sommer, ristabilendo la parità.

Nella ripresa, però, emergono nuovamente tutte le difficoltà difensive della formazione di Chivu. Al 63’ un’incomprensione tra Akanji e Martínez spalanca la porta a Tresoldi, che firma la propria doppietta. Undici minuti più tardi, l’attaccante italiano naturalizzato tedesco completa la tripletta, sfruttando ancora una volta gli spazi concessi dalla retroguardia nerazzurra. L’Inter prova a reagire e all’81’ accorcia le distanze con Lautaro, ancora una volta decisivo nel tenere vive le speranze dei suoi.

L’esultanza dei giocatori del Club Brugge al termine della gara vinta per 4-3 con l’Inter a San Siro. (Fonte: Signal Foot BE).

Problemi difensivi per i nerazzurri

Il Brugge, tuttavia, colpisce nuovamente all’87’, quando Vermant si invola verso la porta e supera Martínez con un pallonetto. Nel recupero arriva anche la splendida conclusione a giro di Bonny, che fissa il risultato sul definitivo 4-3. Una sconfitta che lascia più di un interrogativo, soprattutto per quanto riguarda la fase difensiva. L’Inter ha infatti incassato ben 14 reti nelle prime otto partite stagionali tra campionato e Champions League, un dato che non si registrava dal 2011, subendo peraltro almeno un gol in sei occasioni.

Numeri preoccupanti per una squadra che continua a mostrare qualità e capacità di reazione in attacco, ma che troppo spesso finisce per compromettere le proprie prestazioni con errori individuali e collettivi. Se Lautaro Martínez rappresenta ancora una volta una delle poche note positive, con una doppietta che conferma il suo peso nell’economia del gioco nerazzurro, a finire sotto accusa sono soprattutto Akanji e Josep Martínez, protagonisti dell’errore che ha favorito il secondo gol dei belgi.

Anche Chivu dovrà interrogarsi sulle difficoltà della propria squadra, apparsa troppo vulnerabile nelle transizioni e incapace di contenere le iniziative di un Bruges tutt’altro che rinunciatario. Il problema, del resto, non sembra essere soltanto il risultato. L’Inter continua a creare occasioni, ma concede troppo agli avversari, mostrando una fragilità che rischia di compromettere il proprio cammino europeo.

La capacità di reagire agli svantaggi è certamente un segnale incoraggiante, ma non può diventare una giustificazione per le continue disattenzioni. Per invertire la rotta, Chivu dovrà innanzitutto ritrovare quella solidità difensiva che, almeno per il momento, sembra essere venuta meno.

Champions League

La delusione dei giocatori del Napoli, sconfitto in Spagna: gli azzurri non vincono in Champions dal 25 novembre scorso. (Fonte: DAZN Football).

Champions League, Napoli ko in rimonta 

Una partenza incoraggiante, il vantaggio dopo appena otto minuti e poi un progressivo calo culminato in una pesante sconfitta. Il Napoli cade per 3-1 contro il Villarreal, al termine di una partita in cui gli uomini di Allegri non riescono a dare continuità al buon avvio, pagando a caro prezzo alcuni errori individuali e una prestazione complessivamente deludente. Gli azzurri approcciano la gara con personalità, prendendo subito l’iniziativa e trovando il gol all’8’ con Rrahmani.

Il difensore kosovaro è bravo ad avventarsi sul pallone dopo che il suo colpo di testa, deviato dal portiere sulla traversa, era tornato in area, riuscendo a ribadire in rete con una conclusione in giravolta. Il vantaggio sembra mettere la partita sui binari giusti, ma la reazione del Villarreal non tarda ad arrivare. La squadra spagnola comincia a guadagnare campo, approfittando anche delle imprecisioni del Napoli in fase di costruzione.

Dopo un’occasione concessa da Gilmour e neutralizzata da un provvidenziale intervento di Badiashile, è Politano a commettere l’errore che cambia l’inerzia della partita. Al 23’, infatti, un retropassaggio troppo lento dell’esterno azzurro si trasforma in un assist involontario per Mikautadze, che ne approfitta per firmare l’1-1. Il Napoli accusa il colpo e appena tre minuti più tardi subisce anche il sorpasso.

Il Villarreal ribalta il Napoli e si impone 3-1, assicurandosi la prima vittoria nella fase campionato di Champions League. (Fonte: Villarreal CF).

Azzurri mai davvero pericolosi, percorso in salita

A realizzarlo è Mouriño, autore di una potente conclusione dalla distanza che non lascia scampo alla difesa azzurra. Due gol incassati nel giro di tre minuti che cambiano completamente il volto della partita, mettendo in evidenza le difficoltà della squadra di Allegri nel reagire agli episodi sfavorevoli. Nella ripresa, il Napoli fatica a ritrovare ritmo e pericolosità offensiva. Allegri prova a cambiare qualcosa, passando anche al 4-4-2 con Lucca al fianco di Højlund, ma le occasioni continuano a scarseggiare.

Proprio una sponda dell’attaccante italiano permette al danese di rendersi pericoloso, trovando però la pronta uscita di Luiz Júnior. All’86’ arriva infine il gol di Oluwaseyi, che chiude definitivamente i conti e rende ancora più pesante il passivo. Tra le poche note positive della serata figura Rrahmani, autore del momentaneo vantaggio e di alcuni interventi difensivi importanti, mentre Badiashile evita in più occasioni che il risultato assuma proporzioni ancora più severe.

Decisamente negativa, invece, la prestazione di Politano, il cui errore ha dato il via alla rimonta spagnola. Non convince nemmeno la gestione della partita da parte di Allegri, con sostituzioni che non riescono a cambiare l’inerzia dell’incontro. Per il tecnico livornese continua così il digiuno di vittorie in Champions League, che dura ormai da quattro anni.

Al di là del risultato, a preoccupare è soprattutto la fragilità mostrata dal Napoli dopo il pareggio avversario. Una squadra partita con il giusto atteggiamento, ma incapace di reagire una volta perso il controllo della gara, finendo per subire una sconfitta che lascia diversi interrogativi sul suo percorso europeo.

Champions League

Il Como cade sul campo del Feyenoord: prima sconfitta in Champions League per gli uomini di Fàbregas. (Fonte: Como1907).

Prima trasferta europea amara per il Como

Dall’entusiasmo per il travolgente successo contro il Lipsia alla prima sconfitta della propria storia europea. Il Como cade per 3-2 sul campo del Feyenoord, al termine di una partita che mette in evidenza i limiti di una squadra ancora poco abituata a confrontarsi con palcoscenici di questo livello. Dopo aver incantato all’esordio assoluto in Champions League, gli uomini di Fàbregas devono fare i conti con una realtà decisamente diversa, quella di una trasferta complicata in uno degli stadi più caldi d’Europa.

Eppure, anche a Rotterdam l’avvio dei lariani lascia ben sperare. Al 18’ Diao sfrutta un preciso lancio lungo di Ramón e batte Ernst, portando avanti il Como. Un gol che sembra poter dare continuità alla straordinaria serata vissuta contro il Lipsia, ma il vantaggio dura pochissimo. Il Feyenoord trova infatti immediatamente il pareggio con Zechiël, che supera Sánchez dopo una bella combinazione con Valente.

Il pareggio cambia l’inerzia della partita e, pochi minuti più tardi, arriva un’altra brutta notizia per Fàbregas. Diao è costretto ad abbandonare il campo per un problema muscolare, lasciando il posto a Jesús Rodríguez. Un’assenza pesante per una squadra che comincia progressivamente a perdere sicurezza. Il Feyenoord ne approfitta, rendendosi pericoloso con Moussa e Read.

Il Como prova a rispondere con una conclusione dalla distanza di Baturina, ma è soprattutto Sánchez a diventare protagonista nel finale del primo tempo, prima su Read e poi deviando sopra la traversa un colpo di testa di Javi López. Nella ripresa, la formazione olandese completa la rimonta con Moussa, che sfrutta un assist di Diarra, supera Valle e batte Sánchez con una potente conclusione sul primo palo.

I giocatori del Como e Cesc Fàbregas al termine della sfida persa 3-2 col Feyenoord nella seconda giornata di Champions. (Fonte: Como1907).

Moussa semina il panico, Paz non incide

A chiudere virtualmente la partita è ancora l’algerino. Dopo aver superato Valle e Chalobah, l’attaccante trova una conclusione deviata da Ramón, con il pallone che colpisce il palo e poi Sánchez prima di terminare in rete. Nel finale il Como trova comunque la forza di reagire, accorciando le distanze con Douvikas, che fissa il risultato sul 3-2 e conferma quanto la sua presenza possa essere importante per garantire maggiore incisività all’attacco.

Troppo tardi, però, per evitare la sconfitta. La serata di Rotterdam lascia dunque indicazioni contrastanti. Da una parte la capacità di andare a segno anche in un contesto particolarmente difficile, dall’altra le difficoltà nella gestione della partita, gli errori in mezzo al campo e una certa fragilità emotiva nei momenti di maggiore pressione. Delude soprattutto Nico Paz, poco incisivo sia da falso nove sia dopo l’ingresso di Douvikas.

Il Como paga inevitabilmente l’inesperienza di un gruppo che sta affrontando per la prima volta la Champions League. La straordinaria vittoria contro il Lipsia aveva mostrato tutto il potenziale della formazione di Fàbregas, mentre la trasferta contro il Feyenoord ne ha evidenziato i margini di crescita. Una battuta d’arresto che non cancella quanto di buono fatto all’esordio, ma ricorda quanto possa essere complicato il percorso europeo, soprattutto per una squadra ancora alla ricerca della propria maturità internazionale.

Champions League

Avanti 3-1 fino all’82’, la Roma si fa rimontare dal Real e subisce una sconfitta molto pesante per morale e classifica. (Fonte: AS Roma).

Champions League, Roma dal Paradiso all’Inferno

Se c’è una partita che rappresenta perfettamente la follia di questa seconda giornata di Champions League, è quella dell’Olimpico. La Roma accarezza a lungo il sogno di battere il Real Madrid, si porta addirittura sul 3-1 nella ripresa, ma finisce per subire una clamorosa rimonta, arrendendosi per 4-3 alla formazione allenata dall’ex Mourinho. Una sconfitta difficile da digerire, soprattutto per come è maturata, che lascia enormi rimpianti agli uomini di Gasperini.

L’avvio dei giallorossi è convincente. La Roma aggredisce il Real, gioca con intensità e costruisce diverse occasioni, sfiorando il vantaggio con Hermoso, Dybala e Soulé. Courtois deve intervenire in più di una circostanza, ma al 20’ non può nulla sulla conclusione di De Roon. Dopo un ottimo recupero di Dybala, Soulé serve il centrocampista olandese al limite dell’area, da dove parte una conclusione potente che, complice la deviazione di Konaté, termina in rete.

L’Olimpico esplode, ma la gioia dura appena cinque minuti. Prima Malen sfiora il raddoppio, trovando la risposta di Courtois, poi sul ribaltamento di fronte il Real colpisce con Mbappé. Una serie di disattenzioni difensive, con Ndicka e De Roon che finiscono per ostacolarsi e Hermoso che manca l’intervento, permette al francese di trovare lo spazio per battere Gollini. Un gol che arriva nella sua centesima presenza in Champions League e che riporta immediatamente in equilibrio la partita.

La Roma, però, non si disunisce. Nonostante gli infortuni di Koné, costretto a uscire dopo appena un quarto d’ora, e Dybala, sostituito nell’intervallo, la squadra di Gasperini continua a giocare con personalità. E nella ripresa sale in cattedra Malen. Al 50’ l’attaccante olandese sfrutta una splendida imbucata di Mora, si presenta davanti a Courtois e lo supera con freddezza, riportando avanti i giallorossi.

La doppietta di un implacabile Donyell Malen fa sognare la Roma prima della rimonta del Real Madrid. (Fonte: AS Roma).

Malen illude la Roma, l’ex Rüdiger la condanna

Passano appena sette minuti e Malen colpisce nuovamente. Questa volta è Soulé a inventare un passaggio illuminante che permette all’ex Aston Villa, tenuto in gioco da Valverde, di presentarsi ancora una volta a tu per tu con il portiere belga. La conclusione è precisa e vale il 3-1. A quel punto la Roma sembra avere la partita in pugno. Due gol di vantaggio, un Olimpico trascinante e una prestazione che, fino a quel momento, aveva messo in grande difficoltà una delle squadre più titolate d’Europa.

Ma contro il Real Madrid, soprattutto quello di Mourinho, abbassare la concentrazione può diventare fatale. La rimonta degli spagnoli si concretizza nel finale, quando i giallorossi perdono improvvisamente sicurezza. Prima Espì approfitta di una respinta corta di Gollini su un colpo di testa di Endrick e riapre la partita. Poi, appena tre minuti più tardi, è lo stesso brasiliano a trovare il 3-3 con un’incornata sugli sviluppi di un calcio d’angolo.

Una doppietta di reti che cancella in pochi istanti il vantaggio costruito dalla Roma. Il peggio, però, deve ancora arrivare. Nel finale Rüdiger, grande ex della sfida, trova la zampata che completa la rimonta del Real Madrid e condanna i giallorossi a una sconfitta tanto spettacolare quanto dolorosa. A finire inevitabilmente sotto accusa è Gollini, protagonista di due errori decisivi: la respinta corta che favorisce il gol di Espì e l’uscita sbagliata in occasione della rete di Rüdiger.

L’assenza di Svilar rischia di pesare enormemente sugli equilibri difensivi della Roma, soprattutto in partite di questo livello. Non mancano, comunque, gli aspetti positivi. Malen conferma il proprio eccellente momento di forma con una doppietta di grande qualità, mentre Ndicka offre una prestazione complessivamente importante in marcatura e nelle chiusure difensive. La Roma ha dimostrato di poter mettere in difficoltà il Real Madrid, giocando per lunghi tratti con coraggio, intensità e qualità.

Proprio per questo, però, la sconfitta fa ancora più male. Gli uomini di Gasperini avevano costruito le condizioni per conquistare una vittoria prestigiosa, ma hanno pagato a caro prezzo il calo di concentrazione nel finale. Una lezione durissima, che conferma quanto in Champions League non sia sufficiente giocare bene per ottanta minuti. Contro avversari di questo livello, anche pochi minuti di disattenzione possono cancellare quanto costruito nel resto della partita.

Champions League

Nelle prime due giornate di Champions League, le quattro italiane hanno messo insieme appena una vittoria, un pareggio e sei sconfitte. (Fonte: CentreGoals).

Quattro sconfitte che affossano il morale del calcio italiano 

La seconda giornata di Champions League si chiude dunque senza punti per le quattro rappresentanti italiane. Un bilancio particolarmente negativo, reso ancora più pesante dal numero di reti incassate e dalle modalità con cui sono maturate le sconfitte. L’Inter continua a pagare una fragilità difensiva ormai evidente, nonostante la capacità di creare occasioni e trovare la via del gol.

Il Napoli conferma le proprie difficoltà nella gestione degli episodi sfavorevoli, perdendo progressivamente sicurezza dopo un avvio incoraggiante. Il Como, dopo aver stupito tutti al debutto, scopre quanto possa essere complicato affrontare una trasferta europea in un ambiente particolarmente caldo. La Roma, infine, è probabilmente la squadra che lascia più rimpianti, avendo sfiorato un successo prestigioso contro il Real Madrid prima di subire una rimonta clamorosa.

A preoccupare, più ancora dei risultati, è il filo conduttore che lega le quattro partite: gli errori individuali, le disattenzioni difensive e l’incapacità di mantenere il controllo nei momenti decisivi. Aspetti che, in una competizione come la Champions League, finiscono inevitabilmente per fare la differenza. Dopo due giornate, il calcio italiano ha già diversi interrogativi ai quali rispondere.

La nuova formula della competizione lascia ancora ampi margini di recupero, ma servirà cambiare rapidamente passo per evitare di complicare ulteriormente il cammino verso la fase a eliminazione diretta. Perché, se la prima giornata aveva regalato almeno la favola del Como, la seconda ha lasciato soltanto sconfitte, rimpianti e una certezza: in Champions League il talento e le buone prestazioni non bastano, se non vengono accompagnati dalla capacità di gestire gli episodi e limitare gli errori.

Fonte foto in evidenza: HQpcrt (X)

Dennis Izzo

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About Dennis Izzo

Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.

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