Una vittoria, un pareggio e due sconfitte. La prima giornata di Champions League consegna quattro fotografie completamente diverse delle italiane: il Como scrive una pagina di storia travolgendo il Lipsia, la Roma torna nella massima competizione europea con un pari sofferto, l’Inter esce sconfitta dal Bernabéu ma con qualche rimpianto e il Napoli incappa nel terzo ko consecutivo tra campionato e Champions.
Quattro squadre, quattro storie. La prima giornata della Champions League 2026-2027 non regala un bilancio particolarmente brillante all’Italia, ma offre spunti profondamente diversi per ciascuna delle rappresentanti della Serie A. La migliore, a sorpresa ma non troppo, è il Como, capace di trasformare la notte più importante della propria storia in una serata da ricordare a lungo.

Álex Valle, Martin Baturina e Luis Milla festeggiano il gol del vantaggio del Como. (Fonte: UEFA Champions League).
Se alla vigilia qualcuno avesse raccontato ai tifosi del Como che l’esordio assoluto in Champions League sarebbe terminato con quattro gol al Lipsia, probabilmente in pochi ci avrebbero creduto. E invece il sogno è diventato realtà. Il 4-1 rifilato ai tedeschi è molto più di una semplice vittoria. È il manifesto di una squadra capace di non farsi schiacciare dal peso della storia, nonostante fosse al debutto assoluto in una competizione europea.
Il Como, infatti, è la sedicesima squadra italiana ad aver partecipato alla Coppa dei Campioni/Champions League, sette anni dopo l’Atalanta di Gasperini e, fino a pochi anni fa, un appuntamento del genere sembrava appartenere a un altro universo. Proprio questo aspetto rende ancora più impressionante la prestazione del Sinigaglia.
Perché non arriva un successo strappato con sofferenza, ma una prova autorevole, convincente e spettacolare. Martin Baturina, Tasos Douvikas, Assane Diao e Máximo Perrone firmano una serata da incorniciare, ma al di là dei marcatori è soprattutto la prestazione collettiva a lasciare il segno.
Il croato è in grande spolvero (tre gol nelle prime quattro gare stagionali) e all’ottima prestazione aggiunge l’assist per il raddoppio di Douvikas. In difesa invece giganteggia Ramón, protagonista di una prova autoritaria, mentre Diao trova uno dei suoi gol per calare il tris. E Douvikas risponde presente nel momento giusto, firmando il raddoppio che indirizza definitivamente la serata.
C’è tutto per sentire le gambe tremare: la prima volta del club, la prima volta di tanti giocatori, la prima volta di Cesc Fàbregas da allenatore nella competizione che lo ha visto protagonista per anni da calciatore (104 presenze e una finale disputata tra Arsenal, Barcellona, Chelsea e Monaco). E invece il Como gioca con personalità, mostrando di non voler vivere la Champions come una semplice passerella.
Alla vigilia Fàbregas prova proprio a togliere pressione ai suoi, definendo l’appuntamento una partita come le altre. Il risultato gli dà ragione: il Como inaugura la propria storia europea nel migliore dei modi. E, almeno per una notte, è anche il miglior biglietto da visita possibile per il calcio italiano.

Bryan Cristante, autore del gol del momentaneo vantaggio della Roma, esulta con Devyne Rensch e Paulo Dybala. (Fonte: AS Roma).
Sette anni dopo l’ultima apparizione, la Roma torna sul palcoscenico della Champions League. Il ritorno, però, non è accompagnato dalla vittoria. A Istanbul contro il Fenerbahçe arriva un 1-1 che, considerando l’andamento della partita, può essere letto in due modi. Da una parte c’è il rammarico per non aver portato a casa i tre punti dopo il vantaggio firmato da Bryan Cristante.
Dall’altra, invece, c’è la consapevolezza di aver rischiato seriamente di perdere una partita nella quale i padroni di casa creano diversi problemi ai giallorossi. Cristante trova il gol nel primo tempo, il primo in carriera in Champions per lui, prima del pareggio di Archie Brown nella ripresa.
L’ex Atalanta disputa una gara di grande sacrificio, sudando fino all’ultimo minuto per difendere il risultato. La Roma ha anche le proprie occasioni e reclama per un possibile calcio di rigore poi cancellato dal VAR, ma nel finale trema: la traversa colpita da Nathan Aké a pochi minuti dal termine rappresenta il più grande spavento per la squadra di Gasperini.
Tra i protagonisti giallorossi c’è anche Ndicka, leader della retroguardia e a tratti insuperabile, soprattutto nei momenti di maggiore pressione del Fenerbahçe. Un punto, dunque, che non può essere considerato negativo in assoluto, soprattutto considerando il fattore ambientale e la difficoltà della trasferta. Ma nemmeno un risultato che permette alla Roma di tornare a casa completamente soddisfatta.

Duello tra Denzel Dumfries, passato in estate al Real, e Lautaro Martínez al Bernabéu. (Fonte: Inter).
Ci sono sconfitte dalle quali si possono ricavare elementi positivi. Quella dell’Inter al Santiago Bernabéu rientra senza dubbio tra queste. Il 2-1 contro il Real Madrid racconta infatti una partita nella quale i nerazzurri hanno il merito di tenere testa a una delle squadre più forti d’Europa, ma anche il difetto di commettere troppi errori nei momenti decisivi.
Il Real non ha bisogno di dominare per tutta la partita: semplicemente sfrutta le ingenuità dell’Inter. Prima il pasticcio difensivo che permette a Kylian Mbappé di sbloccare il risultato, poi l’errore in uscita che consente a Federico Valverde di trovare il raddoppio. Due episodi pesantissimi in una partita di questo livello.
L’Inter, però, non si disunisce. Continua a giocare e nel secondo tempo trova il gol di Carlos Augusto, riaprendo una partita che il Real avrebbe potuto chiudere prima. Chiamato a sostituire Dimarco, il brasiliano non lo fa rimpiangere: attento in entrambe le fasi, l’ex Monza trova anche il gol che riapre la partita. Positiva anche la prestazione di Diouf, ispirato e ficcante ogni volta che ha spazio per attaccare.
A fare la differenza è la maggiore capacità del Real di capitalizzare gli errori dell’avversario. E in questo senso la presenza di José Mourinho sulla panchina dei blancos aggiunge inevitabilmente un ulteriore elemento narrativo alla serata: lo Special One, ex allenatore dell’Inter del Triplete, accoglie il suo passato nel modo più amaro possibile per i nerazzurri.
E poi c’è lui, Kylian Mbappé. Con il gol all’Inter il fuoriclasse francese sale a quota 71 reti in Champions League, agganciando Raúl al quinto posto nella classifica dei migliori marcatori di sempre della competizione. Un dato ancora più impressionante se si considera che l’ex Monaco e PSG raggiunge questa cifra a soli 27 anni.

Alisson Santos e Kevin De Bruyne in azione nella gara tra Napoli e Arsenal. (Fonte: Official SSC Napoli).
La situazione più delicata sembra essere quella del Napoli. Lo 0-1 contro l’Arsenal non racconta fino in fondo la differenza vista in campo. Gli inglesi dominano larghi tratti della partita, creando occasioni a ripetizione e dando la sensazione di poter trovare il gol in più di un’occasione, tanto da chiudere il match con ben 4.05 expected goals.
Il problema dell’Arsenal, paradossalmente, è proprio quello di non essere abbastanza cinico: con maggiore precisione negli ultimi sedici metri, il risultato avrebbe potuto assumere proporzioni decisamente più pesanti. Tra i pochi azzurri a salvarsi c’è Alex Meret, che risponde presente in più occasioni, come sull’incornata e sul tiro-cross di Merino.
Il Napoli qualche opportunità la ha, ma nel complesso fatica enormemente a costruire una partita all’altezza dell’avversario. L’1-0 finale, firmato da Martin Ødegaard, è quindi quasi benevolo nei confronti degli azzurri per quanto visto nell’arco dei novanta minuti. E a rendere il momento ancora più complicato c’è la situazione dell’infermeria.
Scott McTominay è già assente dopo la procedura per correggere un’aritmia benigna, mentre nelle ultime ore si aggiungono altri problemi fisici. Contro l’Arsenal anche Alex Meret è costretto a lasciare il campo per un problema agli adduttori, mentre Alisson Santos accusa a sua volta un problema fisico.
Il dato più preoccupante, però, rimane quello dei risultati: tre sconfitte consecutive tra campionato e Champions League. Dopo un avvio di stagione apparentemente promettente, il Napoli si trova improvvisamente davanti a un primo momento di difficoltà che dovrà essere superato rapidamente.
Fonte foto in evidenza: Actu Foot Stats (X)
Dennis Izzo
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Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.
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