Andrea Pirlo torna in azzurro nel momento più delicato della storia recente della Nazionale italiana. Dopo il terzo Mondiale consecutivo mancato, la FIGC ha deciso di affidare la panchina a uno dei simboli più iconici del calcio italiano degli ultimi trent’anni, scegliendo una strada diversa rispetto al passato. Non un allenatore dal curriculum già consolidato, ma un tecnico ancora in fase di costruzione, con idee moderne e una precisa identità calcistica.
Una decisione che ha inevitabilmente diviso tifosi e addetti ai lavori, ma che nasce dalla volontà di inaugurare un nuovo ciclo fondato sull’identità, sul coraggio e sulla valorizzazione delle nuove generazioni. Per Pirlo si tratta di un ritorno dal forte valore simbolico. Con la maglia dell’Italia ha scritto alcune delle pagine più importanti della storia del calcio azzurro, diventando il cervello della Nazionale campione del mondo nel 2006.
In Germania fu il vero regista della squadra di Marcello Lippi: eletto migliore in campo nella finale contro la Francia, fornì l’assist per il gol di Marco Materazzi e trasformò con assoluta freddezza il primo rigore della serie decisiva. Quella Coppa del mondo rappresentò il punto più alto di una carriera straordinaria, proseguita con la finale dell’Europeo 2012 e oltre cento presenze con la Nazionale, sempre all’insegna di una qualità tecnica e di una visione di gioco che hanno fatto scuola.

Andrea Pirlo, 47 anni, sarà il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana, reduce dalla mancata qualificazione ai Mondiali. (Fonte: Andrea Pirlo).
Conclusa la straordinaria carriera da calciatore, Pirlo sceglie quasi immediatamente la strada della panchina. La prima grande occasione arriva nell’estate del 2020, quando la Juventus gli affida la guida della prima squadra nonostante abbia appena iniziato il percorso con l’Under 23. Una scelta coraggiosa che divide fin da subito tifosi e addetti ai lavori. Nella sua unica stagione in bianconero conquista la Coppa Italia e la Supercoppa italiana, ma il quarto posto in campionato e l’eliminazione agli ottavi di Champions League non bastano per convincere la società a proseguire il progetto.
Dopo l’addio alla Juventus, Pirlo riparte dall’estero accettando la proposta del Fatih Karagümrük, formazione della Süper Lig turca. L’esperienza gli consente di confrontarsi con un calcio diverso e di proseguire il proprio percorso di crescita come allenatore, prima del ritorno in Italia sulla panchina della Sampdoria. Con i blucerchiati guida la squadra fino ai playoff di Serie B nella prima stagione, ma l’annata successiva si rivela più complicata e si conclude con l’esonero.
Nel 2025 sceglie quindi una nuova esperienza internazionale trasferendosi negli Emirati Arabi Uniti, dove assume la guida dello United FC di Dubai. Anche lontano dai riflettori del calcio europeo continua a sviluppare la propria idea di gioco, accumulando esperienza in un contesto diverso e ampliando il proprio bagaglio tecnico in vista di nuove sfide. La chiamata della Nazionale, però, arriva in un contesto del tutto eccezionale. Il calcio italiano vive uno dei momenti più difficili della propria storia moderna.

Con la maglia dell’Italia, Andrea Pirlo ha messo a referto 13 reti e 26 assist in 116 presenze, di cui 8 da capitano, vincendo i Mondiali nel 2006. (Fonte: UEFA EURO).
Dopo il terzo Mondiale consecutivo mancato, la FIGC decide di avviare una profonda rivoluzione tecnica e organizzativa. Gennaro Gattuso lascia la panchina azzurra dopo la sconfitta ai rigori con la Bosnia nel playoff per accedere ai Mondiali, venendo rimpiazzato temporaneamente da Silvio Baldini, già ct dell’Under-21. Pochi mesi dopo, Giovanni Malagò viene eletto nuovo presidente della FIGC e sceglie Paolo Maldini come direttore tecnico e Leonardo al suo fianco come consulente.
I due valutano diversi profili internazionali, tra cui anche Pep Guardiola e Carlo Ancelotti, ma entrambi rifiutano la corte azzurra. Il primo è ancora senza panchina dopo aver lasciato il Manchester City. Il secondo, invece, decide di rispettare l’impegno assunto col Brasile, con cui è sotto contratto fino al Mondiale 2030. La scelta ricade dunque su Andrea Pirlo, considerato l’uomo giusto per aprire un nuovo ciclo fondato sul gioco, sulla valorizzazione dei giovani e su una rinnovata identità tecnica.
La decisione, inevitabilmente, divide il mondo del calcio. Da una parte c’è chi sottolinea un curriculum da allenatore ancora limitato, fatto di esperienze importanti ma mai realmente consolidate ai massimi livelli. Dall’altra, invece, c’è chi vede in Pirlo un profilo capace di interpretare il calcio moderno come pochi altri, grazie alla visione maturata durante una carriera da campione e alla volontà di proporre un gioco propositivo, basato sul possesso del pallone e sulla costruzione dal basso. La Federazione sceglie di guardare soprattutto a questo aspetto, convinta che il rilancio dell’Italia passi prima di tutto da un’identità precisa e da un progetto di lungo periodo.

Andrea Pirlo con la Supercoppa italiana vinta alla guida della Juventus nel 2020-2021, stagione del suo debutto da allenatore. (Fonte: Andrea Pirlo).
Pirlo non è stato scelto per ciò che ha già dimostrato in panchina, bensì per quello che si ritiene possa diventare: il volto di una ricostruzione destinata a svilupparsi nel medio-lungo periodo. Il tecnico bresciano eredita una Nazionale profondamente diversa rispetto a quella in cui giocava nel 2006. Oggi il gruppo azzurro ruota attorno a una nuova generazione di talenti come Sandro Tonali, Riccardo Calafiori, Giorgio Scalvini, Giovanni Leoni, Destiny Udogie, Cesare Casadei, Niccolò Pisilli, Pio Esposito e Marco Palestra.
Attorno a loro figurano giocatori già pienamente affermati come Gianluigi Donnarumma, Alessandro Bastoni, Federico Dimarco, Nicolò Barella, Giacomo Raspadori e Moise Kean, chiamati a riportare l’Italia tra le grandi del calcio mondiale. L’obiettivo non è soltanto qualificarsi al prossimo Mondiale, ma costruire una squadra competitiva e riconoscibile, capace di aprire un ciclo che possa durare negli anni.
Il compito che attende Andrea Pirlo è probabilmente il più difficile della sua carriera. Da calciatore ha avuto il privilegio di guidare una delle Nazionali più forti della storia italiana verso la conquista del Mondiale 2006. Da commissario tecnico, invece, dovrà riportare entusiasmo, credibilità e risultati a una squadra reduce dal periodo più complicato della propria storia recente. Due sfide profondamente diverse, accomunate però dalla stessa responsabilità: riportare l’Italia dove merita di stare.

Andrea Pirlo con Paolo Maldini: i due si ritroveranno in Nazionale dopo gli otto anni trascorsi al Milan da calciatori. (Fonte: Andrea Pirlo).
Se nel 2006 il suo talento illuminava il centrocampo azzurro, oggi sarà la sua visione del calcio a dover indicare la strada a un’intera generazione. La scelta della FIGC è una scommessa, forse la più coraggiosa degli ultimi anni, ma anche quella che meglio rappresenta la volontà di voltare pagina dopo tante delusioni. Pirlo non arriva con la certezza di vincere, bensì con l’ambizione di ricostruire.
E, osservando ciò che è stato capace di rappresentare con il pallone tra i piedi, c’è chi spera che possa riuscire a lasciare un segno altrettanto profondo anche dalla panchina. Perché, a volte, le rivoluzioni più importanti iniziano proprio da chi conosce meglio di chiunque altro il peso della maglia azzurra.
Il primo banco di prova da commissario tecnico sarà la sfida col Belgio di Mark van Bommel in Nations League, in programma il 25 settembre all’Olimpico di Roma. Un curioso incrocio con un ex compagno di squadra ai tempi del Milan, ma soprattutto il primo passo di una nuova avventura da cui dipende buona parte delle speranze del calcio italiano.
Fonte foto in evidenza: Andrea Pirlo (X)
Dennis Izzo
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Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.
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