Centosettantotto giorni possono essere pochi o tantissimi. Per l’Italia sono stati il tempo necessario per provare a lasciarsi alle spalle un’altra delle pagine più amare della propria storia recente. Dalla notte di Zenica, che aveva sancito la seconda mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, alla nuova avventura di Roberto Mancini sulla panchina azzurra.
In mezzo, mesi di riflessioni, cambiamenti e inevitabili interrogativi sul futuro di una Nazionale chiamata ancora una volta a ripartire. E se quattro partite non possono essere sufficienti per stabilire se la strada intrapresa sia quella giusta, il primo blocco della Nations League ha almeno cominciato a fornire qualche risposta.
Dalla falsa partenza contro il Belgio all’Olimpico alla doppia vittoria sulla Turchia (a Bursa all’andata e a Bologna al ritorno), passando per il pari sul campo della Francia: sette punti nelle ultime tre gare, diversi giovani lanciati e una Nazionale che sembra aver ritrovato entusiasmo. Più che i numeri, però, sono stati alcuni segnali a lasciare qualcosa su cui lavorare.

Claudio Ranieri e Roberto Mancini, rispettivamente direttore tecnico e ct dell’Italia dalla scorsa estate. (Fonte: Nazionale Italiana).
Il secondo ciclo di Mancini non avrebbe potuto cominciare peggio. Contro il Belgio, all’Olimpico, l’Italia mostra soprattutto nel primo tempo tutte le fragilità di una squadra ancora alla ricerca di una propria identità. Il gol di Godts al 20’, nato da un pallone perso dal giovane debuttante Romano, è soltanto una delle conseguenze delle difficoltà azzurre.
Nei primi 45 minuti i belgi concludono quattordici volte contro le quattro dell’Italia e soltanto gli interventi di Donnarumma impediscono alla partita di prendere una piega ancora più netta. Qualcosa cambia nella ripresa. L’Italia alza il baricentro, crea occasioni e costringe il Belgio a difendersi maggiormente. Proprio nel momento migliore, però, arriva il contropiede che Lukébakio finalizza al meglio per lo 0-2 definitivo.
Tre giorni dopo, a Bursa, si vede un’altra Italia. Il 4-1 contro la Turchia è probabilmente il momento migliore dell’intera sosta. Tre gol nella prima mezz’ora (Bastoni al 9′, Frattesi al 22′ e Kayode al 27′) e una partita indirizzata ancor prima dell’intervallo. La rete di Yilmaz a inizio ripresa rimette in corsa gli uomini di Montella, ma quattro minuti più tardi Pio Esposito ristabilisce le distanze.

L’esultanza dei giocatori dell’Italia nella gara vinta per 4-1 sul campo della Turchia. (Fonte: Nazionale Italiana).
Non soltanto quattro gol, quindi. Intensità, aggressività, capacità di verticalizzare e soprattutto quella sensazione di leggerezza che troppo spesso è mancata alla Nazionale negli ultimi anni. Il vero banco di prova, però, è la sfida con la Francia allo Stade de France. Contro i Galletti l’Italia non può certo pensare di riprodurre la partita di Bursa.
Cambia l’avversario e, inevitabilmente, il tipo di gara. Gli Azzurri soffrono, affidandosi anche a un Donnarumma sempre decisivo, e vanno sotto al 55’ per effetto di un gran gol su calcio di punizione di Olise. Tredici minuti più tardi, però, Bastoni trova il pareggio con un gran recupero alto. La Francia resta anche in dieci uomini nel finale per l’espulsione di Upamecano.
Una prestazione meno spettacolare rispetto a quella offerta in Turchia, ma per certi versi persino più significativa. Perché una Nazionale in ricostruzione ha bisogno anche di imparare a restare dentro le partite nelle quali non può comandare. L’ultima tappa, infine, è Bologna. Mancini cambia nove giocatori rispetto alla partita con la Francia, confermando soltanto Donnarumma e Bastoni e concedendo la prima da titolari a Doumbia e Ruggeri.

Alessandro Bastoni, autore di due gol consecutivi contro Turchia e Francia. (Fonte: Nazionale Italiana).
Una scelta che inevitabilmente toglie qualcosa in termini di equilibrio e automatismi, ma che permette al commissario tecnico di continuare gli esperimenti di questa prima finestra. La Turchia crea problemi, l’Italia soffre più di quanto suggerisca il 3-1 finale, ma alla fine arrivano altri tre punti. Scamacca apre le marcature, tornando a segnare in Nazionale dopo poco meno di tre anni.
Nella ripresa, Calafiori riporta avanti gli Azzurri col suo primo gol in azzurro, rendendo immediatamente vano l’illusorio pari di Şimşir, e Pio Esposito chiude i conti. Otto gol fatti e cinque subiti rappresentano il bilancio puramente numerico. Ma il dato forse più interessante è un altro. Sette dei sette punti conquistati dall’Italia sono arrivati dopo la sconfitta iniziale.
Sembra una banalità, ma non lo è per una Nazionale reduce dall’ennesima enorme delusione e ripartita con una pressione inevitabilmente superiore rispetto al passato. Dopo il Belgio sarebbe stato semplice ricadere nelle vecchie paure. Invece sono arrivati quattro gol a Bursa, un pareggio sul campo della Francia e un’altra vittoria contro la Turchia. Non significa che l’Italia sia guarita. Significa, più semplicemente, che alla prima difficoltà il nuovo gruppo ha saputo reagire. E per una squadra che deve innanzitutto ricostruire fiducia, non è poco.

Debutto da incorniciare per Michael Kayode, che realizza anche il suo primo gol in azzurro. (Fonte: Nazionale Italiana).
C’è poi un’altra indicazione probabilmente ancora più importante del risultato immediato: l’Italia ha cominciato a cercare giocatori nuovi. Mancini aveva aperto questa finestra convocando nove volti alla prima chiamata. E non si è limitato a portarli a Coverciano. Alessandro Romano è partito titolare contro il Belgio, mentre Issa Doumbia e Mohamed Ali Zoma hanno debuttato nella stessa partita.
Michael Kayode è stato lanciato dal primo minuto a Bursa e ha risposto con un gol e un’ottima prova alla prima presenza in Nazionale. Contro la Turchia, nell’ultima partita della sosta, Mancini ha poi continuato con le rotazioni. È probabilmente questa la strada che l’Italia non può più permettersi di abbandonare.
Non tutti i giovani provati in questi undici giorni diventeranno necessariamente titolari della Nazionale del futuro. Sarebbe prematuro stabilirlo dopo poche presenze. Ma il principio è importante: la maglia azzurra non può dipendere esclusivamente dalle gerarchie costruite negli anni precedenti. Bisogna creare concorrenza.
Kayode rappresenta forse l’immagine migliore di questa filosofia. A Bursa è stato gettato immediatamente nella mischia e dopo 27 minuti aveva già trovato il primo gol azzurro. Non una consacrazione, naturalmente, ma un’alternativa in più sulla quale lavorare. Da segnalare anche i debutti di Antonio Vergara e Sebastiano Esposito, mentre non è ancora riuscito a trovare spazio Samuele Inacio.

Francesco Pio e Sebastiano Esposito, i primi due fratelli a giocare titolari in Nazionale dopo 111 anni. (Fonte: Nazionale Italiana).
E poi c’è l’attacco. Per anni una delle domande ricorrenti attorno alla Nazionale è stata sempre la stessa: chi segna? La risposta definitiva non può essere arrivata in quattro partite. Qualche indicazione, però, sì. Pio Esposito aveva cominciato la sosta contro il Belgio senza riuscire a incidere come avrebbe voluto, in una partita nella quale era spesso rimasto isolato.
A Bursa, contro la Turchia, ha risposto segnando il quarto gol dell’Italia e a Bologna, nella gara di ritorno, entrando dalla panchina, ha trovato nuovamente la rete. Due gol in quattro giornate di Nations League che non consegnano automaticamente all’Italia il centravanti dei prossimi dieci anni, ma rappresentano un altro tassello. L’attaccante dell’Inter è già a quota sette reti in azzurro a soli 21 anni.
E nell’ultima gara è tornato al gol anche Scamacca. Avere più soluzioni sarebbe già un enorme passo avanti. Mancini ha provato Pio Esposito, Kean, Scamacca e differenti combinazioni offensive, arrivando persino a schierare contemporaneamente Esposito e Kean contro il Belgio. La sensazione è che le gerarchie davanti siano ancora tutte da costruire.

Gigio Donnarumma, tra i migliori azzurri della sosta a suon di parate spettacolari e importanti. (Fonte: Nazionale Italiana).
Rinnovare non significa necessariamente cancellare tutto. Se Mancini sta cercando nuovi interpreti, queste quattro partite hanno ricordato anche quali siano alcuni dei punti fermi della Nazionale. Il primo è il capitano Gianluigi Donnarumma. Contro il Belgio ha evitato un passivo molto più pesante nel primo tempo.
Contro la Francia è stato a dir poco determinante. Se l’Italia è riuscita a restare aggrappata alle partite nei momenti di maggiore difficoltà, una parte del merito è inevitabilmente sua. Il secondo è Alessandro Bastoni. Assente contro il Belgio, il difensore dell’Inter ha segnato sia contro la Turchia a Bursa sia contro la Francia, diventando paradossalmente uno dei protagonisti offensivi della sosta.
Ma il suo peso va naturalmente oltre le reti: qualità nell’impostazione, esperienza internazionale e capacità di guidare il reparto lo rendono uno dei giocatori attorno ai quali costruire il prossimo ciclo. L’Italia del futuro avrà bisogno dei Kayode, dei Romano e degli Esposito. Ma avrà altrettanto bisogno che i giocatori già affermati diventino definitivamente i leader del gruppo.

Francesco Pio Esposito e Alessandro Romano, due dei giovani più interessanti del nuovo corso azzurro. (Fonte: Nazionale Italiana).
È qui, però, che l’entusiasmo deve lasciare spazio all’analisi. L’Italia ha segnato otto reti nelle prime quattro giornate. Un numero certamente positivo. Sette, però, sono arrivate nelle due partite contro la Turchia. Contro Belgio e Francia il bilancio offensivo è di una sola rete in due partite.
Quando ha trovato spazi e una partita aperta, come a Bursa, l’Italia ha dimostrato di poter essere estremamente pericolosa. Quando il livello dell’avversario è aumentato o gli spazi sono diminuiti, costruire occasioni pulite è diventato più complicato. Anche la fase difensiva presenta margini evidenti, con Donnarumma che spesso e volentieri ha fatto la differenza con parate clamorose e decisive.
Persino nel 3-1 conclusivo sulla Turchia il risultato racconta una partita più tranquilla di quella effettivamente giocata. Sono aspetti sui quali Mancini dovrà lavorare. Perché se l’obiettivo è tornare stabilmente tra le grandi d’Europa, non può essere Donnarumma a dover sistematicamente tenere in piedi la squadra quando aumenta la pressione avversaria.

Gli undici titolari scesi in campo nella gara con la Turchia al Bologna, l’ultima della sosta di ottobre. (Fonte: Nazionale Italiana).
Quattro partite non possono cancellare ciò che è successo negli ultimi anni. E sarebbe altrettanto sbagliato trasformare due vittorie contro la Turchia e un pareggio in Francia nella dimostrazione che tutti i problemi siano improvvisamente scomparsi. Ma queste quattro partite qualcosa hanno raccontato.
Hanno raccontato di una squadra capace di reagire alla sconfitta iniziale, di un commissario tecnico disposto a cambiare e sperimentare, di giovani ai quali è stato concesso spazio vero e non soltanto una convocazione simbolica. Hanno restituito centralità a giocatori come Bastoni e Donnarumma.
Hanno anche offerto qualche segnale interessante in quello che negli ultimi anni è stato uno dei grandi problemi azzurri: trovare gol e alternative in attacco. Restano le difficoltà nella costruzione contro avversari di livello superiore, qualche fragilità difensiva e una squadra che inevitabilmente deve ancora trovare automatismi e gerarchie. È un cantiere. E probabilmente resterà tale ancora per parecchio tempo.
Ma dopo essere entrata in questa Nations League con lo 0-2 contro il Belgio e tutto il peso dell’ennesimo fallimento mondiale sulle spalle, l’Italia ne esce undici giorni più tardi con sette punti nelle ultime tre gare e qualche certezza in più. Non abbastanza per dire che gli Azzurri siano tornati. Abbastanza, forse, per poter finalmente dire che sono ripartiti.
Fonte foto in evidenza: Nazionale Italiana (X)
Dennis Izzo
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Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.
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