Per l’indimenticato Gianni Brera, lo 0-0 non era necessariamente sinonimo di noia. Anzi, nella sua celebre idea della “partita perfetta” rappresentava quasi la sublimazione del calcio: equilibrio, ordine tattico, difese capaci di neutralizzare gli attacchi e due squadre talmente attente da non concedere nulla.
Eppure, a quasi trentaquattro anni dalla scomparsa di Brera, la Serie A sembra essersi messa d’accordo per smentirlo. Dopo cinque giornate del campionato 2026-2027, infatti, lo 0-0 non è ancora comparso nemmeno una volta. Cinquanta partite, cinquanta gare con almeno un gol. E non si tratta soltanto di una curiosità statistica.

L’esultanza dei giocatori dell’Inter nella gara della quarta giornata di Serie A vinta 5-3 contro l’Udinese. (Fonte: Inter).
Perché dietro quelle cinquanta partite senza uno 0-0 c’è un campionato che, almeno nelle prime cinque giornate, ha mostrato una tendenza piuttosto netta: segnare. Sono già 147 i gol messi a referto, con una media di 2,94 reti per partita. La progressione racconta ancora meglio la storia: 24 gol nella prima giornata, 27 nella seconda, 33 nella terza, addirittura 39 nella quarta, prima dei 24 della quinta.
Una crescita che ha trasformato un dato inizialmente interessante in qualcosa di decisamente più raro. Il confronto con la stagione precedente rende il quadro ancora più evidente. Dopo le prime cinque giornate del 2025-2026 erano stati segnati 116 gol, 31 in meno rispetto all’attuale campionato.
Ma soprattutto, in ciascuno dei primi cinque turni era arrivato almeno uno 0-0: cinque in totale. Uno per giornata, quasi a voler ricordare che quella vecchia idea di Brera non era poi così lontana dalla realtà del calcio italiano. Questa volta, invece, il tabellino non ha ancora lasciato spazio al più austero dei risultati.

Gian Piero Gasperini e Cristian Chivu, allenatori di Roma e Inter, le due squadre coi migliori attacchi della Serie A. (Fonte: Lega Serie A).
Per trovare un precedente bisogna fare un salto indietro di oltre sette decenni, fino alla Serie A 1949-1950. Anche allora, dopo le prime cinque giornate, il campionato non aveva ancora conosciuto uno 0-0. Il primo sarebbe arrivato soltanto alla settima giornata, il 20 ottobre 1949, in Milan-Lazio.
È un confronto che dà alla partenza della Serie A 2026-2027 una dimensione storica. Non significa naturalmente che il calcio italiano abbia definitivamente abbandonato l’equilibrio caro a Brera, né che lo 0-0 sia destinato a sparire. Cinque giornate sono ancora troppo poche per trasformare una tendenza in una rivoluzione.
Ma cinquanta partite senza reti bianche, accompagnate da ben 147 gol, sono abbastanza per fermarsi un momento e chiedersi se qualcosa, almeno in questo inizio di stagione, sia davvero cambiato. La risposta potrebbe trovarsi proprio nel modo in cui le squadre stanno affrontando le partite.

Marcus Thuram e Lautaro Martínez, autori di sei dei quindici gol segnati dall’Inter nelle prime cinque giornate. (Fonte: Inter).
Meno paura di scoprirsi, maggior propensione ad attaccare, oppure semplicemente una serie di coincidenze che il prossimo turno potrebbe già interrompere. Ed è proprio questo il fascino dei numeri: raccontano una storia, ma non sempre ne conoscono ancora il finale. A fotografare questa tendenza ci sono soprattutto tre squadre.
L’Inter ha il miglior attacco del campionato con 15 gol, davanti alla Roma a quota 14 e al Milan con 10: le uniche tre ad aver già raggiunto la doppia cifra dopo cinque giornate. I nerazzurri sono anche gli unici ad aver realizzato cinque gol nella stessa partita, nel pirotecnico 5-3 contro l’Udinese della quarta giornata, che resta finora la gara più prolifica del campionato.
La Roma, invece, ha costruito il proprio avvio su una continuità offensiva ancora più particolare: non ha mai segnato meno di due gol in una singola giornata. Non è un caso, inoltre, che Inter, Roma e Milan siano tre delle quattro squadre ancora imbattute, insieme alla Lazio. Un dato che permette di leggere il rendimento offensivo anche attraverso la classifica.

Antonio Raimondo, miglior marcatore italiano sin qui con 4 reti, protagonista dell’ottimo inizio del Frosinone. (Fonte: Frosinone Calcio).
In questo primo scorcio di campionato, il rendimento offensivo delle squadre di vertice si accompagna spesso a un rendimento altrettanto positivo in classifica. Ma la differenza rispetto alla scorsa stagione emerge soprattutto guardando ai singoli. Dopo cinque giornate, sono già 33 i giocatori capaci di segnare almeno due gol. Nello stesso momento del 2025-2026 erano appena 19: quattordici marcatori in meno.
La fotografia, dunque, non racconta soltanto di qualche attacco particolarmente prolifico. È un fenomeno più distribuito: più squadre segnano, più partite producono gol e più giocatori hanno già lasciato il proprio nome sul tabellino almeno due volte. La Serie A, almeno per ora, sembra aver scelto una strada decisamente diversa da quella che porta allo 0-0.
Ma cosa c’è dietro questa improvvisa abbondanza di gol? I numeri, da soli, non possono dare una risposta definitiva. Possono però suggerire una direzione. E una delle chiavi di lettura potrebbe essere proprio il modo in cui le squadre stanno interpretando le partite. La Serie A degli ultimi anni ha progressivamente lasciato spazio a un calcio meno attendista, nel quale il possesso non è più soltanto uno strumento per controllare il ritmo, ma anche per attaccare gli spazi e portare più uomini negli ultimi metri.

Da quando Daniele Orsato è designatore degli arbitri, in Serie A è stato estratto un solo cartellino rosso. (Fonte: L’Europe).
C’è poi un altro elemento che non va trascurato: dalla stagione 2026-2027 il regolamento ha introdotto ulteriori strumenti per contrastare le perdite di tempo e preservare il ritmo delle partite. Le sostituzioni sono diventate più rapide, con il giocatore chiamato a lasciare il terreno di gioco entro dieci secondi e dal punto più vicino.
In caso contrario, il sostituto può essere costretto ad attendere il primo successivo arresto dopo un minuto dalla ripresa del gioco. Anche il comportamento dei portieri è finito sotto una lente più severa: il limite per trattenere il pallone con le mani è di otto secondi, con un conto alla rovescia visivo negli ultimi cinque, e il superamento del tempo comporta un calcio d’angolo per gli avversari.
Non è tutto. Le nuove disposizioni intervengono anche sulle interruzioni per infortunio: quando un giocatore di movimento viene curato o valutato in campo, oppure la sua situazione provoca l’interruzione del gioco, deve normalmente rimanere fuori per un minuto dalla ripresa, con alcune eccezioni previste dal regolamento.

Il Como di Cesc Fàbregas è tra le note più liete dell’avvio del campionato. (Fonte: Lega Serie A).
L’obiettivo dichiarato dall’IFAB è proprio quello di ridurre le interruzioni e le perdite di tempo, preservando il ritmo e il tempo effettivo di gioco. A queste misure si aggiungono procedure più rapide per alcune riprese del gioco, come rimesse laterali e calci di rinvio deliberatamente ritardati, per i quali l’arbitro può avviare un countdown visivo di cinque secondi.
È difficile dire quanto queste novità abbiano inciso direttamente sui 147 gol delle prime cinque giornate o sull’assenza di 0-0. Ma rappresentano comunque un elemento nuovo del contesto in cui si sta sviluppando questa Serie A: meno tempo con il pallone fermo, meno possibilità di spezzare il ritmo e, almeno potenzialmente, più continuità nelle azioni.
Ma il ritmo non dipende soltanto dal tempo effettivo di gioco. C’è anche il modo in cui quel tempo viene utilizzato. Pressing alto, difese più aggressive, transizioni rapide e maggiore ricerca della verticalità aumentano inevitabilmente il numero di situazioni in cui una partita può spezzarsi. La quarta giornata ne è stata quasi la rappresentazione plastica. Trentanove gol in dieci partite, quasi quattro reti di media per incontro.

La gioia dei giocatori del Sassuolo nel match vinto 4-3 contro la Juventus al fotofinish. (Fonte: U.S. Sassuolo).
Un turno nel quale la soglia dei tre gol complessivi è stata superata in diverse occasioni e nel quale è arrivato anche il 5-3 dell’Inter sull’Udinese, finora la partita più ricca di reti del campionato, i successi per 3-2 di Sassuolo e Lecce, rispettivamente contro Juventus e Monza, e la vittoria della Fiorentina per 4-2 sul campo del Venezia. Nella storia del campionato italiano, soltanto otto giornate hanno prodotto più reti. Inoltre, non si segnava così tanto in un singolo turno dalla trentatreesima giornata del 2016-2017 (48 gol).
È difficile stabilire quanto ci sia di evoluzione tattica e quanto di semplice casualità. Una singola giornata può essere figlia di episodi, errori individuali, rigori, espulsioni o partite che si aprono dopo il primo gol. Ma quando quella giornata arriva all’interno di un campionato che, dopo cinque turni, ha già prodotto 147 reti e non ha ancora conosciuto uno 0-0, diventa più difficile considerarla soltanto una coincidenza isolata.
Anche il dato dei marcatori va nella stessa direzione. Trentatré giocatori con almeno due gol significano che la produzione offensiva non è concentrata esclusivamente sui soliti nomi o su pochissime squadre. Il gol sembra essersi distribuito maggiormente, almeno in questa prima parte di stagione.

Donyell Malen, miglior marcatore della Serie A con sei reti in cinque partite. (Fonte: AS Roma).
Forse è proprio qui che si trova la vera differenza rispetto all’immagine più prudente della Serie A. Non necessariamente un calcio che ha smesso di difendere, ma un calcio nel quale attaccare sembra essere diventato, per molte squadre, un rischio che vale la pena correre. E così lo 0-0, da simbolo della partita perfetta secondo Gianni Brera, si ritrova improvvisamente a essere il risultato più difficile da trovare.
Il campionato è ancora soltanto all’inizio e basterebbe una singola giornata più bloccata per ridimensionare parte di questa sensazione. Ma cinque giornate hanno già lasciato una traccia precisa: più gol, più marcatori, meno partite chiuse e un risultato che, per ora, sembra quasi appartenere a un’altra epoca.
Fonte foto in evidenza: AS Roma (X)
Dennis Izzo
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Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.
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