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Il caro benzina paralizza il Sud Italia: è sciopero
16 Ottobre 2026
cronaca

Il caro benzina paralizza il Sud Italia: è sciopero

Home » cronaca » Il caro benzina paralizza il Sud Italia: è sciopero
Da questa mattina lo sciopero proclamato dal Comitato autotrasportatori siciliani si è saldato con i presidi spontanei delle regione vicine: si riportano forti rallentamenti tra Lamezia Terme e Gioia Tauro in Calabria, nei nodi cruciali della Campania, sulle strade della Basilicata, del Molise e della Puglia. Nelle stazioni di servizio del Mezzogiorno spuntano ovunque i cartelli “prodotto esaurito”, mentre alcuni supermercati si svuotano e la filiera agroalimentare rischia lo stop.
Salvatore Bella, coordinatore del Comitato Trasporto Siciliano, si è rivolto direttamente al governo. “Non capiamo perchè il ministro Salvini abbia convocato le sigle che non scioperano lasciando fuori dal confronto quelle che scioperano. È inaudito lasciare fuori gli autotrasportatori siciliani”. Poi ha confermato che “In Sicilia non circolano mezzi pesanti“.  Nel primo pomeriggio, si sono registrati Tir e trattori fermi a Gela, lungo la statale che collega la città con Catania.

I rischi dello sciopero, al Sud e non solo

La protesta dei trasportatori e degli agricoltori è il grido d’allarme di un Mezzogiorno che si sente isolato e impoverito, messo in ginocchio da una stangata energetica non più sostenibile: anche a causa dei recenti sviluppi internazionali,  il gasolio ha nettamente superato i 2,16 euro al litro (un salasso che per un solo mezzo pesante significa oltre 8.000 euro all’anno di costi aggiuntivi).

Un cortocircuito logistico e produttivo è alle porte: molte aziende rischiano lo stop immediato non solo per le difficoltà legate ai trasporti, ma per l’impossibilità fisica di fare rifornimento, causata dallo sciopero stesso. Una doppia crisi che rischia di strangolare la filiera alimentare e commerciale di mezza Italia. Inoltre, le proteste contro il caro-carburanti potrebbero avere conseguenze a cascata anche nella filiera del farmaco, causando ritardi nelle consegne dei medicinali ai magazzini dei distributori intermedi.
Il fermo, almeno secondo i piani, andrà avanti fino alla mezzanotte del 20 ottobre.

L’ombra del silenzio mediatico 

I palinsesti televisivi e la prima pagina della stampa nazionale hanno ignorato o relegato a trafiletti marginali un’emergenza che sta piegando metà della penisola. Almeno fino a stamattina, quando l’agitazione si è allargata e masse di lavoratori e studenti nelle grandi città (Roma e Firenze su tutte) sono scese in piazza a sostegno dello sciopero.

Se uno sciopero paralizzasse la tangenziale di Milano o il nodo autostradale di Bologna, le edizioni straordinarie dei telegiornali nazionali si rincorrerebbero a ritmo battente. Se a rimanere a secco, bloccati da un costo del gasolio arrivato ad altezze siderali, sono invece i trasportatori di Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata, il risultato è l’assordante indifferenza dell’informazione di primo piano. I riflettori si accendono sulle periferie del Paese soltanto quando la disperazione sfocia nell’esasperazione dei blocchi stradali, salvo poi bollare le proteste come “semplici disagi alla circolazione”, senza mai indagare le cause profonde e le responsabilità politiche e contabili dei ritardi sui sostegni promessi.

Una risposta assolutamente necessaria

Il governo ha convocato d’urgenza un tavolo tecnico per il prossimo 27 ottobre, ma i lavoratori hanno fatto sapere di considerare la data troppo lontana rispetto all’urgenza quotidiana. Un momento delicatissimo, con il rischio concreto che la protesta spontanea si trasformi in una paralisi totale capace di estendersi a macchia d’olio a tutto il Paese.
Fonte Foto in Evidenza: IlSole24Ore
Angelo Pennisi

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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