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Mondiali 2026, Messi contro Yamal: una finale che farà la storia
16 Luglio 2026
Calcio

Mondiali 2026, Messi contro Yamal: una finale che farà la storia

Home » Voci di Sport » Calcio » Mondiali 2026, Messi contro Yamal: una finale che farà la storia

Saranno Spagna e Argentina a contendersi il titolo di campione del mondo al MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey. Rispettivamente seconda e prima nel ranking FIFA aggiornato all’11 giugno, Roja e Albiceleste arrivano all’ultimo atto dei Mondiali 2026 dopo due percorsi diversi nello stile, ma accomunati dalla stessa continuità di rendimento.

Da una parte la Nazionale che, probabilmente, ha espresso il calcio migliore del torneo; dall’altra i campioni del mondo in carica, ancora una volta protagonisti quando conta davvero. Sarà anche il confronto tra le due grandi scuole del calcio mondiale, l’Europa e il Sudamerica. Una rivalità che accompagna la storia della Coppa del mondo fin dalla sua nascita.

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Tutta la gioia dei giocatori dell’Argentina dopo la vittoria in rimonta contro l’Inghilterra in semifinale. (Fonte: Selección Argentina).

Mondiali 2026, l’inedito duello tra Spagna e Argentina

Per l’Argentina si tratta della seconda finale mondiale consecutiva, un traguardo che le permette di difendere il titolo conquistato quattro anni fa. Un’impresa riuscita soltanto a due Nazionali nella storia della Coppa del mondo: l’Italia nel 1938 e il Brasile nel 1962. Se l’Albiceleste dovesse imporsi anche stavolta, diventerebbe la prima Nazionale capace di difendere il titolo mondiale dai tempi del Brasile di Pelé, campione nel 1958 e nel 1962.

Sarà inoltre la terza finale nell’era Messi, dopo quella persa 1-0 contro la Germania nel 2014 in Brasile e quella vinta ai rigori ai danni della Francia quattro anni fa in Qatar. Per la Spagna, invece, è la prima finale mondiale dopo quella vinta nel 2010 contro l’Olanda. Dopo anni di ricostruzione e alcune delusioni nelle grandi competizioni, la squadra guidata da Luis de la Fuente ha ritrovato un’identità precisa, fondata sul possesso palla, sull’intensità del pressing e su una nuova generazione di talenti destinata a segnare il prossimo decennio del calcio internazionale.

Lautaro Martínez segna di testa su assist di Messi, permettendo all’Argentina di completare la rimonta con l’Inghilterra. (Fonte: Selección Argentina).

La grinta dell’Argentina, una squadra che non muore mai

Due filosofie diverse, due percorsi differenti e una sola certezza: domenica sera, al MetLife Stadium, andrà in scena una finale destinata a lasciare il segno nella storia della Coppa del mondo. L’Argentina arriva all’ultimo atto con il peso e il prestigio di chi conosce perfettamente questo tipo di partite. Dopo aver chiuso al primo posto il proprio girone davanti ad Austria, Algeria e Giordania, la squadra di Lionel Scaloni ha eliminato, nell’ordine, Capo Verde (3-2 ai supplementari), Egitto (3-2 in rimonta), Svizzera (3-1 ai supplementari) e Inghilterra (2-1 ai supplementari).

La Selección ha confermato ancora una volta una qualità che ormai rappresenta il suo marchio di fabbrica: vincere anche quando non domina e quando si ritrova spalle al muro. Una squadra dura a morire e che sa di poter sempre puntare sul sempiterno Leo Messi, ancora una volta assoluto trascinatore dell’Albiceleste. La Pulce è il capocannoniere del torneo con otto reti (compresa una tripletta contro l’Algeria), a pari merito con Mbappé, e ha inoltre servito quattro assist. Nel corso di questo Mondiale è diventato anche il miglior marcatore e il miglior assistman nella storia della Coppa del mondo, toccando quota 21 gol e 12 assist.

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I giocatori della Spagna esultano dopo il rigore messo a segno da Oyarzabal nella semifinale vinta contro la Francia. (Fonte: SEFutbol).

La Spagna punta alla doppietta Europei-Mondiali

Diverso il percorso della Spagna, probabilmente la squadra che ha convinto di più dal punto di vista del gioco. Dopo un inatteso pari a reti bianche con Capo Verde all’esordio, la Roja ha superato senza particolari patemi d’animo Arabia Saudita (4-0) e Uruguay (1-0) nel gruppo H, prima di eliminare Austria (3-0 ai sedicesimi), Portogallo (1-0 agli ottavi), Belgio (2-1 ai quarti) e Francia (2-0 in semifinale).

Un cammino costruito attraverso un calcio offensivo, fatto di possesso palla, qualità tecnica e pressione costante, ma anche e soprattutto con una difesa inespugnabile. Appena una rete incassata in sette partite, infatti, per gli uomini di De la Fuente. Due percorsi differenti, dunque, ma ugualmente autorevoli. Da una parte l’esperienza e il pragmatismo dei campioni in carica, dall’altra la freschezza e l’entusiasmo di una Nazionale che sembra aver aperto un nuovo ciclo vincente.

Leo Messi e Lamine Yamal, rispettivamente 39 e 19 anni, si apprestano a sfidarsi per la prima volta in carriera. (Fonte: Selección Argentina / Deportes RPC).

Il duello generazionale tra Messi e Yamal

Più che una finale mondiale, quella tra Spagna e Argentina rappresenta il simbolico passaggio di consegne tra due epoche del calcio. Lionel Messi, il giocatore che ha segnato un’intera generazione e che ha compiuto 39 anni lo scorso 24 giugno, sogna di chiudere la carriera internazionale con il secondo Mondiale consecutivo.

Lamine Yamal, il talento più luminoso del calcio mondiale, a soli diciannove anni ha raggiunto la finale al primo Mondiale in carriera, peraltro dopo aver già vinto l’Europeo da protagonista assoluto. Per la prima volta nella storia della Coppa del mondo, inoltre, si affronteranno in finale la squadra campione d’Europa e quella campione del Sudamerica. La Spagna, infatti, è reduce dal trionfo a Euro 2024, mentre l’Argentina ha vinto le ultime due edizioni della Copa América (2021 e 2024).

Lionel Messi, all’epoca ventenne e in forza al Barcellona, con un bambino di allora cinque mesi, Lamine Yamal, in uno scatto del 2007. (Fonte: Sky News).

Messi e Yamal e una foto passata alla storia

A rendere ancora più affascinante questo incrocio del destino c’è una fotografia diventata iconica. Risale al dicembre del 2007, quando un ventenne Lionel Messi partecipò a un calendario benefico organizzato dal quotidiano Diario Sport insieme all’UNICEF. Tra gli scatti realizzati dal fotografo Joan Monfort ce n’era uno destinato a entrare nella storia: il fuoriclasse argentino tiene tra le braccia un neonato durante un bagnetto. Quel bambino era proprio Lamine Yamal.

Quasi vent’anni dopo, quella fotografia assume un significato incredibile. Il bambino immortalato accanto a Messi si ritrova ora a sfidare il suo idolo nella partita più importante del calcio mondiale, con una Coppa del mondo in palio. Un’immagine che racconta meglio di qualsiasi parola il naturale ricambio generazionale che accompagna lo sport.

Dopo tre Mondiali a dir poco deludenti (eliminazione ai gironi nel 2014 e agli ottavi nel 2018 e nel 2022), la Spagna riesce ad arrivare fino in fondo. (Fonte: SEFutbol).

La forza del collettivo è l’arma in più della Spagna

Il confronto, tuttavia, sarebbe riduttivo. La finale non sarà soltanto Messi contro Yamal, ma metterà di fronte due collettivi straordinari. L’Argentina continua ad affidarsi anche alla leadership dei tanti reduci dal trionfo di Qatar 2022. Tra questi figurano il Dibu Martínez, Romero, Leandro Paredes, Julián Álvarez, Enzo Fernández e Lautaro Martínez, questi ultimi due a segno in semifinale con l’Inghilterra (il centrocampista aveva deciso anche la sfida degli ottavi con l’Egitto).

La Spagna, dal canto suo, può contare su una generazione di talento guidata, oltre che da Yamal, da tanti altri elementi imprescindibili. Unai Simón, che in molti volevano in panchina in favore di Raya o Joan García prima del torneo, ha stabilito il nuovo record di imbattibilità ai Mondiali (649 minuti considerando anche Qatar 2022, 519 nella rassegna iridata attualmente in corso), battendo il precedente primato di Walter Zenga.

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Il “talismano” Mikel Merino, autore di due gol pesantissimi contro Portogallo e Belgio, in entrambi i casi da subentrato. (Fonte: SEFutbol).

La Roja vola con una difesa solida e un gioco spumeggiante

Pau Cubarsí, a soli 19 anni, è già un leader difensivo. Spicca anche Marc Cucurella, che da Euro 2024 è insostituibile per De La Fuente. Rodri, Pallone d’oro 2024 e punto di riferimento assoluto della mediana spagnola, continua a dettare legge in mezzo al campo, mentre Fabián Ruiz resta imbattuto in Nazionale (34 vittorie e 15 pareggi in 49 partite) e Mikel Merino si conferma un jolly prezioso capace di incidere a gara in corso come pochi altri. Per lui due gol decisivi allo scadere, rispettivamente contro il Portogallo agli ottavi e il Belgio ai quarti.

Eppure, è inevitabile che gli occhi del mondo siano puntati soprattutto su quei due. Da una parte il campione che ha dominato il calcio degli ultimi vent’anni, dall’altra il ragazzo destinato a raccoglierne l’eredità. Domenica sera, al MetLife Stadium, passato e futuro si ritroveranno uno di fronte all’altro. E, comunque vada, la storia avrà già trovato il suo filo conduttore.

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Luis de la Fuente, 65 anni, commissario tecnico della Spagna dal 2022 e vincitore degli Europei nel 2024. (Fonte: SEFutbol).

De la Fuente e Scaloni, due ct che hanno convinto tutti

Oltre al fascino della sfida tra Messi e Yamal, la finale metterà di fronte due modi diversi di interpretare il calcio. La Spagna di Luis de la Fuente ha probabilmente espresso il gioco più brillante dell’intero Mondiale. Pressione altissima, possesso palla, continue rotazioni e qualità tecnica hanno permesso alla Roja di dominare gran parte delle partite disputate. Gli iberici cercano costantemente di imporre il proprio ritmo, costruendo dal basso e occupando ogni zona del campo con grande organizzazione.

L’Argentina, invece, ha confermato una caratteristica che la accompagna ormai da anni: sa adattarsi a qualsiasi tipo di partita. La squadra di Lionel Scaloni è meno spettacolare rispetto alla Spagna, ma tremendamente efficace. Sa difendersi quando serve, colpire in transizione, rallentare i ritmi oppure accelerare improvvisamente. Una Nazionale che raramente dà l’impressione di perdere il controllo emotivo della gara.

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Lionel Scaloni, 47 anni, già campione del mondo e due volte campione del Sudamerica da commissario tecnico dell’Argentina. (Fonte: Selección Argentina).

Tanti assi nella manica per Spagna e Argentina

Molto passerà anche dalle due panchine. Luis de la Fuente e Lionel Scaloni rappresentano due dei commissari tecnici più preparati del panorama internazionale. Entrambi hanno saputo costruire gruppi solidi, valorizzando giovani talenti senza rinunciare ai leader più esperti. Non sarà soltanto una sfida tra campioni in campo, ma anche tra due allenatori che hanno saputo creare identità fortissime.

Le finali mondiali, spesso, vengono decise da chi ci si aspetta meno. Per la Spagna, Pedri e Fabián Ruiz saranno chiamati a dare ordine e qualità alla manovra, mentre Oyarzabal potrebbe essere un fattore. L’attaccante della Real Sociedad è a quota cinque reti in questa Coppa del mondo e nelle ultime diciotto partite ha timbrato il cartellino diciassette volte. In difesa Cubarsí avrà probabilmente il compito più difficile della carriera, quello di limitare gli attaccanti argentini.

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Enzo Fernández, autore di due reti pesantissime contro Egitto agli ottavi e Inghilterra in semifinale. (Fonte: Selección Argentina).

L’Argentina vuole eguagliare l’Italia e il Brasile di Pelé

Nell’Albiceleste, invece, Enzo Fernández e Paredes saranno fondamentali per spezzare il ritmo del palleggio spagnolo, mentre Julián Álvarez rappresenta probabilmente l’arma più pericolosa negli spazi. E poi c’è Emiliano Martínez. Il Dibu ha già dimostrato a Qatar 2022 quanto possa diventare decisivo nelle partite a eliminazione diretta.

Comunque vada, i Mondiali 2026 consegneranno alla storia una finale ricca di significati. Se dovesse vincere l’Argentina, l’Albiceleste diventerebbe la prima Nazionale a difendere con successo il titolo mondiale dal Brasile del 1962, rafforzando ulteriormente la propria candidatura tra le più grandi selezioni di sempre.

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Quella tra Spagna e Argentina sarà la prima sfida assoluta ai Mondiali nella storia delle due Nazionali. (Fonte: SEFutbol / Selección Argentina).

Mondiali 2026, una finale destinata a entrare nella storia

Se invece a trionfare fosse la Spagna, la Roja tornerebbe sul tetto del mondo sedici anni dopo il trionfo di Johannesburg, certificando definitivamente la nascita di una nuova generazione destinata a dominare il calcio internazionale. Tra il 2010 e il 2012, le Furie Rosse si laurearono campioni del mondo prima e d’Europa poi. Quest’anno potrebbero riuscire nella stessa impresa.

Passato contro futuro. Messi contro Yamal. Scaloni contro De la Fuente. Argentina contro Spagna. Domenica sera il MetLife Stadium ospiterà una finale destinata a entrare nella storia del calcio mondiale. Novanta minuti — o forse qualcuno in più — per decidere chi salirà sul tetto del mondo.

Fonte foto in evidenza: Tribuna.comTribuna.com

Dennis Izzo

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Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.

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