Il Mondiale 2026 che inizia oggi rappresenta la sintesi perfetta di tutto ciò che il calcio moderno è diventato: sempre più lontano dal concetto di sport, a distanza siderale dai suoi tifosi.
Il tema più caldo è senza dubbio quello dei visti, conseguenza diretta della folle politica di Trump. Giocatori e membri degli staff sono stati spesso trattenuti e sottoposti a perquisizioni non necessarie per ore dopo l’atterraggio. Tra i casi più eclatanti spiccano quello dell’arbitro Omar Artan, considerato il miglior direttore della federazione africana, respinto in quanto cittadino somalo e quindi impossibilitato a partecipare alla competizione, e quello della nazionale iraniana, costretta ad alloggiare in Messico e a recarsi negli Stati Uniti soltanto nel giorno delle partite, per poi ripartire subito dopo la fine degli incontri. Non potranno effettuare alcuna rifinitura negli stadi in cui giocheranno.
Passiamo ora al clima. In diverse città che ospiteranno le gare si prevedono temperature comprese tra i 35 e i 40 gradi nelle ore centrali della giornata. Proprio a mezzogiorno, infatti, si giocheranno alcune partite dei gironi che coinvolgeranno nazionali europee a Houston, San José, Los Angeles, Atlanta e Dallas. Anche le sedi messicane, per ovvie ragioni geografiche, non offriranno condizioni particolarmente più favorevoli nonostante gli orari meno proibitivi.
Non proprio il massimo per giocatori che arrivano da stagioni di circa 70 partite, senza dimenticare chi ha partecipato anche al Mondiale per Club nell’estate del 2025.
A proposito: ricordate le partite sospese o rinviate per il rischio di tempeste? Benfica-Chelsea, ad esempio, durò complessivamente quasi cinque ore. In stati come Georgia e Florida il rischio meteorologico resta elevatissimo. Un problema tutt’altro che marginale per un torneo dal calendario fittissimo. E assume un peso ancora maggiore se si considera che Atlanta ospiterà la finale per il terzo posto e Miami una delle due semifinali.
La ciliegina sulla torta è però la logistica. Questo Mondiale si svilupperà lungo una distanza di circa 5.000 chilometri tra la sede più settentrionale, Vancouver, e quella più meridionale, Città del Messico. Per dare un’idea con il caso più estremo: la nazionale di Curaçao alloggia in Florida e, per disputare le sue tre gare del girone a Houston, Kansas City e Philadelphia, dovrà percorrere quasi 10.000 chilometri.
Però il caffè continuiamo a prenderlo nel bicchierino compostabile che si inzuppa dopo tre minuti e costa il triplo. Mi raccomando.
Il calcio è lo sport del popolo, giusto? Eppure non abbiamo ancora parlato dell’aspetto economico. I prezzi dei biglietti oscillano da circa 1.500 dollari per il posto peggiore di una partita dei gironi tra nazionali di secondo piano fino a oltre 45.000 dollari per assistere alla finale di New York.
Se a questo aggiungiamo l’allargamento a 48 squadre, con ben 72 partite della fase a gironi tutt’altro che imperdibili, il risultato è sotto gli occhi di tutti: diversi stadi risultano ancora oggi lontani dal tutto esaurito.
Si vocifera addirittura che alcune emittenti televisive, dopo aver investito cifre enormi per i diritti, abbiano seriamente valutato l’utilizzo di comparse accuratamente distribuite sugli spalti per nascondere le aree vuote. Proprio come in Qatar 4 anni fa.
Non basta? Ecco qualche altra chicca.
1) Dopo l’uccisione del narcotrafficante El Mencho, in alcune aree del Messico si sono intensificati gli scontri tra forze dell’ordine e cartelli della droga. Per le quattro partite in programma sono già stati predisposti imponenti dispositivi di sicurezza. Le nazionali coinvolte? Messico e Colombia. A occhio sembra un bel mix.
2) A Toronto e a Città del Messico sono state sollevate preoccupazioni riguardo visibilità e sicurezza in seguito all’aumento della capienza di alcuni settori tramite strutture in tubi innocenti. Quasi dimenticavo: lo stadio Azteca sprofonda di 1 cm al mese.
3) Alcuni campi sono stesi direttamente sull’asfalto con uno strato d’erba di appena 5 centimetri. Per farvi un paragone in Europa il prato misura più del doppio. Già tanti addetti ai lavori hanno posto non pochi dubbi sul corretto rimbalzo del pallone
4) La FIFA ha designato il 26 giugno a Seattle “la partita del Pride”, con iniziative e spettacoli a tema LGBT. Le nazionali che la disputeranno? Egitto e Iraq. Due Paesi in cui l’omosessualità è punita con la lapidazione.
Naturalmente, per chi vive da questa parte del mondo, una buona parte delle partite sarà trasmessa tra la tarda notte e la mattina.
Quindi…
Buon mondiale 2026 a tutti!
Francesco Mascali
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Proprietario, editore e vice direttore di Voci di Città, nasce a Catania nel 1997. Da aprile 2019 è un giornalista pubblicista iscritto regolarmente all’albo professionale, esattamente due anni dopo consegue la laurea magistrale in Giurisprudenza, per poi iniziare la pratica forense presso l’ordine degli avvocati di Catania. Ama viaggiare, immergersi nelle serie tv e fotografare, ma sopra tutto e tutti c’è lo sport: che sia calcio, basket, MotoGP o Formula 1 non importa, il week-end è qualcosa di sacro e intoccabile. Tra uno spazio e l’altro trova anche il modo di scrivere e gestire un piccolo giornale che ha tanta voglia di crescere. La sua frase? «La vita è quella cosa che accade mentre sei impegnato a fare altri progetti»
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