Ci sono gironi che sembrano scritti per regalare battaglia fino all’ultima giornata. E poi ci sono quelli che, almeno sulla carta, hanno una favorita piuttosto evidente. Il gruppo H appartiene a questa seconda categoria ma, al tempo stesso, si preannuncia uno dei più piacevoli da seguire di questi Mondiali 2026. La Spagna arriva in America con l’etichetta di favorita assoluta del raggruppamento. Dietro di lei, però, si apre una lotta affascinante tra Uruguay, Arabia Saudita e Capo Verde. Tre continenti, tre nazionali profondamente diverse per storia, tradizione, stile di gioco, ma accomunate da una certezza: strappare il pass per gli ottavi di finale (insieme a Lamine Yamal e compagni).
Per anni è stata la nazionale del tiki-taka, del possesso palla esasperato e del dominio tecnico. Oggi la Spagna è qualcosa di diverso, pur rimanendo ugualmente una delle nazionali più affascinanti del panorama mondiale. Le Furie Rosse continuano ad avere una qualità tecnica impressionante, ma negli ultimi anni hanno aggiunto ritmo, verticalità e intensità. Non cercano più soltanto di addormentare le partite con il pallone tra i piedi: sanno accelerare, colpire e fare male.

Nazionale spagnola: esultanza Nico Williams e Lamine Yamal – Fonte Foto: La Repubblica
E soprattutto hanno una nuova generazione che fa paura. Pedri è il cervello, il giocatore che vede linee di passaggio invisibili agli altri. Lamine Yamal è il talento, il giocatore che dovrà risolvere le partite. 18 anni e già una nazione sulle spalle per il fenomeno del Barcellona, alla sua prima apparizione mondiale. Poi ci sono i vari Nico Williams, Olmo, Ferran Torres oltre che alcuni “veterani” fondamentali come Rodri e Fabian Ruiz. Insomma, un giusto mix di talento, freschezza ed esperienza. Per questo motivo, e non solo, la Spagna parte come favorita nel girone, oltre che tra le papabili vincitrici finali.
Se qualcuno aveva ancora dubbi sul valore dell’Arabia Saudita, probabilmente li ha persi durante il Mondiale del 2022. La vittoria contro l’Argentina nella fase a gironi è stata una delle sorprese più clamorose nella storia recente della competizione. Un risultato che ha dimostrato come questa nazionale sia perfettamente in grado di competere contro avversari di altissimo livello. Negli ultimi anni il calcio saudita è cresciuto enormemente grazie ai pesanti investimenti e allo sviluppo delle infrastrutture sportive. Di conseguenza, anche la nazionale ne ha beneficiato. Il giocatore simbolo resta Salem Al-Dawsari – autore proprio del gol decisivo contro l’Argentina in Qatar. Lui e i suoi compagni arrivano al Mondiale sapendo di non avere nulla da perdere.
Ogni Mondiale ha una squadra che sembra non invecchiare mai. L’Uruguay è una di quelle. Cambiano gli allenatori, cambiano le generazioni, ma la Celeste continua a presentarsi ai grandi appuntamenti con la stessa identità: carattere, orgoglio e una capacità quasi unica di esaltarsi quando conta davvero. O, se preferite, con la stessa identica “garra charrua“ che contraddistingue la nazionale uruguaiana. Non avrà più il fascino romantico dell’epoca di Diego Forlan o della coppia Suarez-Cavani, ma possiede ancora una qualità che vale oro nelle competizioni brevi: sa come vincere le partite sporche.

Nazionale Uruguaiana: a sinistra Federico Valverde, a destra Darwin Nunez – Fonte Foto: SkySport
Il simbolo perfetto di questo Uruguay moderno è senza ombra di dubbio Federico Valverde. Corre, lotta, costruisce e conclude. Uno di quei centrocampisti che sembrano comparire in ogni zona del campo. Accanto a lui, una generazione (non più giovanissima) che vuole raccogliere l’eredità dei grandi del passato. Tra i vari nomi: Jose Maria Gimenez, Ronald Araujo, Rodrigo Bentancur, De Arrascaeta e Darwin Nunez. La Celeste parte dietro solamente alla Spagna, l’obiettivo (minimo) dei ragazzi del c.t. Marcelo Bielsa è il passaggio del turno.
Ogni Mondiale ha bisogno della sua outsider. Della squadra che arriva senza grandi aspettative e che improvvisamente conquista la simpatia di tutti. Capo Verde potrebbe essere proprio quella nazionale. L’arcipelago africano ha compiuto passi da gigante negli ultimi anni. La crescita del movimento è evidente e il livello tecnico della squadra continua a migliorare. La forza principale dei capoverdiani è l’entusiasmo. Non hanno il peso della storia sulle spalle e possono giocare con una libertà mentale che spesso diventa un vantaggio enorme. Insomma, essere al Mondiale è già un sogno per loro. Ma, arrivati a questo punto, vorranno sicuramente mettere un lieto fine alla loro favola!
Fonte Foto in Evidenza: Il Fatto Quotidiano
Giuseppe Rosario Tosto
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