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Tribunale di Milano, avvocato si suicida gettandosi dal sesto piano: chi era l’avv. Pozzi
15 Luglio 2022
Best politikSocietasAttualitàMilano

Tribunale di Milano, avvocato si suicida gettandosi dal sesto piano: chi era l’avv. Pozzi

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Il lancio nel vuoto e la morte dell’avvocato Pozzi

È una consueta afosa mattina milanese quella di mercoledì 13 luglio 2022. Nel Tribunale della capitale economica d’Italia, gli avvocati salgono e scendono le scale, corrono per raggiungere le aule dove a momenti si terranno le udienze alle quali devono presenziare. Anche Massimiliano Alessandro Pozzi è lì, e come nei giorni precedenti si aggira per i corridoi del Tribunale di Milano. È un avvocato civilista, è nato Milano ed ha 49 anni. Sale al sesto piano del Palazzo di Giustizia, entra in un bagno e qualche secondo dopo precipita nel vuoto, facendo un volo di circa 18 metri. L’avvocato Pozzi muore così nel cortile interno del Tribunale milanese, dal lato di via Manara, vicino alle aule del Tribunale del Riesame. Alle 12.20 viene dato l’allarme dai dipendenti degli uffici giudiziari presenti. Quando i Carabinieri, la Procuratrice generale Francesca Nanni e il capo della Procura Marcello Viola, il Pubblico Ministero Cristiana Roveda giungono sul posto, escludono l’ipotesi di un incidente sul lavoro: l’avvocato Pozzi si è gettato nel vuoto al fine di suicidarsi.

Il biglietto di addio: la sospensione dall’Ordine

Nella tasca dell’avvocato Pozzi è stato trovato un biglietto di addio, insieme al tesserino da avvocato. L’uomo ha lasciato un messaggio ai propri familiari, scusandosi con loro per il proprio gesto, illustrando i motivi per i quali aveva deciso di compierlo. Da ciò risulta che l’avvocato stesse vivendo un forte disagio personale, in particolare a causa della sospensione disposta dall’Ordine degli avvocati di Milano nel 2014, dovuta al mancato versamento delle quote previste, che non era riuscito a corrispondere a causa di problemi economici. Nonostante la sospensione, Pozzi aveva continuato ad esercitare l’attività professionale, ciò aveva comportato l’avvio di un procedimento disciplinare, per esercizio abusivo della professione, cui era seguita la condanna da parte del Tribunale di Vercelli nel settembre del 2017. Alla base vi erano problemi economici, che lentamente avevano portato l’avvocato a vivere un serio disagio personale. Lo stesso disagio, rammarico e dispiacere che ha manifestato nel biglietto di addio, otto anni dopo la sospensione.  Si evidenzia che alcuni rotocalchi hanno diffuso la notizia che l’uomo avrebbe sofferto di ludopatia e che una difficile separazione dalla moglie l’avrebbe sconvolto: attualmente non risulta ci siano fonti certe per quanto riguarda tali aspetti.

Il silenzio generale e l’indelicatezza della stampa: l’indignazione suscitata

La triste vicenda ha suscitato moti di indignazione, poiché nessuna istituzione ha rilasciato alcuna dichiarazione di cordoglio per i fatti avvenuti. Inoltre, anche parte della stampa si è mostrata sotto certi profili indelicata, definendo l’uomo “ex avvocato”. Questa indelicatezza mette in luce la superficialità con cui spesso vengono trattate alcune tematiche da parte dei rotocalchi, come era accaduto recentemente per il caso della professoressa transgender Cloe Bianco, che era stata definita erroneamente “professore”. In questo caso, analogamente, una persona che aveva legittimamente superato l’esame di abilitazione alla professione forense, quindi un avvocato, seppur sospeso, è stato erroneamente definito “ex avvocato”; sarebbe stata auspicabile una maggiore informazione e sensibilità, anche in questo caso, da parte della stampa. Molte persone hanno sottolineato il loro disappunto: «Oggi, nessuna istituzione ha detto una sola parola. Oggi, quelle istituzioni che parlano di toga nel cuore, di dignità della professione, di amore per la giustizia, tacciono della morte di un avvocato povero e disperato»; o ancora: «Quello che sorprende è la generale presa di distanza, che si coglie col tentativo di stigmatizzare l’avvocato da parte della stampa, menzionando presunti problemi di ludopatia e personali, come da allontanarlo da tutto». Alla luce di tutto ciò, resta da vedere se ci saranno sviluppi per quanto attiene alla vicenda.

Stefania Piva

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Stefania Piva

About Stefania Piva

È nata e vive a Milano. È Avvocato, laureata in giurisprudenza all’Università Statale di Milano, ha svolto la pratica forense presso l’Avvocatura dello Stato di Brescia, e si è specializzata presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università Statale di Milano. Da sempre appassionata di politica e giornalismo, ha scritto in precedenza per il giornale locale ABC Milano.

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