Sedici anni dopo il trionfo di Johannesburg, la Spagna torna sul tetto del mondo. La Roja supera l’Argentina (1-0) nella finale dei Mondiali 2026 e conquista il titolo per la seconda volta. Un successo che va oltre i 120 minuti del MetLife Stadium e che rappresenta la consacrazione definitiva di una generazione destinata a lasciare il segno.
Gli iberici si confermano una squadra moderna, capace di coniugare il tradizionale controllo del possesso con intensità, verticalità e grande organizzazione difensiva. Dopo il trionfo a Euro 2024, la conquista della Coppa del mondo completa un biennio straordinario per le Furie Rosse.

L’abbraccio tra Lamine Yamal e Ferrán Torres, autore del gol decisivo nella finale dei Mondiali vinta dalla Spagna contro l’Argentina. (Fonte: SEFutbol).
Il successo della Spagna porta la firma di un collettivo straordinario. Rodri, eletto MVP del Mondiale, è un punto di riferimento con la sua capacità di dettare tempi e ritmi di gioco. Unai Simón è il miglior portiere del torneo (appena un gol subito), mentre Pau Cubarsí, a soli diciannove anni, guida con personalità la retroguardia e riceve il premio di Miglior giovane.
Non meno degni di nota i vari Lamine Yamal, Pedri, Fabián Ruiz, Marc Cucurella e Oyarzabal, che rappresentano il presente e il futuro di una Nazionale che sembra avere tutte le carte in regola per aprire un nuovo ciclo vincente. Dopo svariati anni bui, la Spagna ricalca le orme della leggendaria Roja che dominò il mondo tra il 2008 e il 2012.

Pau Cubarsí, Rodri e Unai Simón, rispettivamente Miglior giovane, Miglior giocatore e Miglior portiere dei Mondiali. (Fonte: SEFutbol).
Uno dei principali punti di forza della Spagna è l’apporto dell’intera rosa, dotata di alternative di altissimo livello. Emblematico il rendimento di Mikel Merino, autentico uomo della provvidenza: il centrocampista risulta decisivo allo scadere sia agli ottavi contro il Portogallo che ai quarti col Belgio.
Fondamentale anche Ferrán Torres, spesso utilizzato come arma tattica a partita in corso. È proprio l’attaccante del Barcellona a firmare il gol che stende l’Argentina ai tempi supplementari e, soprattutto, consegna il secondo titolo mondiale alla Spagna. Un successo che bissa quello ottenuto nel 2010 contro l’Olanda. Anche in quel caso, fu un gol ai supplementari, siglato da Iniesta, a rompere l’equilibrio.
Il trionfo della Roja affonda le proprie radici in un percorso praticamente impeccabile. Dopo l’inatteso pareggio a reti inviolate contro Capo Verde all’esordio, gli uomini di Luis de la Fuente cambiano immediatamente marcia, chiudendo il girone con le convincenti vittorie contro Arabia Saudita (4-0) e Uruguay (1-0).

Luis de la Fuente, 65 anni, riporta la Spagna sul tetto del mondo due anni dopo la vittoria degli Europei. (Fonte: SEFutbol).
Nella fase a eliminazione diretta, invece, eliminano, nell’ordine, Austria (3-0), Portogallo (1-0), Belgio (2-1), Francia (2-0), per poi battere i campioni in carica dell’Argentina in finale. Gli iberici dimostrano di sapersi adattare anche ad avversari di altissimo livello, coniugando qualità tecnica, organizzazione tattica e solidità difensiva. La Spagna chiude il torneo con una sola rete incassata.
Il grande artefice del trionfo spagnolo è Luis de la Fuente. Il 65enne diventa l’allenatore più anziano a vincere la Coppa del mondo, superando il connazionale Vicente del Bosque, campione nel 2010 a 59 anni. Un passaggio di testimone simbolico tra i due tecnici che hanno regalato alla Spagna due Mondiali.
Arrivato sulla panchina della Nazionale maggiore tra lo scetticismo generale dopo l’addio di Luis Enrique, il tecnico riojano ha saputo costruire una squadra moderna, solida e spettacolare, valorizzando una generazione di giovani talenti senza rinunciare all’identità storica del calcio spagnolo. La Roja, inoltre, tocca quota 38 risultati utili consecutivi, superando il primato dell’Italia di Roberto Mancini.

I giocatori della Spagna alzano al cielo del MetLife Stadium di East Rutherford la Coppa del mondo, la seconda assoluta per la Roja. (Fonte: SEFutbol).
Se da una parte la Spagna festeggia un trionfo destinato a entrare nella storia, dall’altra per l’Argentina sfuma il sogno di difendere il titolo. La sconfitta in finale, tuttavia, non cancella il valore del percorso compiuto dagli uomini di Lionel Scaloni. Dopo aver chiuso il girone al primo posto davanti ad Austria, Algeria e Giordania, la Selección elimina Capo Verde (3-2), Egitto (3-2), Svizzera (3-1) e Inghilterra (2-1), dimostrando una straordinaria capacità di soffrire, adattarsi e vincere anche nelle situazioni più complicate.
Ancora una volta, il simbolo dell’Argentina è Lionel Messi. A quasi trentanove anni, la Pulce disputa un Mondiale di altissimo livello. Otto reti e quattro assist il bottino complessivo della sua rassegna iridata, impreziosita dalla tripletta realizzata contro l’Algeria e dai due assist in semifinale con l’Inghilterra.
Numeri che testimoniano la capacità del numero dieci argentino di incidere nei momenti più importanti. Il capitano dell’Albiceleste sale a quota 21 gol in Coppa del mondo, alle spalle del solo Kylian Mbappé (22). Con 12 assist, inoltre, Messi è il miglior assistman nella storia dei Mondiali, un record che certifica come il suo contributo sia andato ben oltre i gol.

La commozione di Leo Messi, che a 39 anni saluta i Mondiali a testa alta: per lui 8 reti e 4 assist nell’ultima rassegna iridata in carriera. (Fonte: Selección Argentina).
La sconfitta contro la Spagna prolunga inoltre una particolare tradizione della storia della Coppa del mondo. L’Argentina diventa infatti la quarta Nazionale campione in carica che non riesce a difendere il titolo. Era già accaduto alla stessa Albiceleste (1990), al Brasile (1998) e alla Francia (2022).
Restano così soltanto due le Nazionali capaci di confermarsi campioni del mondo: l’Italia (1934 e 1938), e il Brasile di Pelé (1958 e 1962). Se per la Spagna questa vittoria sembra rappresentare l’inizio di un nuovo ciclo, per l’Argentina potrebbe invece segnare la conclusione di un’epoca irripetibile.
Il gruppo costruito da Lionel Scaloni ha dominato il panorama internazionale nell’ultimo quinquennio, conquistando due Copa América, una Finalissima e un Mondiale, oltre a raggiungere un’altra finale iridata. Tuttavia, molti dei protagonisti di questa straordinaria generazione hanno ormai superato abbondantemente la soglia dei trent’anni e difficilmente saranno ancora protagonisti tra quattro anni.

Il presidente della FIFA, Gianni Infantino, e il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, con la Coppa del mondo. (Fonte: Fox News).
Se il calcio vive di storie, quella raccontata negli Stati Uniti, in Canada e in Messico è destinata a restare impressa nella memoria degli appassionati. I Mondiali 2026 verranno ricordati non solo per ciò che è accaduto sul terreno di gioco, ma anche per le numerose polemiche che ne hanno accompagnato lo svolgimento.
Sin dalle prime settimane del torneo non sono mancate le discussioni sulla gestione organizzativa della FIFA. Ha fatto molto rumore, ad esempio, il caso dell’annullamento della squalifica di Folarin Balogun, commentata pubblicamente anche dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che aveva criticato duramente la decisione degli organi disciplinari.
Non meno importanti le polemiche legate ai visti d’ingresso negati a tifosi e delegazioni provenienti da alcuni Paesi. Anche sul piano regolamentare e televisivo il torneo ha fatto discutere. Gli hydration break introdotti sistematicamente a metà del primo e del secondo tempo, pensati per fronteggiare le elevate temperature, hanno spesso spezzato il ritmo delle partite.

L’abbraccio tra Lamine Yamal e Lionel Messi al termine della finale dei Mondiali vinta dalla Spagna ai danni dell’Argentina. (Fonte: B/R Football).
È soprattutto il Mondiale del passaggio di consegne tra il maestro Lionel Messi e l’allievo Lamine Yamal, tra una generazione che ha scritto la storia e un’altra pronta a riscriverla. Perché, come accade da quasi un secolo, la Coppa del mondo rappresenta molto più di un semplice trofeo. Racconta la fine di un’epoca e l’inizio della successiva.
E quella andata in scena tra Stati Uniti, Canada e Messico sarà ricordata come l’edizione che ha segnato il confine tra il calcio di ieri e quello di domani. Più forte delle polemiche e delle questioni extracampo, il pallone continua a regalare incredibili emozioni agli appassionati di tutto il mondo.
Fonte foto in evidenza: SEFutbol (X)
Dennis Izzo
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