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NBA: Sixers corsari al Garden, ottimi avvii per Pistons e Thunder
21 Ottobre 2026
Basket

NBA: Sixers corsari al Garden, ottimi avvii per Pistons e Thunder

Home » Voci di Sport » Basket » NBA: Sixers corsari al Garden, ottimi avvii per Pistons e Thunder

La stagione NBA 2026-2027 si apre con una sfida spettacolare tra Detroit Pistons e Boston Celtics, protagoniste di una battaglia intensa e ricca di colpi di scena. Alla Little Caesars Arena sono i padroni di casa a imporsi per 121-113, al termine di una partita che sembrava aver preso una direzione ben precisa e che invece ha visto Detroit ribaltare uno svantaggio di ben 22 punti.

Una vittoria di carattere per i Pistons, capaci di reagire alle difficoltà e di trovare risorse preziose anche al di fuori dei propri principali riferimenti offensivi. A prendersi inizialmente la scena è però Paul George, protagonista di un debutto straordinario con la maglia dei Celtics. Il veterano, arrivato a Boston dopo due stagioni complicate a Philadelphia, mette a referto 38 punti con 12/21 dal campo e 7/12 dall’arco, stabilendo il nuovo record di punti realizzati da un giocatore alla sua prima apparizione con la franchigia più titolata della storia NBA.

NBA

Debutto da incorniciare per Paul George, autore di 38 punti, mentre Tatum non incide nonostante gli 11 assist a referto. (Fonte: Boston Celtics).

Un super George non basta, rimonta pazzesca di Detroit

Una prestazione che sembra indirizzare la partita a favore degli ospiti, capaci di costruire un vantaggio di 22 lunghezze, prima di subire la clamorosa reazione degli avversari. Detroit trova la forza di risalire soprattutto attraverso una maggiore intensità difensiva, il dominio fisico sotto i tabelloni e il contributo di alcuni protagonisti inattesi. Nel quarto periodo i Pistons piazzano un impressionante parziale di 23-0, ribaltando completamente l’inerzia dell’incontro.

Determinante l’apporto di Duncan Robinson, autore di 21 punti con cinque triple a bersaglio su nove tentativi, e soprattutto di Javonte Green, autentico fattore dalla panchina con 19 punti e 5/8 da tre in appena 17 minuti. Due prestazioni fondamentali per permettere ai padroni di casa di completare una rimonta che sembrava improbabile. Segnali particolarmente incoraggianti arrivano anche da Jalen Duren.

Dopo una postseason da dimenticare e un’estate accompagnata da numerose discussioni sul suo futuro, il centro risponde sul parquet con 22 punti, 9 rimbalzi e un eccellente 8/13 al tiro, dimostrando di poter rappresentare un elemento fondamentale per le ambizioni della squadra. Positiva anche la prova di Ausar Thompson, che chiude con 11 punti, 11 rimbalzi e 5 assist, confermando la propria capacità di incidere in diverse situazioni di gioco.

Cade Cunningham, principale riferimento offensivo dei Pistons, fa registrare 22 punti, 8 assist e 4 rimbalzi, tirando 8/18 dal campo. Una prestazione complessivamente positiva, sebbene caratterizzata da qualche difficoltà nel tiro dalla lunga distanza, dove realizza soltanto una delle sei conclusioni tentate. Il successo di Detroit assume ancora più valore considerando che la squadra riesce a prevalere senza una serata particolarmente brillante del proprio leader dal perimetro.

Ausar Thompson è tra i protagonisti della rimonta dei Pistons al debutto stagionale contro i Celtics. (Fonte: Detroit Pistons).

Tatum non incide, Boston ko al debutto stagionale

Sul fronte Boston, invece, alla straordinaria prestazione di George fa da contraltare la serata complicata di Jayson Tatum. L’ala dei Celtics distribuisce ben 11 assist, dimostrando grande capacità di coinvolgere i compagni, ma fatica enormemente nella realizzazione: appena 13 punti con 6/23 dal campo e 0/7 da tre. Una prestazione offensiva insufficiente per un giocatore del suo livello, soprattutto in una partita nella quale la squadra avrebbe avuto bisogno della sua produzione nei momenti più delicati.

Più convincenti le prove di Derrick White, autore di 17 punti e 8 assist con 7/13 al tiro, e Sam Hauser, che aggiunge 11 punti tirando 3/5 dall’arco. Payton Pritchard contribuisce con altri 17 punti e 4 rimbalzi, senza però riuscire a impedire la rimonta degli avversari. Particolarmente significativo è il confronto statistico tra le due squadre. Boston chiude infatti con percentuali superiori sia dal campo (45,5% contro 45,3%) sia da tre punti (40,5% contro 37,5%), ma paga la maggiore fisicità dei Pistons.

Detroit domina la battaglia a rimbalzo per 49-39 e conquista ben 32 tiri liberi, realizzandone 28, contro i 21 tentati e 16 segnati dagli ospiti. Numeri che spiegano come la squadra di casa sia riuscita a compensare la minore precisione al tiro attraverso aggressività, presenza sotto canestro e capacità di procurarsi punti dalla lunetta. Per i Pistons si tratta di un esordio che alimenta le ambizioni di una squadra intenzionata a consolidare il proprio ruolo tra le protagoniste della Eastern Conference.

Boston, dal canto suo, può ripartire dalla prestazione eccezionale di Paul George, ma dovrà interrogarsi sulla gestione dei vantaggi e sulla necessità di trovare maggiore continuità offensiva nei propri uomini di riferimento. È soltanto la prima partita di una stagione lunghissima, ma lo spettacolo offerto dalle due squadre rappresenta già un ottimo biglietto da visita per la nuova annata NBA.

NBA

Tyrese Maxey e Jaylen Brown nel corso della gara vinta 106-100 sul campo dei New York Knicks. (Fonte: Philadelphia 76ers).

NBA, i Sixers rovinano la festa dei Knicks

Una serata destinata a entrare nella storia dei New York Knicks si conclude con una sconfitta. Al Madison Square Garden, teatro della seconda partita inaugurale della stagione NBA 2026-2027, i Philadelphia 76ers superano i campioni in carica per 106-100, rovinando almeno parzialmente una festa che la città aspettava da oltre mezzo secolo. Una vittoria significativa per la franchigia della Pennsylvania, profondamente rinnovata durante l’estate e intenzionata a inserirsi nella lotta per il titolo.

Prima della palla a due, però, tutte le attenzioni sono rivolte ai padroni di casa. A distanza di 53 anni dall’ultimo trionfo, i Knicks celebrano il titolo NBA conquistato nella stagione 2025-2026 con la tradizionale consegna degli anelli e l’innalzamento dello stendardo celebrativo al soffitto del Madison Square Garden. A rendere ancora più suggestiva la cerimonia è la presenza di alcune leggende della franchigia, tra cui Walt Frazier, Earl Monroe e Bill Bradley, protagonisti dell’epoca d’oro del basket newyorkese.

Un momento carico di emozione per una tifoseria che, dopo decenni di delusioni, ha finalmente potuto festeggiare il ritorno dei Knicks sul tetto della NBA. Terminati i festeggiamenti, però, New York deve immediatamente confrontarsi con una delle avversarie più ambiziose della Eastern Conference. Philadelphia si presenta infatti con un quintetto profondamente trasformato dagli arrivi di LeBron James e Jaylen Brown, chiamati ad affiancare Tyrese Maxey e Joel Embiid.

Due operazioni di mercato che hanno modificato sensibilmente gli equilibri della squadra, aumentandone il talento e le possibilità offensive, ma sollevando anche interrogativi sulla convivenza tra giocatori abituati ad avere responsabilità importanti. Per LeBron James si tratta di un debutto particolarmente significativo. Il fuoriclasse di Akron, ormai quarantunenne, inaugura la ventiquattresima stagione della propria carriera NBA indossando la maglia della quarta franchigia della sua straordinaria esperienza professionistica.

LeBron James debutta con i Sixers con 14 punti, 9 rimbalzi e 7 assist al Madison Square Garden. (Fonte: Philadelphia 76ers).

LeBron sugli scudi in cabina di regia

Contro i Knicks chiude con 14 punti, 9 rimbalzi e 7 assist, offrendo una prestazione complessivamente positiva, pur senza monopolizzare le conclusioni offensive. Più che nella realizzazione, James si distingue nella gestione dei possessi, nella capacità di coinvolgere i compagni e nella lettura delle situazioni di gioco. Un primo assaggio del ruolo che potrebbe ricoprire nel nuovo progetto dei Sixers, nel quale la sua esperienza e la sua visione di gioco possono rappresentare risorse fondamentali.

Positivo anche l’esordio di Jaylen Brown, arrivato durante l’estate dai Boston Celtics nell’ambito dell’operazione che ha portato Paul George nella direzione opposta. L’ex stella di Boston mette a referto 19 punti, 8 rimbalzi e 6 assist, contribuendo in maniera decisiva alla rimonta degli ospiti. È soprattutto nel finale del terzo quarto che Brown lascia il segno, realizzando due triple importanti, tra cui quella sulla sirena, e trascinando Philadelphia in un parziale di 11-0 che ribalta l’inerzia dell’incontro.

I Sixers entrano così nell’ultimo periodo avanti 83-76, dopo aver inseguito per buona parte della partita. Il principale protagonista offensivo della serata è però Tyrese Maxey. Il playmaker di Philadelphia mette a referto 28 punti, 4 rimbalzi, 5 assist, 3 recuperi e altrettante stoppate. La sua velocità, la capacità di attaccare il canestro e la produzione realizzativa si rivelano preziose per una squadra che, almeno in questa prima uscita, trova proprio nella distribuzione delle responsabilità offensive uno degli aspetti più incoraggianti.

NBA

Tyrese Maxey, miglior realizzatore della sfida tra i suoi Sixers e i New York Knicks con 28 punti. (Fonte: Philadelphia 76ers).

Philadelphia parte col piede giusto

Più complicata, invece, la partita di Joel Embiid. Il centro camerunense naturalizzato statunitense conclude con 13 punti e 11 rimbalzi, ma fatica notevolmente al tiro, chiudendo con appena quattro canestri su quindici tentativi. Il suo contributo diventa tuttavia fondamentale nella metà campo difensiva, dove aggiunge 3 stoppate e 2 recuperi. Un impatto che va quindi oltre le difficoltà offensive e che conferma l’importanza del lungo negli equilibri dei Sixers.

Ed è proprio la difesa a rappresentare uno degli elementi più interessanti della vittoria di Philadelphia. Alla vigilia, l’attenzione era concentrata soprattutto sulla convivenza offensiva delle quattro stelle, mentre le maggiori perplessità riguardavano la tenuta difensiva del nuovo quintetto. Sul parquet del Madison Square Garden, invece, i Sixers dimostrano di poter trovare solidità anche in questa metà campo, soprattutto nei possessi decisivi.

New York, dal canto suo, alterna momenti convincenti a passaggi a vuoto che finiscono per compromettere la partita. I Knicks costruiscono più volte vantaggi in doppia cifra durante il secondo quarto, ma non riescono a mantenere il controllo dell’incontro. Brunson, principale riferimento offensivo della squadra, realizza 21 punti, tirando però soltanto 6/19 dal campo. Una serata complicata per il leader dei campioni NBA, che fatica a trovare continuità realizzativa contro la difesa avversaria.

I giocatori dei New York Knicks premiati con gli anelli per la vittoria del titolo NBA 2025-2026. (Fonte: NEW YORK KNICKS).

Sconfitta all’esordio per i Knicks

Karl-Anthony Towns chiude con 19 punti e 12 rimbalzi, pur dovendo fare i conti con problemi di falli che ne limitano il minutaggio. Il lungo è comunque protagonista del tentativo di rimonta finale dei Knicks, riportando New York a un solo punto di distanza nell’ultimo quarto. Importante anche il contributo di Andre Drummond, autore di 12 punti e 14 rimbalzi contro la sua ex squadra.

Nonostante questi apporti, i padroni di casa pagano una serata poco brillante al tiro, conclusa con appena il 37,2% dal campo e il 33,3% dalla lunga distanza. La partita rimane aperta fino agli ultimi minuti. Dopo essere scivolati sotto di nove punti all’inizio dell’ultimo periodo, i Knicks riescono a riavvicinarsi grazie a Towns, ma Philadelphia risponde nei possessi più importanti. Embiid trova una tripla preziosa, mentre il giovane V.J. Edgecombe finalizza un assist dello stesso centro con una schiacciata che permette agli ospiti di conservare il vantaggio.

La difesa dei Sixers completa poi il lavoro, impedendo a New York di trovare il canestro necessario per riaprire definitivamente la sfida. Il successo assume un significato particolare anche alla luce della precedente postseason, quando i Knicks avevano eliminato Philadelphia nelle semifinali della Eastern Conference. Per New York, la sconfitta non cancella naturalmente il valore di una serata storica, ma ricorda quanto sarà complicato difendere il titolo conquistato pochi mesi fa.

NBA

Gli Oklahoma City Thunder espugnano San Antonio e vincono la prima partita stagionale. (Fonte: OKC THUNDER).

NBA, piccola rivincita per i Thunder

L’Opening Night della stagione NBA 2026-2027 si conclude con il successo degli Oklahoma City Thunder sul parquet dei San Antonio Spurs. Al Frost Bank Center, gli ospiti si impongono per 116-104, al termine di una partita controllata per lunghi tratti e caratterizzata da un primo tempo nettamente favorevole alla formazione allenata da Mark Daigneault.

Una sfida particolarmente attesa, considerando che le due franchigie si erano affrontate pochi mesi prima nelle finali della Western Conference, concluse con la vittoria di San Antonio in sette partite. Il confronto rappresentava quindi un primo banco di prova significativo per entrambe le squadre. Da una parte Oklahoma City, intenzionata a dimostrare di poter tornare a competere per il titolo dopo l’eliminazione della scorsa primavera; dall’altra gli Spurs, desiderosi di confermare la propria crescita e di consolidare il ruolo conquistato ai vertici della Conference.

Sul parquet, però, sono soprattutto i Thunder a mostrare fin dalle prime battute una maggiore organizzazione collettiva e una migliore efficacia offensiva. Dopo un primo quarto relativamente equilibrato, concluso sul 34-28, Oklahoma City prende progressivamente il controllo dell’incontro. Nel secondo periodo la formazione ospite alza ulteriormente l’intensità difensiva, limitando le soluzioni offensive degli avversari e sfruttando con continuità gli spazi concessi sul perimetro.

Il parziale di 31-16 permette ai Thunder di raggiungere l’intervallo sul 65-44, con un vantaggio di 21 punti. Particolarmente impressionante la precisione dalla lunga distanza: nei primi ventiquattro minuti Oklahoma City realizza dieci delle quattordici triple tentate, mentre San Antonio fatica enormemente a trovare continuità al tiro. Come spesso accaduto nelle ultime stagioni, il principale protagonista della formazione ospite è Shai Gilgeous-Alexander.

Il rookie spagnolo Aday Mara riesce a tenere a bada Victor Wembanyama al suo debutto in NBA. (Fonte: OKC THUNDER).

Shai on fire, Wembanyama delude

Il fuoriclasse canadese inaugura la nuova annata con 32 punti, 6 rimbalzi, 4 assist, 3 recuperi e 3 stoppate, tirando 13/27 dal campo. Una prestazione completa, nella quale il talento offensivo si accompagna a un contributo importante anche nella metà campo difensiva. Shai si conferma il riferimento principale dei Thunder, dimostrando ancora una volta la capacità di gestire i ritmi dell’attacco e trovare soluzioni individuali nei momenti in cui gli avversari provano a rientrare in partita.

La vittoria di Oklahoma City, tuttavia, non può essere ricondotta esclusivamente alla prestazione della propria stella. Uno degli aspetti più incoraggianti riguarda infatti il contributo della panchina, a cominciare da Jared McCain. La guardia ventiduenne realizza 20 punti in appena 22 minuti, tirando 7/9 dal campo e soprattutto 6/8 da tre punti. Una prova di grande efficienza offensiva, che gli permette di eguagliare il proprio massimo in carriera per triple realizzate in una singola partita.

La sua capacità di muoversi senza pallone e sfruttare le attenzioni difensive riservate ai compagni rappresenta un’arma preziosa per una squadra già ricca di soluzioni offensive. Tra le note positive figura anche l’esordio NBA di Aday Mara. Il giovane centro spagnolo, alla prima apparizione ufficiale nella lega, chiude con 7 punti, 2 rimbalzi, un assist e una stoppata in poco meno di dodici minuti, realizzando tre dei quattro tiri tentati.

Al di là delle statistiche, Mara mostra personalità e presenza fisica, rendendosi protagonista anche di una significativa giocata difensiva ai danni di Victor Wembanyama, del quale riesce a stoppare un tentativo di alley-oop. Un debutto incoraggiante, soprattutto considerando il livello degli avversari e le aspettative che accompagnavano l’incontro. Positivo, nel complesso, anche il contributo di Chet Holmgren, autore di 14 punti, 7 rimbalzi e 4 stoppate, mentre Jalen Williams aggiunge 12 punti e 7 rimbalzi, pur incontrando qualche difficoltà realizzativa (5/16 al tiro).

NBA

Determinante l’apporto di Jared McCain, che fa registrare 20 punti in 22 minuti in uscita dalla panchina. (Fonte: OKC THUNDER).

La voglia di rivalsa di Oklahoma City

Oklahoma City dimostra così di poter contare su un organico profondo, nel quale diversi giocatori sono in grado di incidere anche quando non attraversano una serata particolarmente brillante dal punto di vista offensivo. Sul fronte opposto, la principale delusione è rappresentata dalla prestazione realizzativa di Victor Wembanyama. Il talento francese conclude con 12 punti, 13 rimbalzi e 6 stoppate, ma realizza appena un canestro su tredici tentativi dal campo, mancando tutte e quattro le conclusioni dalla lunga distanza.

Una serata decisamente negativa sul piano offensivo, durante la quale il centro degli Spurs fatica a trovare ritmo e soluzioni efficaci contro la difesa dei Thunder. Il suo unico canestro dal campo arriva addirittura sulla sirena del terzo quarto, dopo dodici errori consecutivi. Sarebbe tuttavia riduttivo giudicare la partita di Wembanyama esclusivamente attraverso le percentuali al tiro. I 13 rimbalzi e soprattutto le 6 stoppate testimoniano infatti un impatto difensivo comunque rilevante.

Le risposte più incoraggianti per gli Spurs arrivano invece dal reparto esterni. Stephon Castle è il miglior realizzatore della squadra con 24 punti e 7 rimbalzi, impreziositi da cinque triple. Il giovane talento conferma la propria crescita, mostrando personalità e capacità di assumersi responsabilità offensive anche nei momenti più complicati dell’incontro. È proprio una sua conclusione dalla lunga distanza, a poco più di quattro minuti dalla sirena finale, a riportare San Antonio a sette punti di distanza dagli avversari.

Convincente anche la prestazione di Dylan Harper, autore di 18 punti, 7 rimbalzi e 5 assist. Il giovane playmaker offre un contributo importante nella costruzione del gioco e nella produzione offensiva, confermando le proprie qualità e lasciando intravedere ulteriori margini di crescita. La sua capacità di attaccare il canestro e creare opportunità per i compagni rappresenta uno degli aspetti più interessanti del progetto tecnico degli Spurs.

NBA

De’Aaron Fox e Dylan Harper, partiti in quintetto insieme a Castle, Vassell e Wembanyama e autori rispettivamente di 14 e 18 punti. (Fonte: San Antonio Spurs).

La convivenza tra Fox, Castle e Harper può funzionare?

Merita una valutazione positiva anche De’Aaron Fox, che chiude con 14 punti, 7 rimbalzi e 7 assist, tirando 6/9 dal campo. La convivenza tra Fox, Castle e Harper costituisce una delle principali risorse a disposizione di San Antonio, ma richiederà inevitabilmente attenzione nella distribuzione delle responsabilità offensive.

Nonostante il pesante svantaggio accumulato all’intervallo, gli Spurs hanno comunque il merito di non arrendersi. Nella ripresa aumentano l’intensità, migliorano la circolazione del pallone e riescono a ridurre il distacco fino a sette lunghezze, riaprendo temporaneamente una partita che sembrava già compromessa. OKC, tuttavia, dimostra maggiore lucidità nei possessi decisivi, trovando le risposte necessarie attraverso Gilgeous-Alexander e le conclusioni perimetrali dei propri tiratori.

La superiorità dei Thunder emerge anche dalle statistiche complessive. San Antonio chiude con appena il 38,7% dal campo e il 27% da tre punti, realizzando soltanto dieci delle trentasette triple tentate. Numeri che testimoniano le difficoltà incontrate contro una delle difese più organizzate della lega. Oklahoma City, al contrario, sfrutta con maggiore efficacia le proprie opportunità offensive, costruendo un vantaggio sufficiente per resistere ai tentativi di rimonta degli avversari.

La partita conferma inoltre l’intensità della rivalità sviluppatasi tra le due franchigie. Nel secondo quarto, un duro fallo di Fox su Holmgren provoca un momento di tensione tra diversi giocatori, con l’assegnazione di un fallo antisportivo e di quattro falli tecnici. Un episodio che contribuisce ad aumentare l’agonismo dell’incontro e testimonia quanto il confronto tra Thunder e Spurs abbia assunto un significato particolare dopo la serie playoff della scorsa stagione.

Animi tesi tra San Antonio Spurs e Oklahoma City Thunder, la rivalità che dall’anno scorso infiamma l’NBA. (Fonte: 50 Nuances).

Buona la prima per i Thunder, battuti gli Spurs

Per Oklahoma City, il successo rappresenta un esordio convincente e un segnale importante in vista di una stagione nella quale l’obiettivo sarà tornare a primeggiare nella Western Conference e vincere il titolo. La prestazione di Shai Gilgeous-Alexander, la profondità dell’organico e i contributi di McCain e Mara offrono indicazioni incoraggianti, pur trattandosi soltanto della prima delle ottantadue partite di regular season.

San Antonio, invece, esce sconfitta ma non priva di elementi positivi. Le prestazioni di Castle, Harper e Fox dimostrano che la squadra dispone di alternative offensive importanti, mentre la serata negativa di Wembanyama appare soprattutto come un ostacolo da superare rapidamente. Per gli Spurs sarà fondamentale ritrovare maggiore continuità al tiro e ridurre quei passaggi a vuoto che, contro avversarie del livello di Oklahoma City, possono compromettere un incontro già nei primi due quarti.

Fonte foto in evidenza: ESPN.com

Dennis Izzo

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About Dennis Izzo

Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.

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