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Ragazzo positivo in discoteca: movida ai tempi del Covid, un paradosso generazionale
07 Agosto 2020
CataniaSocietasAttualitàCittà

Ragazzo positivo in discoteca: movida ai tempi del Covid, un paradosso generazionale

Home » Città » Catania » Ragazzo positivo in discoteca: movida ai tempi del Covid, un paradosso generazionale

CATANIA – Sì alla movida, ma in modo controllato e seguendo le disposizioni ministeriali per il contenimento del Covid-19. Sicuri sia così? Il dubbio diventa sempre più concreto dopo la notizia di ieri sulla positività di un ragazzo che ha frequentato una discoteca del viale Kennedy di Catania.

Dal 4 maggio a oggi si è assistito a un crescendo di assembramenti e atteggiamenti di trasgressione delle misure anti-Covid. A molti imprenditori che subordinano la riapertura “totale” al rispetto delle norme anti-Covid, consapevoli che un parziale sacrificio dei profitti in questa fase potrebbe evitare un nuovo fatale lockdown per la nostra economia, se ne contrappongono altri che antepongono il personale interesse economico alla tutela della salute pubblica e all’interesse della collettività.

Tra le tante distrazioni che la cittadinanza lecitamente si concede, si registrano gli ormai frequenti eventi che affollano le spiagge e i locali catanesi già da metà giugno. L’attività delle discoteche non è vietata, così come riportato dall’ordinanza del 2 giugno scorso, fissando però tra le linee guida le inderogabili condizioni per la riapertura: la circolare rimanda “i gestori di siffatti eventi, responsabili del mantenimento di un efficace protocollo sanitario, al pieno rispetto delle norme regionali e nazionali”.

In uno scenario in cui si assiste a un’altalena e aumento di contagi (alcuni, per dovere di cronaca, sbarcati in Sicilia), alcuni gestori portano avanti iniziative che non si limitano a violare le singole normative, ma che risultano anche inopportune.

Allo stesso modo, emerge la difficoltà delle figure preposte alla garanzia di osservanza e applicazione della legge dinanzi ai numerosi eventi che coinvolgono migliaia di giovani tra i 15 e i 25 anni. Tra le violazioni più evidenti ed emerse durante alcuni controlli: assenza di mascherine nelle file d’ingresso, mancata misurazione della temperatura dei clienti, piste da ballo sature in violazione del coefficiente di  affollamento (1 persona al mq). La responsabilità, però, è anche dei fruitori, giovani di ogni età che spesso diventano i principali trasgressori delle regole di prevenzione nella fase 3.

E adesso che i timori diventano realtà con la recente notizia di un giovane positivo al Covid-19 in una delle discoteche di Viale Kennedy, che scenari si aprono davanti alla comunità catanese? Si procederà con il contact tracing? E i soggetti coinvolti rispetteranno l’isolamento domiciliare? In questo calderone, una riflessione va all’incertezza sulla riapertura delle scuole, delle università o delle biblioteche.

Sono evidenti le contraddizioni in seno a una generazione che inveisce contro i leader del continente americano, poiché tardivi nell’adottare misure di contenimento. Una generazione che ha ostentato la commozione davanti alle logoranti scene di Bergamo e delle salme delle vittime del Covid-19 trasportate nei camion. La stessa che nei fatti, però, sembrerebbe aver assunto comportamenti irresponsabili.

Le serate ai tempi del Covid, nel preciso modo in cui sono organizzate e vissute, costituiscono un “illecito” – oltre a un enorme rischio di nuovi focolai -. Una minaccia che tutti conoscono, ma di cui nessuno riesce a fare a meno. Siamo davvero la generazione che per egoismo ed egocentrismo ha dimenticato ogni forma di senso civico?

Andrea Lo Giudice, Alessandro Cinnirella, Mattia Lo Cicero, Luca Testa

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Articoli di proprietà di Voci di Città, rilasciati sotto licenza Creative Commons.
Sei libero di ridistribuirli e riprodurli, citando la fonte.

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About Andrea Lo Giudice

Sin da piccolo con la passione dello sport e con un occhio incantato e innamorato per il calcio. Il fisico e la tecnica non hanno garantito un grande successo sportivo e i videogiochi hanno “rovinato” la mia esistenza facendo nascere la vena e passione giornalistica. Da lì, anni a sognare e a lottare per raggiungere un obiettivo, raggiunto solo in parte. Ma, mai fermarsi. Tante le esperienze: televisive, radiofoniche e web. Non si sa mai dove si arriverà, ma bisogna sempre crederci. Capendo che il giornalismo non è solo ciò che piace e che, a volte, si possono trovare anche altri argomenti e stimoli interessanti.

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