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Quali sono le prime parole che imparano i bambini?
15 Febbraio 2016
Smart languageDante & Socrate

Quali sono le prime parole che imparano i bambini?

Home » Dante & Socrate » Smart language » Quali sono le prime parole che imparano i bambini?

parlare_bambiniFra le prime parole pronunciate dai propri figli, ogni genitore citerebbe «mamma» e «papà», senza forse sospettare che molti dei primi vocaboli appresi dai bambini hanno sempre delle motivazioni profonde e, talvolta, imprevedibili. Per fare chiarezza sull’argomento, alcuni ricercatori della Stanford University e del MIT di Boston hanno condotto un esperimento di raccolta dati, al fine di capire quali siano i meccanismi che portano a fare sillabare prima un termine anziché un altro nella mente e nella bocca dei più piccoli.

La prima ipotesi emersa dopo la documentazione della vita di molti infanti è la seguente: non sono le parole ascoltate più volte che sono riprodotte per prime, bensì quelle apparse in differenti conversazioni, a più ore del giorno e per motivi distinti. Per di più, i bambini imparerebbero prima tutti i vocaboli con i quali ci si rivolge a loro personalmente: tale certezza scoraggia l’idea pseudo-educativa di immergere i propri figli in contesti linguistici “passivi”, per esempio davanti alla tv per molte ore o in ambienti in cui nessuno parla con loro in maniera diretta. Per imparare la lingua madre è fondamentale, infatti, interagire individualmente con i più grandi e ascoltare domande, risposte, esclamazioni e affermazioni dirette in maniera specifica a sé.

apprendimentoA ciò si aggiunge la scoperta – ora scientificamente fondata, sebbene intuibile già da prima – che i primi termini ad essere pronunciati riguardino attività di routine quotidiana. Può trattarsi di nomi di cibi più o meno generici, di saluti, di nomi propri di persona, ma è certo che i piccoli devono averli sentiti a casa ogni giorno, per averli memorizzati e riprodotti prima di altri. Gli esperti sono stati sorpresi, inoltre, dal fatto che ogni infante è capace di riconoscere il luogo in cui gli adulti hanno fatto uso di certe parole, così da dire a propria volta «acqua» in cucina o «pipì» in bagno di propria iniziativa.

Lo studio è stato fondamentale, soprattutto, perché illustra in che maniera si sviluppi la proprietà di linguaggio nel cervello, con riferimenti a termini, ambienti e persone che circondano il bambino nei primi anni della sua crescita: nel bene e nel male, a formare i parlanti di domani sono, quindi, tutte le interazioni attive di oggi, stimolate dai genitori e/o dalle persone a loro più vicine.

Eva Luna Mascolino

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