Si ferma sul più bello la corsa della Meta Catania verso il terzo scudetto consecutivo. Al termine di una gara 3 intensa, combattuta e ricca di emozioni, è la L84 Torino a festeggiare il tricolore. Imponendosi 3-4 in un PalaCatania gremito in ogni ordine di posto e vestito a festa. Un epilogo amaro per i rossazzurri, che hanno lottato fino all’ultimo secondo senza mai arrendersi, ma che si sono dovuti inchinare alla concretezza e alla lucidità della formazione piemontese.
L’atmosfera era quella delle grandi occasioni. Dopo il netto 6-3 ottenuto in gara 2, la Meta Catania aveva riacceso entusiasmo e speranze, trascinata dal calore del proprio pubblico. La sfida decisiva, però, si è rivelata un continuo botta e risposta, con gli ospiti capaci di colpire nei momenti chiave della partita e soprattutto capace di essere continuamente avanti nel punteggio.

La Meta Catania durante il ritiro del premio del secondo posto
La L84 Torino parte forte e trova subito il vantaggio con Vander Salas, sfruttando una perfetta ripartenza. La reazione etnea non tarda ad arrivare: Podda ristabilisce l’equilibrio grazie a un sinistro a giro imparabile, ma il pareggio dura, meno di un minuto, perché Murilo Schiochet riporta avanti i torinesi. Un errore in costruzione di Pedro Siqueira spalanca poi la strada al momentaneo 1-3 firmato da Fortini, che gela il pubblico del PalaCatania. Prima dell’intervallo, però, il solito Provvidenza Pulvirenti riaccende le speranze rossazzurre accorciando le distanze e fissando il punteggio sul 2-3 con cui si va alla pausa lunga.
Nella ripresa, la squadra di Juanra ritorna in campo indemoniata aumentando ritmo e intensità. L’episodio che sembra poter cambiare l’inerzia arriva con l’espulsione di Tuli (dopo l’intervento del Video Support). In superiorità numerica, la Meta Catania costruisce numerose occasioni, colpisce due legni (che in totale sono sei, se contiamo quelli del primo tempo e che verranno dopo) e trova il meritato pareggio grazie al calcio di rigore trasformato da Luis Turmena.
Sulla ristabilita parità, ovvero sul 3-3, il PalaCatania sogna la rimonta completa con i tifosi rossazzurri che rendono completamente vulcanica l’atmosfera all’interno del palazzetto. Tuttavia, la L84 resiste agli urti e dimostra tutto il proprio carattere. A poco meno di nove minuti dalla sirena, è Maxi Rescia a trovare il gol decisivo, finalizzando un’azione che si conclude con un facile tap-in. Nel finale di partita, la Meta Catania si riversa nuovamente e le prova tutte. Anche con il portiere di movimento, vale a dire Giovanni Pulvirenti, crea altre opportunità e sfiora più volte il nuovo pareggio, ma l’estremo difensore torinese, Caique Rodriguez, si supera con interventi decisivi che blinda il vantaggio dei piemontesi.

La festa dei giocatori della L84 Torino al termine dell’ultima sirena
Il suono dell’ultima sirena consegna così lo scudetto alla L84 Torino. Il tricolore ritorna sotto la Mole dopo ventisette anni, con la formazione neroverde che scrive una delle pagine più importanti della propria storia sportiva. Per la Meta Catania, invece, resta il rammarico di una finale giocata con orgoglio e qualità, nella quale i dettagli hanno fatto la differenza.
L’applauso del pubblico etneo, rimasto sugli spalti anche dopo la sirena finale, racconta meglio di qualsiasi risultato il legame tra la squadra e la città. I rossazzurri hanno disputato una stagione di altissimo livello, confermandosi ai vertici del futsal italiano e lottando fino all’ultimo pallone per difendere il titolo conquistato nelle due stagioni precedenti.
Il tricolore cambia padrone. Ma la Meta Catania esce da queste Finals con la consapevolezza di aver costruito ancora una volta un percorso importante. La delusione è inevitabile, ma anche la certezza che questa squadra continuerà a rappresentare uno dei punti di riferimento del calcio a cinque italiano, pronta a ripartire con la stessa ambizione che negli ultimi anni l’ha resa protagonista assoluta.
Fonte Foto in Evidenza: Voci di Città
Giuseppe Rosario Tosto
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Giuseppe, classe 1999, aspirante giornalista, è laureato in Scienze Politiche (Relazioni Internazionali) ma, fin da piccolo, è appassionato di sport e giornalismo. Simpatiche, si fa per dire, le scene di quando ancora bambino si sedeva nel bar del padre e leggeva la Gazzetta dello Sport “come quelli grandi“.
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