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Serie C, Catania anche questo NON è l’anno giusto: Ascoli in finale
28 Maggio 2026
Calcio

Serie C, Catania anche questo NON è l’anno giusto: Ascoli in finale

Home » Voci di Sport » Calcio » Serie C, Catania anche questo NON è l’anno giusto: Ascoli in finale

Segna, lotta, comincia a crederci. Segna ancora, spera, comincia a sognare un qualcosa che avrebbe dell’epico ma, alla fine, semplicemente si illude. Il Catania le prova tutte ma il 4-0 subito dall’Ascoli nell’andata della semifinale playoff è un risultato troppo pesante per ribaltare tutto e strappare il pass per la finale playoff. Eppure, nonostante tutti i (comprensibili) malumori dell’ambiente etneo nelle ore antecedenti alla partita, la formazione rossazzurra entra in campo cercando di compiere l’impossibile. E, per alcuni (lunghi) tratti, flirta con l’impresa.

Già, perché, la rete di Caturano (dopo appena sette minuti) e il raddoppio di Forte (un minuto prima del quarantacinquesimo), fanno sì che l’Elefante si porti a metà dell’opera prima dell’intervallo. Spinti, come al solito, da un “Massimino” sold-out che (anche) ieri sera faceva davvero paura, i ragazzi di mister Domenico Toscano si fanno letteralmente trasportare dal tifo etneo che, nel finale di primo tempo, tra cori e salti, ha incominciato a far tremare tutto lo stadio. 

L’esultanza di Forte e Caturano dopo il momentaneo 2-0 – Fonte Foto: Voci di Città

E con esso, cominciano a tremare anche le gambe dei giocatori dell’Ascoli. Forti del vantaggio dell’andata, molto probabilmente, la formazione ospite si aspettava di fare giusto una passeggiata in Sicilia prima della finale. In realtà, però, così non è stato. A un certo punto, nella formazione solida e incontenibile ammirata nella gara d’andata, qualcosa ha smesso di funzionare. L’ingranaggio perfetto visto domenica sera si è inceppato. Letteralmente impotente nella bolgia infernale creatasi al “Massimino”.

La compagine allenata da Francesco Tomei ha davvero rischiato e giocato con il fuoco. Già, perché, oltre allo stadio e alle gambe dei giocatori in maglia bianconera, a inizio ripresa ha tremato anche il palo. Quello colpito da D’Ausilio. Che avrebbe potuto dare il via a una partita e un secondo tempo diverso ma che, invece, rappresenta il più grosso rammarico del Catania. “Con i se e con i ma non si fa la storia”, ma come sarebbe finita la gara se quel pallone fosse entrato? Questo, il beffardo interrogativo con cui ogni tifoso etneo se torna a casa sconsolato.

Esultanza giocatori dell’Ascoli al gol di Oviszach – Fonte Foto: Voci di Città

E non perché l’Elefante dopo non abbia avuto altre occasioni. Per esempio, viene subito in mente la sforbiciata volante di Casasola destinata a entrare in porta ma miracolosamente respinta in angolo da un avversario. Semplicemente, però, il palo colpito da D’Ausilio rappresenta la sliding door della partita. Il momento esatto in cui l’onda positiva, creatasi nella prima frazione, si infrange contro quel duro scoglio che è la realtà. E, allora, nonostante i cambi e i continui tentativi, arriva anche la beffa. A meno di dieci minuti dal termine, arriva la rete dell’Ascoli con il subentrato Oviszach che rende vano il finale di gara.

Lo stesso ultimo scorcio di partita che, praticamente, neanche si gioca visto e considerato la sorta di ribellione dei tifosi del Catania. A un certo punto, qualche istante dopo la rete ospite, cominciano a piovere fumogeni in campo accompagnati dallo scoppio di petardi. Il direttore di gara non può che sospendere l’incontro per qualche minuto con le due curve, sia la Nord che la Sud, che nel frattempo continuano con la loro contestazione.

La contestazione delle curve del Catania che buttano fumogeni in campo facendo momentaneamente sospendere l’incontro – Fonte Foto: Voci di Città

Si ritorna poi a giocare, ma la partita ha perso tutto il suo significato. I sei minuti di recupero, sono gli ultimi di questa stagione rossazzurra. Il risultato, al triplice fischio finale, è di 2-1 per l’Elefante che non riesce però a ribaltare il 4-0 dell’andata. In finale playoff ci va l’Ascoli che ha meritato il passaggio del turno e che, adesso, se la vedrà contro il Brescia (che ha battuto ed eliminato la Salernitana). Per il Catania il sogno promozione in “B” sta diventando un incubo. Il cammino degli etnei, anche questa volta, si interrompe anzitempo. A un passo dall’atto finale.

L’ennesimo fallimento dell’Elefante, però, non può passare inosservato. Non può scivolare via come se nulla fosse accaduto. Già, anche perché, in stagione di cose ne sono avvenute tante. Forse, anche troppe. Non vogliamo addentrarci, ancora a caldo dopo l’eliminazione di ieri sera, in discorsi che meritano riflessioni accurate, ma qualcosa evidentemente non va all’interno di questa società. Bisognerebbe sedersi a tavolino, parlarne con umiltà e intelligenza, e poi trovare delle soluzioni per il bene del Catania e di Catania.

D’altronde, ai piedi dell’Etna, la passione per i colori rossazzurri rappresenta una fede. Può sembrare una frase retorica, ma il pubblico è davvero il dodicesimo uomo in campo. L’arma in più da utilizzare anche nei momenti di maggior difficoltà. Come, del resto, ieri sera. Peccato, però, che, per l’ennesima volta, gli stessi tifosi se tornano a casa arrabbiati e dispiaciuti dopo un’altra stagione fallimentare dell’Elefante.

Da sinistra verso destra: Vincenzo Grella, Ross Pelligra e Mark Bresciano

“Questo è l’anno giusto“, ci si ripete sempre prima dell’inizio di un nuovo campionato, ma alla fine non lo è mai. Anche se, per alcuni momenti, questo poteva esserlo davvero. Poi, qualcosa si è rotto. Si è incrinato. Si è smesso (troppo presto) di credere a quello che si stava facendo. Al primo momento di difficoltà, è venuto giù tutto il castello. Accortisi degli errori, si è provato a ricostruirlo velocemente in vista di questo finale di stagione, ma non è facile costruire sulle macerie.

Le crepe sono più profonde di quanto ci si possa immaginare. E, adesso, bisognerà ricostruire tutto da capo. Mister Domenico Toscano è pronto a dire addio – le sue parole di ieri in conferenza stampa post partita lo dimostrano e soprattutto fanno riflettere sull’apparato societario – ci sarà un ricambio di giocatori e sicuramente di dirigenti. E, allora, ancora una volta, rieccoci sempre nella stessa situazione. Un obiettivo NON raggiunto, un progetto che ripartirà da zero e una stagione che finisce con l’amarezza di chi sta ancora cercando di capire quale sia l’anno giusto.

Fonte Foto in Evidenza: Voci di Città

Giuseppe Rosario Tosto

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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About Giuseppe Rosario Tosto

Giuseppe, classe 1999, aspirante giornalista, è laureato in Scienze Politiche (Relazioni Internazionali) ma, fin da piccolo, è appassionato di sport e giornalismo. Simpatiche, si fa per dire, le scene di quando ancora bambino si sedeva nel bar del padre e leggeva la Gazzetta dello Sport “come quelli grandi“.

Entrato a far parte di Voci di Città, prima, come tirocinante universitario e, poi, come scrittore nella redazione generalista e sportiva, con il passare del tempo è diventato uno dei due Coordinatori della Redazione. Oltre a far da Tutor per Tirocinanti e a svolgere il ruolo di Correttore di Bozze, al termine di ogni giornata di campionato cura personalmente la rubrica “Serie A, top&flop”. Un modo originale, con protagonisti i giocatori che si sono distinti in bene e in male, per vedere tutto quello che è successo nel fine settimana di calcio italiano.

Inoltre, coordina la squadra di Calciomercato, Europei e Mondiali. Scrive di tennis (il suo sport preferito, dopo il calcio) e NBA (non si contano più le notti passate in bianco per vedere le partite live). Infine, si occupa anche delle breaking news che concernono i temi più svariati: dallo sport all’attualità, dalla politica alle (ahinoi) guerre, passando per le storie più importanti e centrali del momento.

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