Il ruolo del portiere, in Francia, non è mai stato una questione banale. Fabien Barthez ha rivoluzionato il ruolo negli anni ’90, vincendo da protagonista i Mondiali casalinghi nel 1998 e gli Europei nel 2000. Hugo Lloris, capitano della Francia campione del mondo nel 2018 e vicecampione nel 2022, è stato titolare per quattordici anni.
L’Équipe ha finalmente trovato certezze e icone a cui affidarsi tra i pali dopo tanti anni di anonimato. A difendere i pali dei transalpini ai Mondiali sarà Mike Maignan, già campione d’Italia col Milan nel 2022. Fanno discutere le gerarchie alle spalle dell’ex Lille.
Al centro di questo ciclone ci sono tre elementi: la porta girevole del Paris Saint-Germain, le scelte di Didier Deschamps per i Mondiali e un duello generazionale nato in Ligue 1 che sta ridisegnando il futuro del calcio transalpino. Tutto comincia la scorsa estate. Con l’addio di Gigio Donnarumma in direzione Manchester City, il PSG decide di nazionalizzare la porta. Dal Lille arriva Lucas Chevalier, uno dei portieri più promettenti sul panorama europeo, per 40 milioni di euro.
Sembra l’inizio di una dinastia. La realtà di Parigi, però, fagocita le certezze. Qualche errore di troppo nei big match, a partire dal pessimo debutto in Supercoppa europea contro il Tottenham, la pressione di una piazza molto esigente e un brutto infortunio alla caviglia a novembre spalancano le porte della titolarità a Matvey Safonov.
Il russo, arrivato in sordina dal Krasnodar nel 2024 per fare il vice di Donnarumma, ha l’occasione della vita il 17 dicembre 2025 nella finale di Coppa Intercontinentale contro il Flamengo. Con ben quattro rigori parati, Safonov è l’eroe della notte di Al Rayyan. Il PSG si laurea campione del mondo per la prima volta nella sua storia. Da quel momento, Luis Enrique non lo toglie più.
Safonov trascina i parigini fino alla finale di Champions League, vinta contro l’Arsenal ai rigori, e Chevalier, smaltito l’infortunio, si ritrova improvvisamente fuori dalle gerarchie. L’ex Lille viene scavalcato addirittura dall’italobrasiliano ex Roma Renato Marin. Questo terremoto all’ombra della Torre Eiffel si riflette inevitabilmente sulla Nazionale.
Con Chevalier declassato a seconda, se non terza, linea, Didier Deschamps si ritrova a dover ridisegnare le gerarchie dietro l’intoccabile Mike Maignan per i Mondiali 2026. È qui che la girandola impazzisce. In molti si aspettano la chiamata di Guillaume Restes, il prodigio del Tolosa, titolare alle Olimpiadi di Parigi e pilastro dell’Under 21.
Ad assicurarsi il posto, invece, è Robin Risser. Il portiere del Lens gioca una stagione mostruosa, vince la Coupe de France, trascina i suoi al secondo posto in campionato e viene eletto Miglior portiere della Ligue 1. Deschamps, da sempre pragmatico, premia lo stato di forma. Risser sale sull’aereo per i Mondiali come terzo portiere insieme a Samba e Maignan, lasciando Restes a guardare da casa.
Ed è qui che le storie di club e Nazionale si intrecciano in ottica mercato. Il PSG si ritrova oggi con un titolare di ferro (Safonov, 27 anni e contratto fino al 2029) e una riserva di lusso, Chevalier, che ha bisogno di giocare per non perdere definitivamente il treno della Nazionale maggiore.
Probabilmente la mossa più intelligente per la dirigenza parigina sarebbe cedere Chevalier per monetizzare, blindare Safonov per il presente e andare all’assalto di uno tra Risser e Restes. Acquistare uno dei due giovani francesi e lasciarlo in prestito per un anno a Lens o Tolosa permetterebbe al PSG di assicurarsi il futuro numero uno della Francia, gestendo senza traumi il passaggio di consegne con Safonov nel 2027.
La porta della Francia probabilmente non è mai stata così ricca di talento. Al contempo, non è mai stata davvero così instabile. Nemmeno negli anni in cui nomi del calibro di Landreau, Coupet, Mandanda e Areola erano costretti a fare le riserve di Barthez prima e Lloris poi. Perché per i portieri francesi basta una stagione per riscrivere le gerarchie.
Fonte foto in evidenza: Actu Foot (X)
Dennis Izzo
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Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.
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