• Le firme
  • Disclaimer
  • Contatti
  • Privacy
Facebook Twitter Instagram Linkedin

Logo

  • Best politik
    • Estera
    • Interna
  • Attualità
    • Incontri
  • Business
    • Travel
  • Societas
    • High school
    • Pentole e padelle
    • Fashion
    • Gossip
  • Sex revolution
    • Problemi di coppia
  • Dante & Socrate
    • Art attack
    • Smart language
  • After Big Bang
    • Green planet
    • Pillole di Asclepio
  • Tech
    • App
    • Motori
  • Entertainment
    • Settima arte
    • Tubo catodico
    • Dietro le quinte
    • Pentagramma
    • Web factory
    • Sala giochi
    • Voci di Sport
  • Città
    • Bologna
    • Firenze
    • Milano
    • Parma
    • Roma
    • Torino
    • Agrigento
    • Caltanissetta
    • Catania
    • Enna
    • Messina
    • Palermo
    • Ragusa
    • Siracusa
    • Trapani
  • Voci d’Ateneo
    • UniBO
    • UniCT
    vocidisportp
  • Voci di Sport
  • Calcio
    • Serie A
    • Serie B
    • Euro racconti
    • Fanstasie sudamericane
  • MotoGP
  • Formula 1
  • Basket
  • Pallavolo
  • Tennis
  • Personaggi
  • Altri sport
Ultras: una storia sbagliata, o forse no
26 Febbraio 2025
Societas

Ultras: una storia sbagliata, o forse no

Home » Societas » Ultras: una storia sbagliata, o forse no

Oggi vogliamo trattare un argomento complesso. Fatto di contraddizioni. Di molti chiaro-scuro. Vogliamo parlare di una storia, quella degli Ultras. Fatta di scelte, di militanza, di appartenenza. Una storia, in gran parte italiana, dove sentimenti opposti come amore e odio, talvolta in maniera quasi cinematografica, si intrecciano lungo quella linea sottile che li separa.

Una storia segnata dalla violenza ma, anche, da valori come solidarietà, lealtà e comunità. È, soprattutto, la storia di un mondo che sembra appartenere al passato. Un universo radicato in codici e tradizioni che oggi faticano ad adattarsi alla modernità.

“È una storia da dimenticare, da non raccontare, un po’ complicata, è una storia sbagliata”. Non è solo una canzone di Fabrizio De André, ma è anche il modo in cui l’opinione pubblica tende a guardare al mondo ultras: con diffidenza, senza una reale volontà di capirlo. Se ne parla quasi esclusivamente in occasione di episodi di cronaca nera, riducendolo a una narrazione parziale e distorta. Eppure, dietro quella parola – Ultras, appunto – c’è molto di più. Una cultura, un’identità, una storia fatta di passione viscerale, di lotte e di appartenenza.

Sia chiaro, non vogliamo in alcun modo glorificare né trasformare in eroi personaggi spesso protagonisti di episodi di violenza e criminalità. Tuttavia, per la lettura serena di questo articolo è consigliato far uscire il più possibile il proprio spirito critico, non cadendo nella trappola dell’etichettamento e delle generalizzazioni. Oggi, infatti, vogliamo raccontare il fenomeno ultras nella sua complessità. Analizzandone le radici storiche, l’impatto sociale e le trasformazioni nel tempo.

Il significato di “ultras” e il concetto di collettività

Ultras. Un termine dalle mille sfaccettature, ma con un significato ben preciso secondo la Treccani: “Tifoso fanatico di una squadra di calcio, spesso appartenente a gruppi organizzati, autore di atti di vandalismo e di violenza contro appartenenti e sostenitori della squadra avversaria”.

Già qui si potrebbe discutere sulle generalizzazioni insite in questa definizione, ma per il momento sorvoliamo. È, però, significativo notare la presenza dell’espressione gruppi organizzati, perché il concetto di collettività è centrale nella storia del movimento ultras, sia in Italia che all’estero.

Fin dalle sue origini, al di là di ogni episodio di violenza, gli ultras non sono altro che gruppi di tifosi accomunati da amicizia, appartenenza e passione. Il loro obiettivo primario è sempre stato sostenere la propria squadra in modo incessante e coreografico, trasformando lo stadio in un’arena di tifo organizzato e spettacolare.

I primi gruppi ultras italiani: la “Fossa dei Leoni” apripista

Un modello che trova le sue radici nelle “torcidas” brasiliane e nei “barra brava” argentini degli anni ’40 e ’50, per poi diffondersi in Europa. In particolare, in Italia con la nascita della Fossa dei Leoni del Milan nel 1968. Primo gruppo ultras riconosciuto nel nostro Paese, seguito poi da molti altri come i Boys Inter nel 1969, i Fedelissimi Granata (Torino), le Brigate Gialloblù (Hellas Verona) e la Curva Sud Roma.

Coreografia Fossa dei Leoni – Foto: calciomercato.com

Ed è proprio attraverso l’esempio della Fossa dei Leoni, storico gruppo ultras milanista oggi sciolto per motivi mai apertamente resi noti, che possiamo comprendere il concetto di ultras come collettività sana, nata dall’amore per una squadra – in questo caso il Milan – e da un forte senso di fratellanza. Non a caso, uno dei loro slogan più celebri era: “Dal gioco nasce l’amicizia e quando il gioco finisce resta l’amicizia”.

Roberto Bertoglio, uno dei maggiori esponenti della Fossa, in un’intervista rilasciata per il documentario Milano Mia, spiega come il gruppo sia nato dalla necessità di creare rapporti umani in un’epoca in cui il contatto diretto era fondamentale: “In quegli anni non c’erano telefonini, Internet, per cui ci si doveva vedere. Ci si doveva incontrare”.

Ma la Fossa non era solo un luogo di aggregazione. Nasceva, anche, in un contesto di profonda trasformazione sociale. “Milano in quegli anni lì incominciava a vivere delle situazioni di cambiamento proprio dal punto di vista politico, ma non solo, anche nella vita di tutti i giorni, dove ognuno cercava il proprio spazio, il proprio ambiente in cui esprimersi, in cui ritrovarsi”.

La curva diventava, così, un’alternativa alla società del tempo. Un luogo aperto a tutti, senza distinzioni di classe o istruzione. “La Fossa è sempre stata in grado di inglobare tutti: trovavi il laureato piuttosto che il ragazzo di periferia che ha fatto solo le elementari, e stavano sullo stesso piano, con la stessa voglia, parlavano la stessa lingua, non avevano divisioni di sorta”.

Un altro aspetto fondamentale era l’accessibilità economica. L’obiettivo non era il guadagno, ma permettere a chiunque di seguire il Milan. “Non c’è mai stato guadagno, non c’è mai stato scopo di lucro. Anzi, il tentativo era quello di far spendere meno possibile ai ragazzi, di portarli in trasferta o cercare di fargli trovare il biglietto al minor prezzo possibile”.

Gli anni ’90 segnano una sorta di “fine” del mondo ultras

La Fossa dei Leoni, presa come esempio, rappresentava come molte altre realtà, dunque qualcosa di più di un semplice gruppo di tifosi. Era una comunità, un punto di riferimento, uno spazio di aggregazione sociale che trascendeva il calcio stesso.

Ma il tempo vola. Il ’68 finisce portandosi via determinati valori e stili di vita, e soprattutto, le generazioni cambiano. Si arriva agli anni del grunge di Kurt Cobain, della cultura pop e, soprattutto, della rivoluzione digitale. Sono gli anni ’90 che, in qualche modo, segneranno una svolta e una sorta di fine del mondo ultras italiano.

In questo decennio, infatti, il movimento ultras vive una profonda crisi. Segnata da cambiamenti che minacciano di trasformare la vita della curva in una moda, piuttosto che in uno stile di vita. Si tratta di una crisi generazionale e di sopravvivenza, dovuta a un sistema in evoluzione che impone un cambiamento radicale. I gruppi ultras, un tempo potenti e influenti, iniziano a frammentarsi, con difficoltà a collaborare a causa di divisioni politiche e campanilistiche.

L’omicidio del tifoso genoano Claudio Spagnolo

Considerato da molti esperti come uno dei momenti chiave del declino del mondo ultras, l’omicidio del tifoso genoano Claudio Spagnolo. Avvenuto nel 1995 per mano di un tifoso rossonero, appartenente a un piccolissimo gruppo, scatena un fortissimo e acceso dibattito. Questo episodio porta l’opinione pubblica a identificare l’ultras come un criminale, un delinquente, qualcuno da condannare senza se e senza ma.

A quel punto, il movimento si trova di fronte a un grande ostacolo: il crescente frazionamento delle curve e l’emergere di nuove problematiche interne. Nel frattempo, la legislazione reagisce con l’introduzione del Daspo nel 1989. Una legge che impone il divieto di accesso agli stadi per i tifosi violenti che ha avuto un impatto diretto sull’evoluzione del movimento.

Nel tentativo di rispondere alla crescente repressione e per manifestare il proprio dissenso, gli ultras organizzano un raduno a cui partecipano diverse tifoserie, con la sospensione dei campionati di calcio. Tuttavia, il raduno si conclude con un comunicato sintetico dal titolo “Basta lame, basta infami”, ispirato dalla mentalità conservatrice degli ultras bergamaschi, ma senza ottenere risultati significativi. Se non, un ulteriore segno del progressivo smarrimento di valori che caratterizzano il movimento.

Gli anni 2000, l’omicidio Raciti e la militarizzazione degli stadi

Gli anni 2000 si aprono con l’omicidio del poliziotto Francesco Raciti – durante gli scontri tra tifosi di Catania e Palermo – che segna un altro tragico capitolo nella storia degli ultras italiani. Questo evento porta a un ulteriore inasprimento delle misure contro i tifosi violenti, con l’introduzione della tessera del tifoso nel 2009. Uno strumento che limita l’accesso agli stadi a chi non è in possesso di un abbonamento o di un documento che certifica l’identità e il comportamento del tifoso. La tessera, però, diventa una misura controversa. Vista da molti come una forma di repressione collettiva che penalizza chi non ha mai avuto comportamenti violenti.

Catania 2 Febbraio 2007, omicidio ispettore Raciti – Foto: gazzetta.it

Parallelamente, gli stadi italiani vivono una crescente militarizzazione. Un rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine e misure di sicurezza sempre più stringenti, che trasformano l’esperienza del tifoso in un ambiente controllato. Dove la paura di incidenti e di violenza, ha sostituito l’atmosfera di passione e di aggregazione che un tempo caratterizzava gli stadi. Questo processo contribuisce ulteriormente a distorcere l’essenza originaria del movimento ultras, spingendo molti tifosi a sentirsi sempre più emarginati e vittime di un sistema che li considera pericolosi a priori.

Le storie di impegno sociale dei gruppi ultras

In un clima sempre più teso, in un calcio che guarda sempre più al profitto, dove diritti tv e sponsor la fanno da padrone, esistono ancora realtà ultras che si muovono in direzione ostinata e contraria, citando ancora Faber (Fabrizio De André). Queste realtà, purtroppo sempre più rare, sono figli di una “coerenza e mentalità” che, lontano dal farsi sopraffare dalla commercializzazione del fenomeno calcistico, continuano a difendere valori di comunità, passione e, in alcuni casi, anche di solidarietà.

Nonostante l’opinione pubblica, che tende a identificare negli ultras solo un nemico, alimentando pregiudizi e creando una visione a senso unico del fenomeno, esistono ancora gruppi che dimostrano come una parte significativa di questo movimento continui a muoversi verso una direzione diversa. Fatta di aiuto verso la comunità e solidarietà.

Le storie di impegno sociale degli ultras sono molteplici e significative. Un esempio importante arriva dagli ultras del Genoa, che nel 2009 organizzarono una raccolta fondi per le vittime del terremoto dell’Aquila. Gli Ultras Napoli, noti per il loro impegno costante, si distinguono per le azioni di supporto ai senzatetto, in particolare durante il periodo natalizio. Dimostrando che il movimento ultras può avere anche un lato umano, che va oltre il calcio. Un altro gesto significativo è quello degli ultras della Fiorentina che hanno avviato numerose iniziative di volontariato, e degli ultras dell’Atalanta che hanno organizzato raccolte di beni di prima necessità per i più bisognosi.

Anche gli ultras di Milan e Inter, pur nella storica rivalità calcistica, collaborano da tempo con i “City Angels“. Un’associazione di volontariato che si occupa di aiutare i senzatetto e le persone in difficoltà nelle grandi città. Questi gruppi organizzano raccolte di beni di prima necessità, distribuzioni di pasti caldi e iniziative per supportare chi vive in condizioni di marginalità, soprattutto in periodi difficili come l’inverno, quando il freddo rende ancora più gravi le condizioni di vita per chi è senza dimora.

Ultras di Milan e Inter organizzano un evento di solidarietà con i City Angels – Foto: cityangels.it

Recentemente, anche in occasione della tragica alluvione che ha colpito l’Emilia Romagna nel 2023, molti gruppi ultras italiani si sono mobilitati per raccogliere fondi e beni di prima necessità, portando concretamente il loro aiuto alle vittime del disastro. I gruppi delle tifoserie di Bologna, Parma e Reggiana hanno risposto prontamente, dimostrando che la solidarietà e il supporto alla comunità non sono influenzati dalle rivalità calcistiche.

“Chi è realmente l’ultrà?”

Questi esempi confermano che, nonostante le difficoltà e i cambiamenti tanto nel mondo sociale quanto nel mondo del calcio, esistono ancora realtà ultras che incarnano i valori della fratellanza e della comunità. Facendo del bene. Creando aggregazione senza alcun tornaconto personale.

Questi gesti, spesso compiuti in silenzio e da piccole realtà ultras, anche e soprattutto di squadre meno conosciute, vengono frequentemente ignorati dai media. Questi ultimi, infatti, sono sempre puntuali quando si tratta di portare alla luce inchieste scandalistiche (veritiere e sacrosante), come quelle recenti che hanno coinvolto i capi delle curve di Milan e Inter, o come nel caso di qualche anno fa, quando furono protagonisti quelli della Juventus.

Sia chiaro, è lecito e giusto far emergere il lato oscuro delle cose, ma è altrettanto doveroso raccontare la storia nella sua interezza. Questo approfondimento non intende presentare una visione unilaterale dell’ultras. Vuole raccontare la storia per quella che è. Suscitando la curiosità e stimolandolo il lettore a domandarsi “Chi è realmente l’ultrà? Chi è stato in passato e cosa fa oggi in un contesto così mediatizzato e apatico?” Soprattutto, in termini di valori e di sensibilità.

La modernità che distrugge il calcio e i suoi appassionati

Oggi, in un mondo in cui l’estrema polarizzazione facilita la presa di posizione e la condanna, sarebbe utile, doveroso e soprattutto interessante fermarsi a riflettere. La lunga storia degli ultras italiani (di cui abbiamo narrato solo una minima parte) si intreccia con la politica, la storia sociale, le lotte di classe. Inoltre, è sempre importante interrogarsi sul “perché” delle cose, evitando di fermarsi alla superficie. Che, peraltro, spesso, viene narrata in modo veloce e superficiale, come impongono i tempi moderni.

Ed è da questa modernità che l’ultrà vero, che resiste in pochi contesti, fugge o dovrebbe fuggire. In un’epoca in cui gli spalti sono popolati più da persone che preferiscono fare video piuttosto che incitare e cantare per la squadra. In cui, frequentemente, si trovano individui loschi, veri e propri criminali, che rivendono biglietti e lucrano su qualsiasi cosa possibile, il mondo del tifo sta cambiando. Gli stadi sono sempre più costosi, con biglietti inaccessibili per la classe media.

È una modernità che, purtroppo, fa vittime tanto gli ultras quanto i tifosi normali. Persone alle quali viene spesso raccontata la falsa narrativa del “calcio è della gente”. Il calcio è stato della gente, ma oggi se ne sta allontanando sempre di più. Diventando un affare di pochi che, lecitamente o illecitamente, cercano solo di trarne profitto.

Striscione di protesta esposto a Roma – Foto: romatoday.it

In questo contesto, sarebbe importante ricordare che le battaglie come quella contro il caro biglietti, che vengono portate avanti da poche curve, dovrebbero essere battaglie di tutti i tifosi. Perché riguardano il futuro stesso del tifo e dei colori. Dunque, dell’atmosfera che rende magica l’esperienza dello stadio.

Conclusioni

È in questo scenario che arriva la conclusione di questo approfondimento. Esso non vuole in nessun modo definire una posizione, ma semplicemente raccontare una storia sbagliata, o forse no.

Oggi più che mai, in un mondo che sembra privo di valori, sarebbe necessario raccontare questa storia. Un po’, perché, se davvero volessimo riscoprire quella passione e quei legami autentici, che nel loro spirito più autentico gli ultras rappresentano, forse avremmo qualcosa da imparare. Un po’, perché, con tutte le sue contraddizioni, è una storia tutta italiana. Ed è solo dalle radici, dai valori, dal passato e dagli errori già commessi che si può imparare per costruire un futuro migliore.

Marco Vasta

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Articoli di proprietà di Voci di Città, rilasciati sotto licenza Creative Commons.
Sei libero di ridistribuirli e riprodurli, citando la fonte.

  • Autore
  • Ultimi Articoli

About Marco Vasta

Classe 1999, nato a Catania, laureato in Scienze Politiche, sia triennale che magistrale, ma soprattutto grande tifoso del Milan.

Dopo un’esperienza da redattore per VDC durante il tirocinio curriculare, Marco ha scelto di tornare a coltivare una delle sue più grandi passioni: la scrittura. E lo fa proprio nella redazione che, per un periodo importante della sua vita, è stata una vera casa.

Tra i suoi interessi, oltre a fingersi surfista per evitare le chiamate scomode con la frase “sono a mare, non prende”, spiccano la politica e tutto ciò che ha un impatto sociale. Per questo ha deciso di dedicare i suoi studi, il suo tempo libero e la sua penna al dibattito pubblico e ai temi d’attualità.

 

  • Il Referendum silenzioso delle polemiche rumorose - 11/06/2025
  • Disconnetterci per riconnetterci: ‘Take a Breath’, la startup catanese - 27/05/2025
  • Catania, “Onde Pulite”: tra surf e pulizia del mare alla Playa - 19/05/2025
  • Catania balla: il racconto dell’One Day Music Festival - 05/05/2025
  • Atalanta e Lecce, una partita sbagliata “dai valori calpestati” - 29/04/2025
   ← precedente
successivo →   
  • Catania soporifero (0-0) contro la Casertana: l’analisi del giorno dopo Catania soporifero (0-0) contro la Casertana: l’analisi del giorno dopo
    10 Marzo
    Calcio
  • Serie C, Catania-Casertana: segui il live match dal “Massimino” Serie C, Catania-Casertana: segui il live match dal “Massimino”
    9 Marzo
    Calcio
  • La doppietta Mercedes, la lotta Ferrari e una F1 troppo artificiale La doppietta Mercedes, la lotta Ferrari e una F1 troppo artificiale
    9 Marzo
    Formula 1
  • Serie C, il Benevento in fuga per la vittoria: Catania testa ai playoff Serie C, il Benevento in fuga per la vittoria: Catania testa ai playoff
    6 Marzo
    Calcio
  • Serie C, il Benevento rimonta il Catania (2-1) e scappa via in classifica Serie C, il Benevento rimonta il Catania (2-1) e scappa via in classifica
    5 Marzo
    Calcio
  • Esqueleto Explosivo 2: RTP, volatilità e potenziale di vincita Esqueleto Explosivo 2: RTP, volatilità e potenziale di vincita
    5 Marzo
    Sala giochi
© Associazione Culturale Voci di Corridoio Preside Voci di Città
Testata registrata al Tribunale di Catania. 27/2011 del 29/12/2011
Associazione Culturale Voci di Corridoio
Presidente: Francesco Mascali
Direttore Responsabile: Andrea Lo Giudice
Powered by HiddenPC