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Atalanta e Lecce, una partita sbagliata “dai valori calpestati”
29 Aprile 2025
Voci di Sport

Atalanta e Lecce, una partita sbagliata “dai valori calpestati”

Home » Voci di Sport » Atalanta e Lecce, una partita sbagliata “dai valori calpestati”

Il 24 aprile 2025, la squadra del Lecce si trovava a Coccaglio, in provincia di Brescia, per il ritiro pre-partita in vista della sfida di Serie A contro l’Atalanta. La gara, di fondamentale importanza per la squadra pugliese che si trova in piena lotta salvezza, era prevista inizialmente per il giorno successivo, ovvero il 25 aprile. Come da consuetudine nelle trasferte più lunghe, il club salentino aveva organizzato un soggiorno in albergo per consentire ai giocatori e allo staff tecnico di preparare l’atteso incontro in un contesto di maggiore concentrazione e tranquillità. Lontano dalle pressioni esterne.

Durante la mattinata, però, la squadra è stata colpita da una tragedia: Graziano Fiorita, storico fisioterapista del Lecce, è stato trovato senza vita nella sua stanza d’albergo. Fiorita, 47 anni, era una figura profondamente radicata nel club salentino, dove lavorava da oltre vent’anni, proseguendo la tradizione familiare iniziata dal padre Fernando, anch’egli per anni massaggiatore della squadra. La sua improvvisa e tragica scomparsa, vissuta da vicino da giocatori e staff, ha sconvolto l’intero gruppo squadra. Gettandolo in uno stato di lutto e commozione profonda.

Fonte foto: IlMessaggero.it

Fiorita, amato tanto per il suo lavoro, quanto per la persona e l’uomo che era, lascia la moglie Azzurra e quattro figli, aumentando il senso di tragedia personale e collettiva che ha investito non solo il Lecce, ma l’intero ambiente calcistico italiano. I messaggi di cordoglio, infatti, sono arrivati da tantissime celebrità e persone dello sport che lo hanno conosciuto direttamente e non. Numerosissimi i post e le stories di calciatori e allenatori che hanno giocato per il Lecce, lavorando a stretto contatto con la meravigliosa persona che era Graziano.

La decisione della Lega Calcio

In seguito alla tragica notizia della morte di Graziano Fiorita, la Lega Serie A ha deciso di rinviare la partita tra Atalanta e Lecce, prevista per il 25 aprile, per domenica 27 aprile alle ore 20:45. Questa scelta si è inserita in un contesto di generale confusione e difficoltà gestionale che già caratterizzava la Lega. Pochi giorni prima, infatti, erano stati annunciati rinvii e variazioni del calendario a causa della morte di Papa Francesco. Evento che aveva provocato un’ondata di lutto nazionale e modificato l’organizzazione di diversi eventi pubblici, comprese alcune partite di campionato.

Fonte foto: Goal.com

Tuttavia, nel caso specifico del Lecce, la Lega è stata accusata di una gestione incoerente e poco rispettosa non solo da parte dei tifosi della squadra salentina ma anche da una grande fetta di appassionati e dall’opinione pubblica. Infatti, il club salentino, rientrato nel frattempo in Puglia, ha espresso profondo disappunto per la decisione di procedere comunque con la disputa della gara, ritenendo che un semplice rinvio di 48 ore non fosse sufficiente a permettere alla squadra di elaborare il grave lutto che l’aveva colpita. Anche perché, i funerali dello stesso Graziano Fiorita si svolgeranno solamente nella giornata del mercoledì.

La società U.S. Lecce

Nel comunicato ufficiale intitolato “La partita dai valori calpestati”, l’U.S. Lecce ha definito la scelta della Lega “terribilmente irrispettosa”. Denunciando come “in altri casi, altrettanto dolorosi, siano state prese decisioni più ragionevoli”. E accusando il sistema di applicare una “gerarchia della morte” in base al blasone delle società o al ruolo delle persone scomparse.

In un primo momento, si era anche valutata l’ipotesi di non partire per Bergamo, ma la mancata presentazione avrebbe comportato la sconfitta a tavolino per 3-0 e un punto di penalizzazione, aggravando una situazione già drammatica per il gruppo allenato da Giampaolo. La dirigenza, nelle ore antecedenti alla partita riprogrammata per domenica 27 aprile, ha tentato fino all’ultimo di ottenere un ulteriore rinvio. Anche tramite l’intervento del Ministro dello Sport, Andrea Abodi, ma senza successo.

Allora, nella mattinata del 27 aprile, attraverso lo stesso comunicato ufficiale, il Lecce ha annunciato che, pur rispettando il regolamento e presentandosi regolarmente in campo, avrebbe compiuto una scelta simbolica di forte impatto. Come forma di protesta, spiegato nel comunicato che è stato ampiamente condiviso e commentato sui social, la squadra avrebbe giocato a Bergamo “con un’anonima casacca bianca, che non ci rappresenta, senza colori, stemmi e loghi“.

Un gesto straordinario per onorare la memoria di Graziano Fiorita, che, come ricordato dalla società, si trovava ancora lontano dalla propria famiglia, “giacente a migliaia di chilometri da casa, in attesa che il magistrato ne autorizzi il ritorno”. Il club ha inoltre precisato che i colori sociali del Lecce saranno nuovamente indossati solo quando Graziano farà ritorno nella sua terra e potrà essere celebrato dalla sua gente.

La vicinanza al Lecce dei tifosi bergamaschi

Surreale, non solo il clima nella quale si è disputato il match di domenica sera, ma anche e soprattutto tutta la situazione. Innanzitutto, è doveroso sottolineare i gesti di cordoglio da parte dei tifosi e della società bergamasca. Già prima dell’incontro, infatti, la curva dell’Atalanta aveva diramato un comunicato in cui annunciava lo sciopero del tifo e la rimozione delle bandiere nella Curva Sud.

All’arrivo allo stadio, il pullman del Lecce è stato accolto dagli applausi dei tifosi bergamaschi, in un clima di grande rispetto. Per i primi quindici minuti di gioco, i sostenitori atalantini sono rimasti in silenzio in ogni settore dello stadio. Trascorso il quarto d’ora, è partita una dura protesta contro la Lega Calcio per la gestione ritenuta inadeguata del lutto che aveva colpito il Lecce. Dalla Curva Pisani è stato esposto uno striscione con la scritta “Lega Calcio Vergogna” e sono stati lanciati alcuni fumogeni in campo, costringendo l’arbitro La Penna a sospendere temporaneamente la gara.

Sempre dalla Curva è stato esposto anche un grande striscione con la scritta “La morte è uguale per tutti”, a ribadire il senso di ingiustizia provato dalla tifoseria. Per tutta la partita, inoltre, gli unici cori intonati sono stati rivolti a manifestare solidarietà nei confronti della squadra salentina. Al termine dell’incontro, tutto lo stadio ha tributato un lungo applauso ai giocatori del Lecce mentre rientravano negli spogliatoi. Gesto riconosciuto e apprezzato anche dal portiere Wladimiro Falcone, che ha voluto pubblicamente ringraziare i tifosi atalantini per la sensibilità mostrata in un momento così difficile.

I tifosi del Lecce

Per quanto riguarda i tifosi del Lecce, la loro volontà di esprimere solidarietà alla squadra è stata inequivocabile. In segno di rispetto per il lutto che aveva colpito la famiglia giallorossa, i supporter salentini hanno scelto di non partecipare attivamente alla partita. Infatti, nel settore ospiti, normalmente gremito di sostenitori, è stato lasciato completamente deserto. In quello spazio vuoto è stato esposto un enorme simbolo di lutto, a testimoniare il dolore condiviso e il rispetto per la tragica scomparsa di Graziano Fiorita. Nonostante l’assenza di tifo attivo, la presenza simbolica dei tifosi salentini è stata forte. Con il messaggio che il loro cuore e il loro pensiero erano con la squadra, anche senza il consueto supporto vocale.

Fonte foto: Ansa.it

Una riflessione

In generale, però, la partita di ieri ha lasciato, oltre a un profondo amaro in bocca, numerosi interrogativi e dubbi sul ruolo morale che la Lega Calcio ricopre. Questo episodio ha creato una situazione poco dignitosa e una delle pagine più tristi, per certi versi imbarazzanti, della storia della Serie A. La Lega, che da sempre si è mostrata attenta a tematiche sociali e, almeno sulla carta, si professa come vicina ai tifosi e alle tifoserie di tutte le squadre, non può e non doveva ignorare un dolore simile, come ha fatto nei confronti del Lecce e della sua piazza.

Senza troppi giri di parole, lo diciamo chiaramente: la partita andava rinviata. La Lega Calcio aveva l’obbligo morale di tutelare una società profondamente scossa. E questo doveva essere fatto con il gesto più semplice ed evidente nelle sue competenze: il rinvio della gara. Ma, purtroppo, anche in questo caso la Lega ha commesso un ulteriore passo falso, alimentando malumori e inimicandosi ancora di più i tifosi, già spesso critici nei confronti delle sue scelte.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a proteste di ogni tipo contro la Lega, spesso legate a questioni relative a biglietti, orari, giorni delle partite e trasferte. Tematiche legittime, certamente degne di dibattito, ma che presentano spesso divisioni e contrasti. Questa volta, però, la questione era molto semplice: una squadra aveva perso un compagno, un membro fondamentale del proprio gruppo, e non si sentiva pronta a scendere in campo. Cosa ci sarebbe stato di più giusto e lecito che assecondare la richiesta del Lecce e posticipare la partita?

Conclusioni

Lo si sente spesso dire negli spot pubblicitari della Lega Calcio: “Il calcio è della gente” (famoso slogan della Serie A). Ma se davvero fosse così, allora la volontà della gente – e per “gente” si intende la società Lecce, i tifosi del Lecce e, soprattutto, la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica – avrebbe indicato una direzione chiara. Perché allora andare esattamente nel senso opposto? Alla luce di quanto accaduto, siamo davvero sicuri che il calcio sia concretamente della gente?

In attesa che il tempo ci dia le dovute risposte, con la speranza che episodi simili non si ripetano mai più, ci stringiamo al dolore e al cordoglio per la scomparsa prematura di Graziano Fiorita.

Fonte Foto in Evidenza: Lega Serie A (X)

Marco Vasta

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Sei libero di ridistribuirli e riprodurli, citando la fonte.

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About Marco Vasta

Classe 1999, nato a Catania, laureato in Scienze Politiche, sia triennale che magistrale, ma soprattutto grande tifoso del Milan.

Dopo un’esperienza da redattore per VDC durante il tirocinio curriculare, Marco ha scelto di tornare a coltivare una delle sue più grandi passioni: la scrittura. E lo fa proprio nella redazione che, per un periodo importante della sua vita, è stata una vera casa.

Tra i suoi interessi, oltre a fingersi surfista per evitare le chiamate scomode con la frase “sono a mare, non prende”, spiccano la politica e tutto ciò che ha un impatto sociale. Per questo ha deciso di dedicare i suoi studi, il suo tempo libero e la sua penna al dibattito pubblico e ai temi d’attualità.

 

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