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Reporter femminili, le più importanti pagine del quinto potere
22 Settembre 2016
SocietasDante & Socrate

Reporter femminili, le più importanti pagine del quinto potere

Home » Societas » Reporter femminili, le più importanti pagine del quinto potere

Oriana FallaciA distanza di dieci anni dalla sua scomparsa, Oriana Fallaci rimane uno dei punti cardine del giornalismo contemporaneo, femminile e non. Già Orson Wells, in un’intervista da lei condotta per conto del giornale L’Europeo a Roma, ne era rimasto talmente affascinato da diventarle amico. Le sue interviste con i giganti della Terra, a volte appaiono oggi anche profetiche, mentre lei continua a risultare una fra le più irriverenti, nonché appassionate, giornaliste di tutti i tempi. Oltre a lei, però, sono state tante donne che hanno lasciato un segno indelebile nel mondo del quinto potere: si annoverano, infatti, redattrici, reporter, inviate e quant’altro che oggi si ricordano con entusiasmo, fra cui spiccano le esguenti.

  1. Margaret Fuller
    Fu lei la prima donna a essere assunta da un giornale di spicco come il New York Times, diventando nel 1846, dopo essersi occupata di critica letteraria per anni, la maggior corrispondente dall’Europa.
  2. Elizabeth CochranElizabeth Jane Cochran
    Nota con lo pseudonimo Nellie Bly, fu una delle prime penne investigatrici. Una delle sue inchieste che riscosse maggior scalpore fu quella sull’ospedale psichiatrico di Blackwell’s Island, in cui finse di essere una paziente malata per sottoporsi alle orribili condizioni di coloro che erano ricoverate. L’eco dell’indagine fece sì che il giornalismo investigativo diventasse il suo marchio di fabbrica.

  3. Matilde Serao
    Anche l’Italia vanta una fra le pioniere del giornalismo: Matilde Serao. Fu la fondatrice del Corriere di Roma insieme al marito Edoardo Scarfoglio nel 1885 e poi del Corriere di Napoli nel 1888 (il quale, in seguito, è diventato Il Mattino). È famosa la sua rubrica Api, mosconi e vespe, mediante cui instaurò un bellissimo rapporto con i suoi lettori, che durò per oltre quarant’anni. Fondò anche il quotidiano Il Giorno, insieme al nuovo compagno Giuseppe Natale.
  4. Annie VivantiAnnie Vivanti
    Figlia di un garibaldino esiliato, fu moglie di un giornalista irlandese con cui condivise una vita nomade, fra il vecchio e il nuovo continente. Si dice che fosse legata a Giosué Carducci: infatti, l‘autore la avviò alla carriera letteraria e, una volta scoppiata la Prima Guerra Mondiale, fu tra le prime inviate al fronte per conto del settimanale La donna.
  5. Dorothy Thompson
    Prima giornalista radiofonica, venne considerata la first lady di questo settore, raggiungendo una celebrità pari a quella di Eleanor Roosevelt. La sua prima esperienza fu quella di inviata dall’Europa per conto del giornale di Filadelfia, il Public Ledger. Per di più, si rese protagonista, presso il New York Post, della documentandone pertinente l’ascesa del nazismo. Riuscì, infatti, a intervistare anche Hitler, descrivendolo poi in maniera talmente negativa da essere espulsa dalla Germania.
  6. Martha GellhornMartha Gellhorn
    Insieme a Dorothy Thompson, Martha Gellhorn fu un’altra corrispondente di guerra, esattamente dalla Spagna durante la guerra civile del ’36. Qui incontrò Ernst Hemingway, il quale divenne suo marito. Si recò anche in Germania, Cecoslovacchia, Finlandia e in Normandia durante lo sbarco. Riuscì a documentare anche la liberazione del campo di Dachau.
  7. Elsa Maxwell
    Giornalista di eventi mondani, Elsa Maxwell fu amica, o a volte temutissima nemica, di personalità del calibro di Sophia Loren, Marilyn Monroe e Maria Callas. Riportò gli anni d’oro del jet set internazionale dal 1920 fino al 1960, rendendosi conto del successo riscosso dal gossip. Tentò anche di pubblicare una propria rivista, la Elsa Maxwell’es Cafè Soeciety, ma ne venne venduta una sola copia.
  8. Ethel PayneEthel L. Payne
    La prima afroamericana ad essere assunta da una rete radiofonica nazionale, la CBS. Lei è famosa per essere riuscita a intervistare l’allora Presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower, ponendogli la sfacciata domanda su quando sarebbe, finalmente, stata vietata la segregazione razziale in tutti gli Stati americani. Seguì da vicino anche la guerra del Vietnam, al fianco dele truppe afroamericane.
  9. Camilla Cederna
    Redattrice dalla verve polemica non indifferente, esordì durante il fascismo sul quotidiano milanese L’Ambrosiano, ma fu anche giornalista presso L’Europeo. Dal 1958 al 1981 fu inviata de L’Espresso e si occupò della rubrica di costume Il lato debole. Fu protagonista di violente polemiche per la morte di Giuseppe Pinelli e per la lettera aperta contro il commissario Luigi Calabresi. Dallo stesso giornale iniziò anche una campagna contro il Presidente della Repubblica Giovanni Leone.
  10. Mary GarberMary Garber
    Una delle prime reporter sportive, si conquistò l’accesso a un mondo a cui fino ad allora le donne non potevano accostarsi, nemmeno per raggiungere gli spogliatoi. Riuscì a conquistare il Red Smith Award Editors Associated Press Sports, venendo inserita anche nella Basketball Writers Hall of Fame. Riuscì a imporre la sua professionalità anche lavorando presso il The Twin City Sentinel e il Salem Journal.
  11. Evelyn Cunningham
    Editrice presso il Pittsburgh Courier, si è resa famosa nella battaglia per i diritti civili documentando ampiamente le vicende di Martin Luther King e Malcolm X. Ha, inoltre, documentato quanto veniva praticato contro i neri negli Stati Uniti.
  12. Katherine GrahamKatherine Graham
    La Graham non rientra propriamente nella categoria di giornalista, poiché ricoprì la più prestigiosa funzione di direttrice del giornale The Washington Post esattamente dopo il suicidio del marito Philip, avvenuto nel 1963. Portò il giornale ai vertici mondiali, attorniandosi anche delle migliori personalità del giornalismo di allora; si rese, inoltre, protagonista dello scandalo Watergate, il quale spinse alle dimissioni del Presidente Richard Nixon.
  13. Helen Thomas
    Personaggio che riuscì a tallonare ben nove presidenti degli Stati Uniti, la Thomas è famosa per le sue interviste piuttosto gagliarde, a tal punto che in molti le definirono torture vere e proprie. Implacabile ed estremamente obiettiva, non si fermava di fronte a nulla.
  14. Marlene SandersMarlene Sanders
    Fu la prima anchorman di una rete televisiva americana e vicepresidente della ABC News. Corrispondente durante la guerra del Vietnam, divenne poi giornalista televisiva presso la ABC e, successivamente, regista di alcuni documentari per la CBS.
  15. Barbara Walters
    La sua intervista più famosa è quella a Monica Lewinsky nel 1999, la quale incollò al televisore oltre 74 milioni di spettatori. Al suo esordio fu assistente nel programma Today, passando poi al ruolo di protagonista presso la trasmissione d’attualità 20/20. Fu anche moderatrice nello scontro alle presidenziali fra Gerald Ford e Jimmy Carter. Lungo tutta la sua carriera conobbe personalità come Anwar al-Sadat, Reza Palhavi, Jiang Zemin, Muammar Gheddafi, Fidel Castro e Margaret Thatcher.
  16. Ann LeslieAnn Leslie
    Corrispondente estera del Daily Mail, documentò la caduta del muro di Berlino e la liberazione di Nelson Mandela, perdendo addirittura le scarpe nella calca. Famosa anche per aver redatto pezzi in cui descriveva ironicamente la propria carriera, fornendo perfino spunti e trucchi del mestiere come quello di convincere gli altri di essere una donna stupida in modo tale da passare inosservata.
  17. Miriam Mafai
    Ex partigiana, fu protagonista del panorama culturale italiano dal dopoguerra ai giorni nostri. Corrispondente da Parigi del periodico Vie Nuove, passò poi al quotidiano L’Unità e alla rivista Noi donne, di cui fu direttrice fino al 1970. Rientra anche fra le creatrici del giornale La Repubblica, con cui collaborò per più di trent’anni.
  18. Rossana RossandaRossana Rossanda
    Penna tagliente dell’attivo giornalismo di Sinistra, diede i natali al giornale Il Manifesto, che guidò fino al 1989.

  19. Lietta Tornabuoni
    Si interessò al cinema, al costume e alla tv italiani, toccando per la prima la macchina da scrivere ad appena 18 anni. Rientra tra le firme di Noi donne, L’Europeo, La Stampa e Il Corriere della Sera, facendo parlare di sé per lo stile personale e coinvolgente che l’ha sempre contraddistinta.
  20. Joan Didion
    Tra i maggiori esponenti della rivista Vogue America, è stata giornalista letteraria, scrittrice, sceneggiatrice e memorialista. È stata anche punto di riferimento per molti giornalisti emergenti.
  21. Suzy Menkes
    Fashion editor presso l’International Herald Tribune, il Daily Express e il The Times, è tutt’oggi editrice della versione online di Vogue.
  22. Nancy MaynardNancy Hicks Maynard
    La prima afroamericana ad entrare a far parte del New York Times all’età di 21 anni, denunciando tematiche di carattere razziale e seguendo la drammatica fine di Robert Kennedy. Denunciò anche la copertura sanitaria americana e registrò il programma Apollo. Nel 1977 fondò poi una scuola di giornalismo in California con il marito.
  23. Ludina Barzini
    Figlia dello scrittore e giornalista Luigi Barzini Jr, è stata la prima donna a rivestire il ruolo di direttrice dell’edizione italiana del Reader’s Digest, dopo aver lavorato per il Washington Post, il New York Times, L’Espresso e il Book World.
  24. Anna PiaggiAnna Piaggi
    Anna Piaggi ha dedicato la sua carriera a più questioni contemporaneamente. Attuale firma di Vogue, ha percorso varie tendenze ed è famosa per il suo eclettismo e la sua singolarità. Ha lavorato per Panorama e L’Espresso, contribuendo anche alla nascita di Vanity Fair. A lei è conferita la creazione delle espressioni «made in Italy» e «vintage».
  25. Marie Colvin
    C’è chi ha sacrificato la propria vita per la carriera, esattamente come la Colvin, morta con il fotografo Rémi Ochlik mentre assisteva all’assedio della città siriana di Homs nel 2012. Era corrispondente per il The Sunday Times e, in precedenza, inviata in Medio Oriente e prima reporter a intervistare Muammar Gheddafi dopo l’inizio dei bombardamenti statunitensi in Siria.
  26. Anna PolitkovskajaAnna Politkovskaja
    Fra le vittime della libertà di parola vi è anche Anna Politkovskaja, assassinata mentre rincasava. Aveva indagato senza remore sulla situazione in Cecenia e sulle responsabilità del governo russo, riportando tutto sulla Novaja Gazeta. La sua scomparsa provocò l’indignazione del popolo russo. Proprio un anno prima della sua morte aveva parlato alla conferenza di Reporter senza frontiere affermando, in prima persona, che ci sono individui che muoiono nel tentativo di esprimere il proprio pensiero.
  27. Veronica Guerin
    Giornalista presso il Sunday Indipendent in Irlanda, aveva cominciato a occuparsi della malavita organizzata, soprattutto del narcotraffico irlandese. Il primo avvertimento che le arrivò per via diretta consistette di due colpi di pistola contro la sua casa nel 1994. Questo, tuttavia, non bastò a fermarla e, anzi, le fece proseguire in maniera ancora più agguerrita le indagini. Nel 1996, però, fu freddata davanti a un semaforo per l’agguato di due motociclisti. La sua morte fece scattare un’approfondita indagine al riguardo, la quale produsse l’arresto di ben 150 persone.
  28. Christiane AmanpourChristiane Amanpour
    Reporter di origine iraniane, nel 1983 entrò a far parte della CNN, per cui seguì il crollo delle ex Repubbliche Sovietiche e del muro di Berlino, oltre alla guerra del Golfo e quella in Bosnia. In seguito, passò a far parte della concorrente ABC, dove creò e diresse il talk-show The Talk. Fra le sue interviste più famose vi sono quelle a Muammar Gheddafi, Jacques Chirac, Tony Blair e Mohammad Khatami. Negli ultimi decenni è riuscita a raggiungere i vertici del giornalismo internazionale, diventando un modello da seguire.

Oltre a Oriana Fallaci, quindi, è possibile affermare che non si annoverano solamente grandi redattori nella storia del giornalismo, ma anche eccellenti redattrici, le quali, andando spesso controcorrente, hanno scritto insieme ai colleghi le più importanti pagine della cronaca nazionale e internazionale, lasciando un segno indelebile e un profondo insegnamento alle generazioni successive.

Anastasia Gambera

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