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Ficarra, Picone e Pirandello: il racconto del film “La stranezza”
11 Novembre 2022
CataniaPalermoAttualità

Ficarra, Picone e Pirandello: il racconto del film “La stranezza”

Home » Città » Catania » Ficarra, Picone e Pirandello: il racconto del film “La stranezza”

La stranezza è un film uscito nelle sale cinematografiche il 27 ottobre 2022,che vede come regista Roberto Andò. Grazie ai due comici siciliani Ficarra e Picone, e la grande interpretazione di Toni Servillo, Luigi Pirandello torna nel grande schermo in una veste nuova. Di seguito, trama e recensione della pellicola.

La trama e il racconto

Il film è ambientato nel 1912, quando Pirandello torna in Sicilia a causa della morte della sua balia Mariastella – vista da lui come una madre –ma anche per andare a trovare il suo amico e collega Giovanni Verga in occasione del suo ottantesimo compleanno. Il “giovane” Pirandello è nel pieno di una crisi creativa, trovandosi spesso in una sorta di trance in cui parla con i propri personaggi.

Picone, Roberto Andò, Ficarra e Toni Servillo

Il film inizia con Luigi all’interno di un treno mentre osserva delle persone che suscitano in lui curiosità. Arrivato al paese, a causa di un disguido del loculo dove avrebbe dovuto riposare Mariastella, incontra due becchini, Nofrio e Bastiano (interpretati rispettivamente da Picone e Ficarra), i quali si dilettano a recitare e scrivere testi degli spettacoli che si svolgono all’interno del teatro del paese.

Pirandello è investito dalle vicende del piccolo paesino e anche dalle vicissitudini per la creazione dello spettacolo, tanto che il forte trambusto gli dà una vera e propria spinta creativa, portandolo poi a comporre la sua opera  Sei personaggi in cerca d’autore.

Pirandello e la sua “stranezza”

In questo film vi è un Pirandello visto da un punto di vista nuovo. Non è descritto come il solito intellettuale, anzi, vi è un  suo continuo dialogo con la popolazione e la vita quotidiana della gente “normale”. È come se il filo che vi è fra i due “mondi” si fosse finalmente spezzato. Il personaggio, è interpretato magistralmente da Servillo, dato che il ruolo pare calzargli a pennello.

Il tema centrale del film è certamente la stranezza del celebre autore. Si vede, infatti ,come sin da bambino Pirandello fosse un animo irrequieto, tanto che la sua balia gli cantava una canzoncina per farlo addormentare.

Luigi è sempre stato un animo diverso, difficile da comprendere dall’esterno, soprattutto perché pervaso da un’onda creativa incontrollabile (chiamata appunto stranezza)che riesce a sopraffarlo fino ad avere delle allucinazioni. I suoi personaggi chiedono di prendere vita come se fossero delle anime in pena che implorano di essere liberate. Pretendono ascolto e un posto degno nelle sue opere. Questo sarà poi riportato nella sua opera.

In sei personaggi in cerca d’autore, difatti, sono rappresentati per la prima volta in teatro dei personaggi che cercano il suo autore, affinché loro possano far parte di una storia e quindi avere una vita. È importante sottolineare che Pirandello era inizialmente restio verso l’opera teatrale, in quanto perplesso su come si potesse credere a una rappresentazione di pura finzione. Ecco perché sceglie di rappresentare la realtà e cosa accade all’interno di un teatro durante le prove.  Forse, ciò che egli racconta è la sua visione della realtà e cosa accade nella sua mente. L’opera non è fu capita subito, ma non passò molto, che divenne una delle sue più importanti, tanto da essere la più rappresentata in quello stesso anno.

I due becchini, cosi come spiegato alla fine del film, probabilmente erano anch’essi frutto dell’immaginazione di Pirandello o persino la sua coscienza. Una parte di sé ancora lucida che gli ha permesso di dare ascolto ai suoi personaggi, riuscendo a farli “vivere”. I due comici riescono così a dare vitalità a una delle più grandi opere della letteratura italiana, donando quel pizzico di ironia di cui sono portatori. Grazie a questa pellicola, dimostrano ancora una volta di essere degli artisti a tutto tondo.

In questo film dunque torna ancora una volta il tema pirallendiano delle maschere, simbolo della suddivisione dell’io e dalle continue sembianze che ogni persona si crea o che vengono messe dagli altri. «Una realtà non ci fu data e non c’è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente immutabile»; citazione tratta da Uno, nessuno, centomila che racchiude perfettamente l’intero significato del film.

 

Sara Sapuppo

Fonti immagini: social degli artisti 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Articoli di proprietà di Voci di Città, rilasciati sotto licenza Creative Commons.
Sei libero di ridistribuirli e riprodurli, citando la fonte.

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Sara Sapuppo

About Sara Sapuppo

Nata a Catania nel 2000, Sara sin da bambina ha sempre voluto lasciare il segno in questo mondo, e non appena entrata nella sua adolescenza ha capito che il modo migliore per farlo era la comunicazione. Infatti, dopo essersi diplomata nel settore turistico, si scrive e frequenta sino ad ora la facoltà di Scienze e Lingue per la Comunicazione presso l’Università di Catania.

Tra le sue passioni spiccano quelle per la musica e quella di interessarsi di ciò che accade attorno a lei  quotidianamente, battendosi per la difesa di quelli che sono i diritti ( ma anche doveri eh!) umani. Per questo, cerca da qualche anno a questa parte di poter interagire con gli altri attraverso blog e i social.

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