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I cambi di Mancini non bastano, all’Italia mancano gioco e cinismo
11 Settembre 2018
CalcioVoci di Sport

I cambi di Mancini non bastano, all’Italia mancano gioco e cinismo

Home » Voci di Sport » Calcio » I cambi di Mancini non bastano, all’Italia mancano gioco e cinismo

Nella seconda partita della Nations League, l’Italia non riesce a riscattare il pareggio interno per 1-1 con la Polonia e cade di misura in casa del Portogallo (1-0). A Lisbona decide un gran gol dell’ex attaccante del Milan André Silva, protagonista di un ottimo avvio stagionale con la maglia del Siviglia. Rispetto alla gara pareggiata con la Polonia al Dall’Ara, Mancini cambia ben nove titolari su undici, facendo debuttare l’esterno della SPAL Manuel Lazzari, primo giocatore della squadra di Ferrara ad indossare la maglia della Nazionale dal 1952. La linea difensiva è completamente inedita, con Criscito che prende il posto di Biraghi sulla corsia di sinistra e i rossoneri Caldara e Romagnoli che rimpiazzano i bianconeri Bonucci e Chiellini.

In avanti spazio al tandem d’attacco composto da Immobile e Zaza, duo d’attacco protagonista nelle qualificazioni agli Europei 2016 sotto la guida di Antonio Conte, mentre Balotelli – assieme a Zappacosta – finisce in tribuna. In supporto dei due c’è Chiesa, mentre in mezzo al campo Bonaventura e Cristante affiancano Jorginho. Il vento del cambiamento, però, non soffia nella direzione favorevole agli azzurri e, sin dalle prime battute, il Portogallo sembra avere qualcosa in più, non tanto a livello tecnico, quanto piuttosto sul piano della personalità e della mentalità. 

Nonostante l’assenza di Cristiano Ronaldo, infatti, i padroni di casa creano non pochi grattacapi alla retroguardia nostrana, in particolar modo sul finire della prima frazione di gioco, con Romagnoli che salva sulla linea una conclusione ravvicinata e a botta sicura di Bernardo Silva dopo un’uscita tutt’altro che impeccabile di Donnarumma. Nei primi 45′ di gioco, l’Italia fatica e non poco a spezzare il buon ritmo dei campioni d’Europa in carica, che vanno all’intervallo con un 60% di possesso palla che evidenzia l’enorme difficoltà degli azzurri a rispondere adeguatamente alle trame di gioco portoghesi.

Il debuttante Lazzari si mette in mostra con grinta e personalità sulla propria fascia di competenza nel ruolo di esterno, posizione che occupa diligentemente anche nella SPAL, mentre sembra tutt’altro che a suo agio nel ruolo di terzino destro cucitogli addosso da Mancini. Ed è proprio il classe ’93 a perdere un duello cruciale con Bruma in avvio di ripresa: la freccia del Lipsia, che indossa il numero 7 in virtù dell’assenza di Cristiano Ronaldo, coglie impreparata la retroguardia azzurra e permette ad André Silva di andare a segno con un sinistro che non lascia scampo al suo ex compagno di squadra Donnarumma. 

La reazione dell’Italia è timida e inconcludente (da registrare un colpo di testa di Zaza sugli sviluppi di un corner battuto dalla sinistra da Jorginho e poco, pochissimo altro), mentre il Portogallo ha svariate occasioni per raddoppiare e mettere in ghiacciaia la vittoria, ma i padroni di casa trovano sulla loro strada un attento Donnarumma, uno dei pochi a salvarsi in un ko decisamente duro da digerire per una Nazionale che continua ad avere tantissime difficoltà nel trovare la via del gol (quinta gara senza gol nelle ultime tredici disputate) e, soprattutto, a costruire azioni degne di nota.

Mancini ha da fare i conti con una situazione particolarmente complicata, molto più di Cesare Prandelli e di Antonio Conte, i due commissari tecnici che hanno rappresentato l’inizio di una svolta dopo due disastrose eliminazioni al primo turno dei Mondiali, rispettivamente nel 2010 e nel 2014. Rispetto a loro, infatti, l’ex allenatore di Inter e Manchester City deve fare i conti con la fine di un’era (negli ultimi due anni si sono ritirati – chi dal calcio giocato, chi semplicemente dal giro della Nazionale – personaggi imprescindibili dell’ultima decade, tra cui Buffon, Barzagli, De Rossi, Pirlo) e, soprattutto, con l’eredità di una squadra reduce dal clamoroso flop con la Svezia nello spareggio per le qualificazioni ai Mondiali. 


Gli azzurri torneranno in campo il 10 ottobre, giorno dell’amichevole con l’Ucraina di Andriy Shevchenko in quel di Genova. Un mese di tempo, dunque, per riflettere ancor più a fondo sulle (tante) cose che non vanno e fare il punto della situazione in vista dei prossimi impegni di Nations League, ossia le gare di ritorno con Polonia (14 ottobre a Chorzów) e Portogallo (17 novembre al San Siro di Milano): due partite fondamentali per risalire la china e dimostrare, finalmente, che l’Italia può e deve riprendersi. 

Dennis Izzo

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Dennis Izzo

About Dennis Izzo

Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.

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