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La Champions delle italiane: cosa dice il mercoledì del Napoli
13 Marzo 2024
Champions League

La Champions delle italiane: cosa dice il mercoledì del Napoli

Home » Voci di Sport » Champions League » La Champions delle italiane: cosa dice il mercoledì del Napoli

Nonostante non si giocasse nel solito Camp Nou (oramai in procinto di ritornare in auge) lo stadio Olimpico Lluis Companys è stato un ottima cornice per questo importante ottavo di ritorno di Champions tra Barcellona e Napoli. Partita di vitale importanza anche Lper la questione economica relativa sia all’avanzamento del turno sia al Mondiale per Club. Vediamo cosa è successo nel match.

Analisi Champions tra Barca e Napoli

Non dimentichiamo che il nuovo tecnico azzurro, Francesco Calzona (nonostante la sua esperienza in serie minori) si ritrovava alla partita più importante della carriera e l’emozione era palpabile. Scontrare questo Barcellona di Xavi è un incognita e lo è stato anche ieri sera: la partita è stata una montagna russa, forse condita da troppi errori generali.

Pensiamo al Napoli, una squadra davvero irriconoscibile dietro (Mario Rui è stato l’unico a svolgere una prestazione positiva, forse tra i più criticati nelle scorse giornate). Rrahmani è stato fondamentale per il gol dell’avvicinamento ma in coppia con Juan Jesus non funziona, il brasiliano non è un difensore da Champions.

Il centrocampo è irriconoscibile: Anguissa poteva portare qualità e fisicità ad un reparto centrale altrimenti molto leggero, completato dal solito generoso Lobotka (forse con troppe responsabilità) ed un Traorè non ancora pronto mentalmente e fisicamente ad affrontare partite così. Si sente la mancanza di Zielinski, il quale dopo la questione trasferimento già annunciato per la prossima stagione, sarà sempre più ai margini.

Proprio nel centrocampo troviamo il punto forte del Barca ieri: il giovane Fermin Lopez si è mosso in assoluta libertà con inserimenti, tiri e trovando anche il gol. Nulla da dire su Gundogan, vero cervello di questa squadra viste le numerose e importanti assenze (Xavi deve fare a meno di De Jong, Pedri e Gavi). Il Napoli avrebbe dovuto puntare più il terzo uomo a centrocampo, Christensen, attaccandolo in verticale ma ciò non è quasi mai avvenuto.

Osimhen è stato il grande assente del match: troppo schiacciato sulla linea difensiva avversaria, disattento nei movimenti (solo lui è stato pescato 5 volte in fuorigioco) e poco grintoso. Kvaratskhelia si è acceso troppe poche volte e soltanto nel secondo tempo è entrato un po’ in partita, specie con qualche recupero palla o inserimento. Politano ha sofferto Cancelo (trai i migliori in campo e padrone della fascia).

Ottima partita delle ali blaugrana: sia Yamal che Raphinha hanno messo in difficoltà i terzini del Napoli (da segnalare un pessimo ingresso in campo di Oliveira, che aveva rimpiazzato Rui). Prestazione di alto livello quella del giovane Yamal, il quale nonostante alcuni errori, dimostra di essere un talento cristallino e molto intelligente tatticamente.

Prestazione molto importante pure quella di Cubarsì, giovanissimo difensore cresciuto nel Barca: si corona il sogno dello spagnolo di esordire in Champions e lo ha fatto vincendo il premio come migliore in campo. Rimane un unico dubbio sul match: la possibile diversa valutazione del fallo in aria di rigore su Osimhen, proprio da parte di Cubarsì e il non intervento del Var sull’episodio.

I partenopei con questa sconfitta salutano la Champions forse con qualche rammarico, visto il bel percorso effettuato soltanto un anno fa ma dicono addio anche alla qualificazione al Mondiale per Club del 2025: non superando il turno il Napoli non supera in graduatoria la Juve, che a sua volta andrà negli States.

Calzona avrà l’arduo compito di finire al meglio questa travagliata stagione, cercando un’insperata risalita nella classifica della nostra Serie A, sperando di conquistare un posto nelle coppe europee.

 

Fonte foto: Eurosport

Alex Privitera

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About Alex Privitera

Nasce a Catania in quel soleggiato Aprile del 1996. Racconti familiari lo ritraggono sin da piccolo con un pallone tra i piedi. Crescere non ha fatto altro che rafforzare quell’amore verso il gioco del calcio e qualsiasi altro sport, con o senza un pallone. Laureato in Scienze e Tecnologie Alimentari, si dice che tra le sue altre passioni non possano mancare musica, cinema e tecnologia. Particolarmente testardo e deciso, crede sia molto importante saper condividere i propri pensieri. Proprio per questo, da tempo affascinato dal giornalismo sportivo, decide di intraprendere questa avventura con Voci di Città. Un capitolo tutto da scrivere, una nuova sfida da affrontare un passo per volta.

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