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L’enciclopedia più strana del mondo
01 Maggio 2016
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L’enciclopedia più strana del mondo

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Il “Codex Seraphinianus”, definito «il libro più strano del mondo», compie 40 anni. L’autore dell’opera è Luigi Serafini che descrive un luogo grottesco e affascinante utilizzando un alfabeto appositamente creato e illeggibile, accompagnato da illustrazioni fantasiose che lasciano libero sfogo all’immaginazione umana.

Il Codex Seraphinianus è stato pubblicato per la prima volta in due volumi da Franco Maria Ricci nel 1981 e due anni dopo in un unico volume da 370 pagine. Esiste anche un’edizione del 1993 con introduzione di Italo Calvino che diede un’illuminante descrizione di un mondo «dove l’anatomico e il meccanico si scambiano le loro morfologie […] dove il vegetale si sposa al merceologico, lo zoologico al minerale […] così il cementizio e il geologico, l’araldico e il tecnologico, il selvaggio e il metropolitano, lo scritto e il vivente».

CodexNel 2013 Rizzoli pubblica una nuova edizione arricchita da nuove tavole appositamente disegnate dall’autore e dal testo di Italo Calvino che introduceva a prima edizione. «Il Codex presenta la visione creativa del nostro tempo» recita il testo mentre il risvolto di copertina descrive il Codex Seraphinianus come un libro per l’era dell’informazione, assumendo l’importanza della codificazione e decodificazione dei messaggi il cui ruolo è sempre più rilevante nel campo della genetica, del’informatica e della critica letteraria. Già dalla copertina possono iniziare gli elementi da prendere come oggetto di studio: nell’edizione Abbeville viene raffigurata una coppia che, nell’atto di fare sesso, viene trasformata in un coccodrillo. Nel 1993, invece, il testo presenta una copertina diversa: un uomo, con indosso un enorme copricapo, cavalca un lama dalle enormi corna ramificate ed entrambi osservano uno specchio davanti ad un edificio di pietra che offre del cibo colorato. Scritto come se raccontasse la storia e le caratteristiche di un altro pianeta, quarant’anni dopo la sua pubblicazione gode di un grande successo, soprattutto in Cina, dove va a ruba.

In definitiva, il Codex Seraphinianus è un’enciclopedia di un mondo alieno che riflette palesemente il nostro. Ciascun capitolo descrive, con i suoi aspetti chiave, questo incredibile luogo: flora, fauna , scienza, giochi, architettura. Tuttavia, è impossibile capire esattamente il contenuto delle varie pagine. Tante immagini hanno caratteristiche simili a figure appartenenti al mondo: fiori galleggianti, banane contenenti pillole, macchine coperte da mosche, uomini che hanno dei pattini al posto dei piedi. L’origine e la residenza delle figure appartengono esclusivamente al mondo immaginario dell’autore. Parlare dei disegni nel libro, infatti, è praticamente vano. Possono assumere un senso e una prospettiva differente a seconda di ogni persona, perciò, Serafini si limita a raccontarne le origini, parlando dei suoi viaggi in America, delle notti passati nel sacco a pelo e dello scambio di informazioni fra i ragazzi che incontrava. L’interpretazione dei significati del testo ha coinvolto anche artisti e filosofi che riflettono sul significato del libro, tentando, invano, di decifrarne il codice.

 

CodexLa genesi che Serafini dà della sua opera è «o un gatto o gli alieni». Sarebbero queste due figure le sole alternative dei soggetti che, secondo l’autore, avrebbero ispirato la creazione di quello che è per molti il libro più strano del mondo. «Se non era il mio gatto, forse era qualche civiltà di un’altra galassia a trasmettermi quelle visioni, un po come nel film “Incontri ravvicinati del terzo tipo” ». Non è stato subito un successo, per Serafini «è stato capito da una generazione dopo, i giovani lo hanno portato alla ribalta, celebrandone il mistero e ora è un successo popolare». Oggi il libro è stato ristampato in ogni parte del mondo, dall’America sino all’Asia e continua a essere un successo indiscusso.

Gianluca Merla

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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