Probabilmente non è la prima volta che ti domandi perché le lettere sulla tastiera siano disposte così; che si tratti di quella del cellulare, del tablet o del PC non ha importanza. Credere che davanti si abbia il risultato di uno studio grammaticale o scientifico equivale ad incappare in un grande errore di valutazione. La storia della disposizione QWERTY è molto più semplice, ma allo stesso tempo non sono mancati i tentativi di voler proporre alternative. Innanzitutto, è bene chiarire che la tastiera prende il nome dall’ordine delle prime sei lettere disposte in alto a sinistra. In quanto alla cronologia, prima della QWERTY, sono stati significativi i tentavi di creare layout dal facile utilizzo e che puntassero ad un’immediata digitazione dei caratteri.
Dvorak, nel 1936, ideò un sistema che permetteva la composizione di almeno 400 parole con le sole lettere della prima riga; l’obiettivo era aumentare la velocità e diminuire lo stress delle macchine da scrivere. Un secondo tentativo, più recente, arrivò da Coleman nel 2006 che, fondendo il proprio cognome con quello di Dvorak, creò la tastiera Colemak, più ergonomica e con una maggiore possibilità di creare parole soltanto con la prima riga. Successivamente arrivò Capewell, l’inventore dell’unica tastiera in grado di far muovere le dita la metà delle volte di una QWERTY; quest’ultima, per chi se lo stesse chiedendo, è stata realizzata dallo stesso inventore della macchina da scrivere, Christopher Sholes. Perché, allora, Sholes ha disposto i tasti con lettere in questo modo, se i risultati inerenti alla velocità di digitazione con la QWERTY sono tra i peggiori? In un’intervista, egli stesso dichiarò di averlo fatto in modo tale che la velocità raggiungibile nella digitazione non fosse troppo elevata, cosicché il suo prodotto non si inceppasse di continuo. Un genio del male o un buon imprenditore?
Alberto Molino
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Fondatore di Voci di Città, ex direttore responsabile dello stesso, ora cura la rubrica di tecnologia di NewSicilia, ha lavorato al Quotidiano di Sicilia, ha collaborato con Sicilia Journal, ha pubblicato un romanzo e un racconto, ha 26 anni ed è laureato in Scienze della Comunicazione. Quando ne aveva 18 ha vinto un premio nazionale per avere diretto il migliore giornalino scolastico del Paese. Definito da alcuni fascista e da altri comunista, il suo vero orientamento politico non è mai stato svelato, ma una cosa è certa: Molino non lo ferma nessuno, tranne forse la sua ragazza.
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