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Anche gli scrittori hanno rituali quotidiani più o meno insoliti
20 Marzo 2016
Dante & Socrate

Anche gli scrittori hanno rituali quotidiani più o meno insoliti

Home » Dante & Socrate » Anche gli scrittori hanno rituali quotidiani più o meno insoliti

Scrittore che sei, rituale che trovi. E di stranezze riguardanti tanti autori fra i più letti degli ultimi secoli se ne potrebbero già immaginare abbastanza da sé, senza contare che adesso esiste un vero e proprio vademecum che le ha raccolte tutte: sono citati non solo letterati, ma anche registi, attori, musicisti, pittori e personalità di spicco in svariati ambiti. Insomma, il volume di Mason Currey dal titolo Rituali quotidiani, edito in Italia da Vallardi, non ha risparmiato nessuno. Così, se da un lato Woody Allen ha bisogno di quaranta minuti di doccia bollente per dare il meglio di sé e Pablo Picasso si isolava consumando pasti a base di pesce, dall’altro ecco alcune curiosità a proposito di noti scrittori.

Agatha-ChristieDmitrij Šostakovič, per esempio, secondo la testimonianza di un amico «giocava a pallone e all’improvviso spariva. Dopo una quarantina di minuti ricompariva e diceva… Passatemi la palla», quando aveva finito di scrivere più o meno dieci facciate, mentre Jean-Paul Sartre abbinava le proprie riflessioni a «due pacchetti di sigarette, più di un litro d’alcool e una dose smisurata di “Corydrane”, una miscela di anfetamine e aspirine che andava di moda tra gli intellettuali parigini», stando a quanto dichiarato dalla segretaria. Sorprendente, invece, la versatilità di Agatha Christie, la quale si rifiutò per tutta la vita di avere uno studio tutto proprio, ma che portava con sé la macchina da scrivere e fu capace di estraniarsi dal mondo in qualsiasi circostanza e luogo se veniva colta dall’ispirazione. Tutto l’opposto, insomma, di Somerset Maugham, il quale invece era solito scrivere seduto sempre al medesimo tavolino, con una parete vuota di fronte a sé.

Tutto un altro paio di maniche David Lynch, il cui estro era sempre incentivato da frappè al cioccolato e sette tazze di caffè con parecchie zollette di zucchero. «La routine per un uomo intelligente è segno d’ambizione», era invece il parere di W. H. Auden, che contava con estrema scrupolosità le ore in cui si dava alla creazione di poesie dopo la sveglia delle ore 6. Altrettanto ossessionato dalla precisione era Marcel Proust, il quale raccontava di quanto fosse per lui «insopportabile subordinare una vita intera al confezionamento di un libro», opinione comprovata dal fatto che, per riuscire nell’intento, lo scrittore dormiva fino al pomeriggio e rimaneva poi a letto a comporre, con qualche croissant a portata di mano. Da ammirare, per il motivo contrario, è Philip Roth, che di sé stesso ha dichiarato: «sono sempre reperibile per la scrittura, come un medico del pronto soccorso. Il lavoro chiama e io soccorro».

Stephen-KingE, se nel caso di Alice Munro scrivere equivale ad aspettare che i figlioletti dormano dopo pranzo, in quello di Stephen King corrisponde soltanto all’obiettivo di raggiungere, a qualsiasi costo, le tassative 2000 battute giornaliere. Una personalità completamente differente era quella di James Joyce, invece, il quale sentiva la necessità di «ripulirsi la mente dal lavoro letterario» trascorrendo molte serate in bar e ristoranti, nelle stesse ore della notte in cui Gustave Flaubert, neanche un secolo prima, si dedicava anima e corpo alle proprie opere, convinto che nel silenzio delle ore piccole risiedesse la più grande fonte di ispirazione. Fra i tanti, meticolosa e socievole con equilibrio risulta specialmente Jane Austen, la quale interrompeva il lavoro nel caso di visite o per preparare la colazione alla famiglia, e che la mattina appena alzata suonava il pianoforte, per poi rileggere alla sera quanto composto nero su bianco durante la giornata.

Ciascuno suscettibile a modo proprio, in parte rigido e in parte molto flessibile: ciascuno, in breve, rispettoso dell’arte scrittoria in maniera individuale, derivante non solo dalle molte abitudini della quotidianità, ma anche da alcuni aspetti del carattere, delle abitudini e del modo di rapportarsi in senso lato alla letteratura. Per chiunque fosse curioso di conoscere un quadro più sistematico e dettagliato delle personalità, la raccolta di Currey si configura, dunque, come una fonte completa e interessante di informazioni, attraverso cui ricordare – o riscoprire – il lato umano e denso di sfaccettature che avevano coloro da noi oggi considerati quasi come delle entità geniali, sì, ma dalla natura un po’ troppo astratta.

Eva Luna Mascolino

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