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Muro di Berlino: storia e racconti della fine di un’epoca a 32 anni dalla caduta
11 Novembre 2021
EsteraBest politikSocietasAttualità

Muro di Berlino: storia e racconti della fine di un’epoca a 32 anni dalla caduta

Home » Best politik » Estera » Muro di Berlino: storia e racconti della fine di un’epoca a 32 anni dalla caduta

Personalità pubbliche e cittadini hanno celebrato il 9 novembre 2021 sulla Bernauer Strasse l’anniversario della caduta del Muro di Berlino nel 1989. Nel 2020 l’evento era stato annullato causa Covid. L’avvenimento invita a dare uno sguardo al passato, per capirne le implicazioni sull’oggi.

Il Muro di Berlino come simbolo della fine di un’epoca

Il 9 novembre 2021 sono trascorsi trentadue anni dalla caduta del Muro di Berlino. Trentadue anni da quando venne composta dagli Scorpions la famosissima Wind of Change, eseguita nella sua versione russa anche davanti al segretario comunista Gorbaciov, le cui note fecero da didascalia alla notte che cambiò irreversibilmente la storia del Novecento, segnando l’inizio di un difficile periodo di trasformazione nonché la fine di un mondo per molti. Die Berliner Mauer rappresentava la divisione del mondo in due blocchi atomici, e il suo crollò rappresentò la fine della cortina di ferro e la riunificazione della Germania. Si trattava di un lungo sistema di recinzione in calcestruzzo armato lungo 155 km e alto 3,6 metri, che circondò la parte occidentale di Berlino, appartenente alla giurisdizione della Berlino Ovest per separarla dalla parte orientale della città, detta Berlino Est. Il Ministro per la Sicurezza della DDR (Deutsche Demokratische Republik), Erich Mielke, dichiarò nell’aprile del 1989: «Se dovete sparare, fate in modo che la persona in questione non vada via ma rimanga con noi». I dati ufficiali indicano che tra i 192 e i 239 cittadini di Berlino Est furono uccisi dai cecchini e dalle guardie nel tentativo di raggiungere Berlino Ovest.

La divisione della Germania e l’innalzamento del Muro: il divieto di spostamento fra Est e Ovest

Verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, alla Conferenza di Yalta venne decisa la divisione di Berlino in quattro settori, fra i paesi vincitori del conflitto, URSS, USA, Inghilterra e Francia; successivamente, nel 1949, le parti controllate da USA, Inghilterra e Francia, seppur indipendenti fra loro, divennero di fatto Germania Ovest, la parte restante (di competenza URSS) la Germania Est. Per il periodo iniziale, i cittadini furono liberi di circolare liberamente nei vari settori, ma nel 1952 il confine fra le due Germanie venne chiuso, a fronte della Guerra Fredda in corso. Molti cittadini della Germania Est si spostarono in massa verso la Germania Ovest, e nella notte fra il 12 e il 13 agosto 1961, per fermare l’esodo, il regime comunista avviò la costruzione del Muro di Berlino: inizialmente si trattò di un filo spinato, ma nell’estate dello stesso anno il cemento e la pietra diedero le basi del vero e proprio Muro. Con la costruzione del Muro, le emigrazioni da Berlino Est a Berlino Ovest passarono da 2,6 milioni (tra il 1949 e il 1961) a 5.000 (tra il 1962 e il 1989). Dunque ebbe sicuramente “efficacia” contenitiva, ma dal punto di vista propagandistico (e non solo) ebbe un effetto negativo per tutto il blocco comunista, ergendosi a “simbolo della tirannia comunista“, alla luce delle uccisioni di coloro che tentavano di attraversarlo da parte dei cecchini. Successivamente, nel 1962 venne aggiunto un secondo muro all’interno della frontiera di Berlino Est, chiamato “la striscia della morte“, poi venne abbattuto il primo, e nel 1965 venne avviata la costruzione di un terzo, destinato a sostituire i precedenti. In conclusione, venne iniziato un muro di quarta generazione nel 1975, che implicò il sostenimento di un costo esorbitante, a fronte della situazione di povertà della popolazione della Germania Est.

La lunga notte del 9 novembre 1989: il crollo del Muro e la fine della DDR

Alle 21.20 del 9 novembre 1989 si alzò la barriera al varco di Bernauer Strasse. Günter Schabowski, capo della sezione del partito comunista a Berlino e responsabile per i rapporti con la stampa del comitato centrale, poche ore prima aveva annunciato che i cittadini si sarebbero potuti recare per viaggi privati nella Germania Ovest, senza alcuna restrizione. Subito a Berlino Est la notizia si diffuse, e la folla si riversò davanti ai check point. Due ufficiali della STASI diedero ordine che si alzasse la barriera. Le telecamere immortalarono la storia, mentre molti dei presenti rimasero paralizzati dall’incredulità; fra le 23.20 e la mezzanotte anche le barriere degli altri check point si aprirono. Fu così che migliaia di tedeschi di Berlino Est raggiunsero Berlino Ovest. Le parole di alcuni cittadini di Berlino Est rimangono ancora oggi la fotografia dell’evento: «All’epoca avevamo una Trabant. Siamo saliti in macchina, abbiamo preso i bambini e siamo andati in giro per vedere cosa stesse accadendo. È stato… mi vengono ancora le lacrime agli occhi quando ci ripenso», racconta Isolde Nedbal.  In due giorni, tre milioni e mezzo di cittadini della Germania Est passano il confine, mentre altre tre milioni di persone attraversano il confine fra i due Stati in altre zone del Paese. Così, la caduta del Muro spalancò la strada alla riunificazione della Germania e un anno dopo la Repubblica Democratica Tedesca smise di esistere.

Le testimonianze degli ex cittadini della Germania Est: l’Ostalgie e le critiche

Negli ultimi anni, molto si continua a scrivere e a produrre sul tema, soprattutto sulla vita a Berlino Est durante la DDR. Un esempio è il film Goodbye, Lenin! di Wolfgang Becker (2003), considerato simbolo della c.d. Ostalgie, sentimento e fenomeno nostalgico sviluppatosi a partire dagli anni ’90 nella Germania orientale, a seguito della scomparsa della DDR. Attualmente viene offerto ai turisti il Good Bye Lenin Tour a Berlino, avente ad oggetto la visita della Berlino della DDR, in alcuni supermercati vengono offerti prodotti delle vecchie marche dell’Est, vengono organizzati party ostalgici e riscoperti oggetti tipici. Vale la pena menzionare un’intervista fatta ad una guida turistica berlinese, Kerstin, che alla domanda “Com’era la vita con il Muro?“, risponde: «Dipende anche un po’ dove abitavi, se vicino al confine oppure no. Fra l’altro chi abitava vicino al confine sottostava ad una particolare giurisdizione: ad esempio, se si voleva fare visita a qualcuno che abitava vicino al confine, bisognava avere un permesso. Io ho cercato di accettarlo. Il problema è quando si riduce la DDR alla Stasi e polizia e basta. Ma comunque la DDR aveva anche dei lati positivi, partendo dal lato sociale: tutti potevano andare a scuola, avevi un appartamento, ad esempio i libri per la scuola erano molto molto economici, perché lo Stato li sovvenzionava, non come oggi dove se hai figli e prendi Hartz IV (sussidio sociale), per comprare loro i libri devi andare all’ufficio del lavoro ed elemosinare per i libri». E ancora, da Berlino oltre il Muro, cronache da Est e Ovest, Brigitte Schliesing, che fu insegnante a Berlino Est: «Nel periodo in cui studiavo per diventare insegnante, ricordo che in occasione dei festeggiamenti per l’anniversario della nascita della DDR, alcuni giovani avevano manifestato il loro dissenso e per questo motivo erano stati arrestati. I loro genitori non sapevano più dove fossero perché le forze di polizia li aveva fatti sparire nel nulla. Io e altri miei compagni abbiamo chiesto ai nostri professori cosa significasse tutto ciò. Ci hanno risposto che le persone che facevano questo tipo di domande dovevano essere emarginate e non potevano diventare insegnanti. Si trattava di argomenti di cui era proibito parlare».

Stefania Piva

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Stefania Piva

About Stefania Piva

È nata e vive a Milano. È Avvocato, laureata in giurisprudenza all’Università Statale di Milano, ha svolto la pratica forense presso l’Avvocatura dello Stato di Brescia, e si è specializzata presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università Statale di Milano. Da sempre appassionata di politica e giornalismo, ha scritto in precedenza per il giornale locale ABC Milano.

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