Il patto di Schengen è a rischio. Dopo l’attentato del 13 novembre a Parigi, gli orientamenti di molte politiche estere sulla gestione dei migranti sono cambiati. L’Europa sembra aver subito il colpo morale degli attentati parigini e lo si può riscontrare dalla attuale prassi di quegli stessi Paesi UE che da sempre hanno accolto i migranti, essendo i primi promotori del patto Schengen. Ad esempio la Svezia ha deciso di controllare tutti i viaggiatori che entrano nella nazione dal ponte che collega Malmo a Copenaghen; nonostante questo ponte sia attraversato per la maggior parte da migliaia di pendolari, il governo svedese si è mosso affinché ci sia un controllo su ogni viaggiatore con richiesta di documentazione: non accadeva dagli anni Sessanta. Il tutto sarebbe giustificato dal fatto che il Paese scandinavo ha dovuto far fronte a 150mila migranti nel 2015.
Come i vicini svedesi anche i danesi hanno rotto con il vicino passato. Infatti fino al 14 gennaio, la Danimarca controllerà tutti i viaggiatori che arrivano dalla Germania, dato che i migranti raggiungono la terra danese e la Scandinavia, proprio dallo Stato tedesco. Anche quest’ultima nazione ha “violato” il patto: l’insospettabile Germania, infatti, già a settembre aveva bloccato la libera circolazione. Il portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel, Steffen Seibert, ha affermato che la soluzione attuata dai vari Paesi non è la vera soluzione. Secondo il portavoce tedesco, ci vorrebbe una soluzione comune per tutti i Paesi dell’UE.
Claudio Francesco Nicolosi
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