Samuel, Sneijder e Ibrahimovic, ma anche Sorondo, Vampeta e Hakan Sukur. Negli ultimi quindici anni, l’Inter ha alternato a grandi colpi di mercato anche inequivocabili bidoni. Abbiamo scelto per voi l’undici nerazzurro più nocivo dal 2000 a oggi. Lo abbiamo schierato in un ipotetico 4-4-2, provvisto di centrocampo a rombo, con un medianaccio pronto a fare legna in mezzo al campo e un trequartista predisposto a servire le punte. Scopriamo insieme gli undici antieroi del club meneghino.

FABIAN CARINI – Nell’agosto del 2014 ai dirigenti dell’Inter viene un’idea…geniale. Perché non liberarsi del contratto di Fabio Cannavaro, ormai nella fase finale della sua carriera, rifilando un pacco colossale alla Juventus? I nerazzurri, decidono allora di operare uno scambio alla pari tra il difensore napoletano e Fabian Carini, portiere giovane, ma già da anni nel giro della nazionale uruguaiana. Una mossa in prospettiva, considerando che il numero uno della Celeste, nel giro di qualche anno, potrebbe mandare Francesco Toldo in pensione. L’esordio non è male: è il 5 dicembre 2004 e i nerazzurri ospitano il Messina. Dopo cinque minuti della ripresa l’arbitro sventola il cartellino rosso a Toldo. Carini, appena entrato, respinge il rigore di Amoruso. Da lì a fine stagione, tra campionato, Champions e Coppa Italia, scenderà in campo in altre otto occasioni senza mai convincere del tutto. Il suo difetto principale? La respinta corta e la poca decisione nelle uscite. L’anno successivo va in prestito a Cagliari, dove perde presto il posto da titolare per via di qualche lapsus di troppo – e nel contempo, Cannavaro si aggiudicava Coppa del Mondo e Pallone d’oro… Nel 2006-2007 torna mestamente a Milano per ricoprire il ruolo di quarto portiere. Davanti a lui Julio Cesar, Toldo e Orlandoni. L’ex Standard Liegi si accontenta di guardare i trionfi dei compagni dalla tribuna e l’estate successiva lascia i nerazzurri, non trovando fortuna nemmeno in Spagna e in Brasile. Oggi, a 36 anni, gioca in patria nel Juventud de Las Piedras.

VRATISLAV GRESKO – Se non ci fosse stato il peccato originale, se la sarebbe giocata alla pari con altri terzini rozzi e maldestri, quali Macellari, Brechet o Wome. Ma Vratislav Gresko, classe 1977, ha sostanzialmente messo fino alla sua carriera nel calcio che conta alle 15:45 del 5 maggio 2002. Voluto fortemente dal Marco Tardelli che aveva apprezzato le sue sgroppate all’Europeo Under 21, nell’autunno del 2000 approda all’Inter. Dopo due anni tra alti e bassi (anche se, in fondo, di positivo c’è solo un gol all’Aek Atene in Coppa Uefa), lo slovacco sfodera – con tanto di assist involontario a Poborski – la sua peggior prestazione nell’ultima sfida di campionato contro la Lazio, contribuendo a consegnare lo scudetto alla Juventus. Il simbolo dell’harakiri dell’Inter diventa lui. L’estate successiva passa al Parma. Poi, esperienze in Inghilterra e Germania, prima di tornare in Slovacchia per concludere la carriera la scorsa estate.

NELSON RIVAS – Con i Rivas l’Inter non è mai andata fortunata. Nel 1998 era stato il turno di Martin, meteora uruguaiana autore di un solo spezzone di gara in Serie A. Nove anni dopo, è toccata a Nelson, detto Tyson, per via della sua stazza e dei metodi poco ortodossi. Il colombiano si rivela fin da subito un giocatore poco elegante e, grazie alla presenza in squadra di Cordoba, Samuel, Materazzi e Chivu, viene impiegato con il contagocce. Ma quando gioca – purtroppo – si fa sentire. L’ha imparato Mourinho, dopo la semifinale di Coppa Italia 2009 in casa della Sampdoria. Doppietta di Cassano e gol di Pazzini, con Rivas protagonista in negativo. E il portoghese pronto a inchiodarlo allo spogliatoio e a sostuirlo con Maicon nella ripresa. In quattro anni all’Inter, intervallati dai prestiti al Livorno e al Dnipro, solo 28 presenze. Poi, l’esperienza poco proficua in MLS ai Monteal Impact. Adesso, a 32 anni, è tornato in patria. Gioca in seconda divisione nel modesto Depor.

GONZALO SORONDO – Nell’estate 2001, l’Inter decide di sostituire Laurent Blanc, ceduto al Manchester United, con un ragazzone uruguaiano, Gonzalo Sorondo. Per lui, i nerazzurri sborsano 18 miliardi di lire, circa 10 milioni di euro. Dall’alto dei suoi 190 centimentri, l’ex centrale del Defensor Sporting, sembra un giocatore in grado di vincere tutti gli scontri aerei e donare sicurezza ai compagni di reparto. Nel giro di poche partite, l’amara verità viene a galla: con la Roma si mostra lento e impacciato, contro il Brescia regala il gol a Tare e contro il Chievo facilita entrambi i gol avversari. Nel 2002-2003 rimane ai margini della rosa e nel 2007, dopo tre anni in prestito tra Inghilterra e Belgio, finalmente si svincola dai nerazzurri e torna in Sudamerica. Si ritira a soli 33 anni, a causa di una serie di infortuni. Ma il calcio non ne sente la mancanza.

NELSON VIVAS – L’argentino strappa per un pelo un posto tra i titolari di questa speciale formazione. In gara c’era il suo predecessore, Bruno Cirillo, anche lui disorientato dopo l’incontro con Serginho nel derby. I tifosi nerazzurri ricordano ancora sia l’ex terzino della Reggina, sia Vivas inseguire senza risultato il brasiliano in due derby diversi del 2001: quello perso 6-0 a maggio e quello perso 4-2 a ottobre. Eppure, Vivas, fino a quel momento, aveva avuto una carriera discreta, quasi sempre da comprimario, tra Boca Juniors, Arsenal e Celta Vigo. Fattore che, però, non gli aveva impedito di totalizzare 39 gare, impreziosite da un gol, con la Seleccion. Nei primi mesi a Milano, diventa il rincalzo preferito di Hector Cuper: l’argentino lo inseriva al posto di Sergio Conceicao, spostando più avanti capitan Zanetti. E quando il piccolo argentino si toglieva la pettorina ed era pronto a entrare in campo, San Siro rumoreggiava. Contro lui. E contro Cuper.

MARCOS VAMPETA – È il 5 settembre del 2000 e l’Inter, appena eliminata dai preliminari di Champions, ufficializza l’acquisto di Vampeta. Si tratta di un mediano veloce, provvisto di intelligenza tattica (qualità di cui non abbiamo riscontrato traccia nella sua carriera nella Penisola). Proprio quello che serve a una squadra allo sbando, come quella allenata da Marcello Lippi. Per accaparrarselo, i nerazzurri mettono sul piatto del Corinthians 30 miliardi di lire (circa 15 milioni di euro). Il brasiliano, ex compagno di Ronaldo al PSV Eindhoven, lascia il segno nella gara d’esordio: va in gol – sfruttando un’indecisione di Peruzzi – in Supercoppa Italiana contro la Lazio, dove l’Inter viene sconfitta 4-3. Il suo primo (e unico) match in campionato a Reggio Calabria corrisponde con l’esonero di Marcello Lippi. Con Tardelli scenderà in campo solo in Coppa Italia e Coppa Uefa. A gennaio passa al Paris Saint-Germain in cambio di Stephan Dalmat.

RICARDO QUARESMA – Dopo aver fallito l’attacco a Lampard, al gong del calciomercato, l’Inter riesce ad accontentare José Mourinho, mettendo sotto contratto Quaresma, esterno portoghese che lo Special One ritiene essenziale per la costruzione del suo 4-3-3. Quaresma, che a 20 anni aveva già fallito al Barcellona, arriva dal Porto per 18 milioni più il cartellino del giovane Pelè (di cui, tra l’altro, si perderanno ben presto le tracce). Come nel caso di Vampeta, il lusitano esordisce con un gol casuale (la sua trivela, viene deviata in rete da Mascara nel match con il Catania) e poi inizia a collezionare prestazioni imbarazzanti. L’esigente pubblico di San Siro comincia a fischiarlo e, l’1 febbraio, Mourinho decide di darlo in prestito al Chelsea per fagli cambiare aria. In Inghilterra giocherà soltanto qualche spezzone di gara, salvo tornare a Milano per fare il comprimario nella stagione del Triplete. Nell’estate 2010 l’Inter riesce a piazzarlo al Besiktas per 7,3 milioni di euro, registrando una minusvalenza clamorosa. Adesso, a 32 anni, tra alti e bassi, Quaresma continua a girovagare: è tornato in Turchia dopo un’esperienza negli Emirati Arabi e un altro ritorno, stavolta al Porto. A giugno aveva ritrovato la Nazionale. Adesso, però, come da previsione, pare averla persa di nuovo.

AMANTINO MANCINI – Dopo Quaresma, menzione speciale tocca all’altro esterno che avrebbe dovuto supportare Zlatan Ibrahimovic nel super tridente di José Mourinho. Approda all’Inter per 13 milioni di euro, ma appare goffo e appesantito, somigliando solo al lontano fratello dell’ala che aveva incantato Roma per cinque anni, segnando 59 reti tra campionato e coppe. Nella prima stagione conta solo 27 apparizioni, segnando in Champions League contro il Panathinaikos. L’anno dopo, chiuso da Balotelli prima e Pandev poi, disputa solo sette match. Così, a gennaio viene ceduto in prestito al Milan. Sull’altra sponda dei Navigli la sinfonia non cambia e a luglio il pacco torna al mittente. Il passaggio sarà breve perché l’ex romanista tornerà presto in Brasile, dove si perderanno le sue tracce. Oggi, a 35 anni, gioca nel America Mineiro, club di Serie B brasiliana, con cui ha conquistato la promozione nella massima categoria carioca.

DOMENICO MORFEO – Chi meglio di Domenico Morfeo potrebbe posizionarsi sulla trequarti nella nostra formazione? Nessuno, probabilmente. Maradonino, come lo chiamavano all’Atalanta per via del suo sinistro fatato, rappresenta a tutti gli effetti la promessa mai sbocciata. Talentuoso quanto discontinuo, a volte un po’ troppo lezioso, poco incline al sacrificio. Dopo le bocciature con Milan e Fiorentina, l’Inter decide comunque di puntare su di lui, prelevandolo a parametro zero dopo il fallimento dei viola. La società lo responsabilizza, assegnandogli la maglia numero dieci. Lui si accende e spegne – come da copione – per tutta la stagione. La Roma segna la sua annata: il momento più alto è rappresentato dal gol, di pregevole fattura, messo a segno nella gara d’andata disputata all’Olimpico; quello più basso, invece, è rappresentato dal pallone perso – appena entrato in campo – nel match di ritorno che ha dato avvio all’azione del pareggio romanista, firmato da Montella. Dopo questo episodio, Morfeo è sparito dai riflettori e, l’anno dopo, è arrivata la cessione al Parma con la formula del prestito biennale. In Emilia, alla fine, è rimasto cinque anni, vivendo un momento di parziale rilancio.

DIEGO FORLAN – Per far fronte alla partenza di Samuel Eto’o, l’Inter decide di puntare sull’usato garantito, ingaggiando Diego Forlan. L’ex attaccante del Manchester United, che aveva fatto le sue fortune in Spagna con le maglie di Villarreal e Atletico Madrid, viene acquistato dai Colchoneros per 4,5 milioni di euro, siglando un biennale da 3,5 a stagione. Niente male per un attaccante di 32 anni che sembra aver progressivamente perso il senso del gol. Il sodalizio, tra l’altro, non inizia nel migliore dei modi: la società nerazzurra lo inserisce erroneamente nella lista per la Champions, ma il giorno dopo si accorge che l’uruguaiano non potrà essere utilizzato perché già sceso in campo in Europa League con la maglia degli spagnoli. Tra infortuni e cambi in panchina, Forlan trova il campo in 20 occasioni, trovando solo due gol rocamboleschi contro Palermo e Catania. Poi, il nulla, e la rescissione del contratto con un anno di anticipo. Adesso, dopo le esperienze in Brasile e Giappone, il Cachavacha sta vivendo il sogno di chiudere la carriera in patria, dopo gli inizi in Argentina.

HAKAN SUKUR – Una carriera da sogno anche per Hakan Sukur che, con 51 reti, è il miglior marcatore nella storia della Nazionale turca. L’Inter lo preleva per poco meno di 40 miliardi di lire (circa 20 milioni di euro) dal Galatasaray, club in cui aveva fatto aveva fatto incetta di titoli nazionali, conquistando a suon di gol anche una Coppa Uefa. Attaccante lento e macchinoso, trova il primo centro stagionale solo a novembre nel match con la Roma. Nella prima parte di stagione palesa problemi di intesa con Robbie Keane. Nella seconda frazione d’annata, dopo la partenza dell’irlandese, i problemi di incompatibilità continuano anche con Vieri, Recoba e Ferrante. Così, a fine stagione, non rimane che fare per le valigie, destinazione Parma. Ma anche l’esperienza in Emilia sarà infruttuosa. Così, dopo un breve passaggio in Premier al Blackburn, non gli rimane che tornare nell’unica squadra di club in cui è riuscito ad essere decisivo: il Galatasaray, dove si ritira a quasi 37 anni nel 2008.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Articoli di proprietà di Voci di Città, rilasciati sotto licenza Creative Commons.
Sei libero di ridistribuirli e riprodurli, citando la fonte.
Nell’albo dei pubblicisti dal 2013, ha scritto un eBook sui reporter di guerra e conseguito due lauree. A Catania si è innamorato del giornalismo sportivo; a Londra si è tolto la soddisfazione di collaborare per il Guardian e il Daily Mail. Esperto di digital marketing e amante dei social media, nel 2017 ha deciso di tornare a collaborare con VdC di cui era già stato volto e firma nel 2012-2013.
Il caro benzina paralizza il Sud Italia: è sciopero
Il giovedì europeo delle italiane: en plein tra EL e Conference
Riqualificazione del patrimonio storico italiano: i vincoli normativi per le imprese nei cantieri di restauro
Champions League, italiane a picco: quattro sconfitte e 14 gol subiti
“Agnunilla” di Dario Tomasello il 13 e 14 ottobre al teatro Stabile di Catania
Giornate FAI d’autunno – 10 e 11 ottobre: i quindici siti del catanese