Il gruppo K è senza dubbio uno dei più interessanti della fase a gironi dei Mondiali 2026, con tante storie diverse che si intrecciano. La favorita è il Portogallo, una delle pretendenti alla vittoria finale, ma la Colombia ha tutte le carte in regola per recitare un ruolo di primo piano.
Sullo sfondo, le storie di due paesi che contribuiscono ad arricchire l’avvincente racconto di una competizione che va ben oltre l’aspetto sportivo. Da una parte la Repubblica Democratica del Congo, che torna ai Mondiali per la prima volta dal 1974. Dall’altra, l’Uzbekistan, al debutto assoluto nella rassegna iridata.

(Fonte: Cristiano Ronaldo).
Il Portogallo è una delle poche Nazionali di prima fascia a non aver mai vinto un Mondiale nella sua storia. Il gruppo a disposizione del ct Roberto Martínez ha il grande obiettivo di sfatare il tabù e conquistare la Coppa del mondo a dieci anni dallo storico Europeo vinto in Francia.
Un traguardo che rappresenterebbe il coronamento perfetto della carriera di Cristiano Ronaldo. Quest’ultimo, a 41 anni, si appresta a disputare i Mondiali per la sesta volta, un record condiviso con Leo Messi e Guillermo Ochoa. Già miglior marcatore nella storia del Portogallo (143 reti), CR7 ha segnato in cinque edizioni differenti della Coppa del mondo, ma mai nella fase ad eliminazione diretta.
A supportare il fuoriclasse di Funchal c’è una batteria di trequartisti, mezzali, terzini, centrali e attaccanti di grande talento e personalità. Da Diogo Costa e Rúben Dias a Nuno Mendes, João Neves e Vitinha, fino a Bruno Fernandes e Bernardo Silva, ai lusitani non manca certo qualità. La vera sfida sarà tirare fuori il meglio da un agglomerato di tecnica, fantasia e imprevedibilità senza precedenti, facendo sì che tutti remino nella stessa direzione.

(Fonte: Fecofa RDC_Officiel).
A più di cinquant’anni di distanza, la Repubblica Democratica del Congo torna ai Mondiali. Decisiva la vittoria per 1-0 contro la Giamaica nello spareggio intercontinentale, maturata grazie a un gol dell’ex Napoli Tuanzebe. Nel 1974, anno della loro unica partecipazione al Mondiale prima di quest’anno, la compagine africana prese parte al torneo sotto la denominazione di Zaire.
Tale era, infatti, il nome del paese negli anni della dittatura di Mobutu Sese Seko, al potere dal 1965 al 1997. Per tale ragione, la qualificazione ai Mondiali di quest’anno rappresenta un traguardo ancor più significativo per La Céleste, che ha al suo seguito un tifoso speciale.
Si tratta di Michel Kuka Mboladinga, che in ogni partita resta impassibile in piedi, replicando la posa di Patrice Lumumba, eroe nazionale e primo premier democraticamente eletto nella storia del Congo indipendente. I Leopardi viaggiano sulle ali dell’entusiasmo e non intendono accontentarsi. Tra i giocatori di maggior spessore, degni di nota Mbemba, Wan Bissaka, Wissa, Bakambu, Masuaku e il sopracitato Tuanzebe. Come quest’ultimo, hanno giocato in Serie A anche Pickel e Kakuta, rispettivamente alla Cremonese e alla Lazio.

L’Uzbekistan di Fabio Cannavaro si appresta a disputare la prima Coppa del mondo della sua storia. (Fonte: O’zbekiston FA).
Prima, storica apparizione ai Mondiali 2026 per l’Uzbekistan, che fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica non aveva una Nazionale indipendente. Nel corso della sua breve storia, la squadra del paese dell’Asia centrale non ha mai avuto un ruolo di grande rilevanza a livello internazionale, riuscendo comunque a sfornare tanti talenti interessanti.
Molti di questi saranno protagonisti agli ormai imminenti Mondiali. Su tutti, il 22enne del Manchester City Abdukodir Khusanov e l’esterno offensivo Abbosbek Fayzullayev, che gioca nell’Istanbul Başakşehir con Eldor Shomurodov. Quest’ultimo ha giocato in Italia dal 2020 al 2025, mettendo insieme 25 gol in 157 gare tra Genoa, Roma, Spezia e Cagliari.
Per i ventisei giocatori uzbeki sarà la prima volta ai Mondiali, mentre chi li ha scelti è uno che conosce benissimo la competizione. Il ct Fabio Cannavaro, infatti, ha vinto la Coppa del mondo da capitano dell’Italia nel 2006, aggiudicandosi anche il Pallone d’oro nello stesso anno. Tra i migliori difensori della sua generazione, in carriera ha totalizzato ben 18 presenze in quattro edizioni dei Mondiali (1998, 2002, 2006 e 2010).

Luis Díaz e Cucho Hernández esultano nel corso dell’amichevole vinta 3-1 dalla Colombia contro la Costa Rica. (Fonte: Selección Colombia).
I Mondiali 2026 fanno registrare l’attesissimo ritorno della Colombia. La selezione sudamericana, infatti, non era riuscita a qualificarsi a Qatar 2022. Finalisti dell’ultima edizione della Copa América, persa contro l’Argentina, i Cafeteros arrivano in Messico con tanta fiducia e voglia di sorprendere.
Ripetere il capolavoro del 2014, quando James Rodríguez (capocannoniere del torneo con 6 reti) e compagni si arresero soltanto ai quarti di finale coi padroni di casa del Brasile, sarà un’impresa ardua. La squadra guidata dall’argentino Néstor Lorenzo, però, non intende porsi limiti.
Proprio James Rodríguez, capitano dei suoi, è uno dei punti di riferimento di una squadra cui non mancano sostanza e qualità, con nomi del calibro di Luis Díaz, stella del Bayern Monaco con un passato al Liverpool e al Porto, Luis Suárez dello Sporting Lisbona, Cucho Hernández del Betis, Rios del Benfica, Davinson Sánchez del Galatasaray, Muñoz del Crystal Palace, gli “italiani” Yerry Mina (Cagliari) e Jhon Lucumí (Bologna) e l’ex Napoli Ospina.
Fonte foto in evidenza: Portugal (X)
Dennis Izzo
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Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.
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