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Sopravvissuti all’Olocausto contro il filmato «Game of Tag»
07 Dicembre 2017
SocietasAttualità

Sopravvissuti all’Olocausto contro il filmato «Game of Tag»

Home » Societas » Sopravvissuti all’Olocausto contro il filmato «Game of Tag»

«Game of Tag», il contestato filmato girato alle porte del 2000 da Artur Żmijewski torna a far parlare di sé. Nel  2015, infatti, era già stato mostrato al pubblico polacco durante la mostra Poland-Israel-Germany – The experience of Auschwitz (dando alito a non poche critiche da parte di Israele). Il video ritrae persone svestite che si rincorrono, ma – come immaginabile – non è la visione di corpi nudi in movimento, che può al massimo porre in imbarazzo i più pudici, a creare sgomento.

OlocaustoCiò che ha turbato i più, scatenando una una diffusa indignazione è, invero, la location in cui le scene sono state ambientate. Soltanto dopo la visita ufficiale del principe William e della moglie Kate, avvenuta la scorsa estate, è stato possibile identificare il luogo dove 18 anni fa sono state girate le riprese. Si tratta di una camera a gas del campo di concentramento nazionalsocialista di Stutthof, lo stesso in cui – stando a quanto riportato da TPINEWS – 65mila deportati sono stati annichiliti e fisicamente annientati nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

La vicenda ha, parrà superfluo ad alcuni doverlo precisare, portato con sè un alone di sconcerto e sbigottimento dal forte impatto emotivo specie tra i gruppi di sopravvissuti all’Olocausto. Tra questi ultimi, il Simon Wiesenthal Center e il Center Organization of Holocaust Survivors di Israele hanno scritto una lettera rivolta al presidente Duda per capire se l’artista avesse o meno ricevuto una qualche autorizzazione prima di girare il corto in quello che è stato scenario di mali inenarrabili e per avanzare la loro richiesta affinché la clip venga condannata. La Polonia, infatti, al contrario dell’Estonia e della Germania, ha finora adottato un atteggiamento pressoché passivo sulla vicenda.

OlocaustoIn virtù della libertà d’opinione, però, il Krakow Art Museum si oppone alla censura del filmato e sul sito del Warsaw Art Museum lo stesso Żmijewski chiarisce che i protagonisti «sanno che si trovano in una camera a gas così come sanno quello che fu un campo di sterminio nazista», nonostante nel video si stiano divertendo. Dar sfogo alla propria arte nello stesso luogo dove vive il ricordo della morte fisica di una parte e morale di tutta l’umanità significa dimenticare o ricominciare? Vuol dire riflettere o provocare? Si può ridere dove ti par di sentire ancora il pianto di vittime innocenti? Quale il messaggio voluto comunicare? Quale il punto d’incontro tra rispetto e libertà?

Concetta Interdonato

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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