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Zlatan Ibrahimovic si ritira: la sua carriera dal ghetto a star del calcio
04 Giugno 2023
CalcioEntertainmentAttualità

Zlatan Ibrahimovic si ritira: la sua carriera dal ghetto a star del calcio

Home » Voci di Sport » Calcio » Zlatan Ibrahimovic si ritira: la sua carriera dal ghetto a star del calcio

Zlatan Ibrahimovic si ritira l’infortunio al ginocchio subito l’anno scorso, lo ha visto fuori dal campo per tutta la metà del 2022 e inizio 2023. Un infortunio che lo ha costretto anche ad una operazione, motivo per cui, data anche l’età, lo svedese cominciava a pensare al ritiro. L’annuncio arriva dopo la fine della partita tra Milan e Verona terminata 3-1 per i rossoneri. Un Ibra commosso come non si era mai visto.

L’uomo dei campionati

Nonostante la sua ambizione di vincere la Champions League non sia mai divenuta realtà, Zlatan Ibrahimovic rimane uno dei calciatori più decisivi della storia. Pochi giocatori possono dire che aver vinto dieci campionati e svariate coppe nazionali. Dal punto di vista internazionale, come si sa, ha vinto ben poco: un’Europa League, una Supercoppa UEFA, ed un Mondiale per Club.

Con il suo carisma, la sua mentalità, e il suo voler sempre ottenere sia il meglio da sé che dagli altri, lo ha portato ad alzare svariati trofei nella sua carriera. Una carriera iniziata nella squadra della sua città natale, Malmö, e terminata in una delle società più vittoriose e ambiziose d’Italia, il Milan. Società per cui nutre un particolare affetto, stesso sentimento che prova anche per la città di Milano.

Un giocatore anomalo per le sue caratteristiche fisiche. Prima di lui, mai si era visto un giocatore così alto, 195cm, avere una tecnica balistica degna generalmente dei giocatori dal baricentro medio/basso. L’influenza del brasiliano Ronaldo ha avuto un impatto così devastante su un giovane Ibrahimovic tanto da cercare di imitarlo.

Ma soprattutto non si era mai visto per una nazione come la Svezia. Una nazione calcisticamente conosciuta per giocatori considerati più di quantità che di qualità. Eccezione fatta per alcuni ovviamente, come i tre fenomeni storici del Milan: Gren, Nordhal e Liedholm, ma anche come Hamrin, Strömberg, Henrik Larsson per citarne alcuni. Ci sarebbero, infatti, anche Skoglund, Rosén, Jeppson, Källström ed altri ancora.

Un fuoriclasse dal carattere forte e deciso non mostrandosi mai timoroso di dire la sua sia in campo che fuori. Sebbene alle volte sia mancato nei momenti decisivi in Champions League, a causa anche di un’estrema consapevolezza dei propri mezzi.

Quella coppa dalle grandi orecchie tanto sognata e mai arrivata. Magari le cose sarebbero andate diversamente se a 31 anni non avesse accettato l’offerta del presidente del PSG, Al Khelafi. Magari quel nomignolo malizioso e denigratorio di mercenario sarebbe scomparso. Un epiteto che cerca di mettere in secondo piano la carriera di uno dei giocatori più forti al mondo e tra gli attaccanti più completi al mondo.

Dal razzismo a eroe della patria

Cresciuto in una famiglia povera che alloggiava in un sobborgo pieno di immigrati nel quartiere di Rosengård, a Malmö, il gigante svedese di origini croato-bosniache ha dovuto sopportare anche episodi di razzismo. Eventi spiacevoli che sicuramente hanno contribuito a forgiare il proprio carattere.

Il calcio per Ibra si rivelò oltre ad una semplice valvola di sfogo. Uno mezzo di rivincita nei confronti di chi lo insultava e lo offendeva, m anche uno strumento per guadagnarsi la loro fiducia. ”Sono nato in Svezia, quindi sono svedese!”.

Avrebbe potuto sceglie la Bosnia, paese del padre, o anche la Croazia, paese della madre, dove forse avrebbe avuto più chance di vincere qualcosa con la nazionale. Lui però ha scelto la Svezia. Quella Svezia che cercava di limitarlo e di frenarlo, di cui, a poco a poco, ne è divenuto capitano e miglior marcatore di tutti i tempi. Divenendo, in seguito, un esempio per tanti bambini e ragazzi.

Ed ogni volta che guarderà la foto dei suoi piedi scalzi e sporchi appesa al muro di casa sua, ricorderà a sé stesso cosa è divenuto quel giovane Zlatan Ibrahimovic.

Simmaco Munno

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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About Simmaco Munno

Nato e cresciuto a Santa Maria Capua Vetere, provincia di Caserta, quando il grunge esplodeva a livello globale, cioè nel ’91, e cresciuto a pane e pallone, col passare del tempo ha iniziato a sviluppare interessi come la musica (sa mettere le mani almeno su tre strumenti) la letteratura e la linguistica. Con un nome provinciale e assonante con la parola sindaco, sogna di poter diventare primo cittadino del suo paese per farsi chiamare “Il sindaco Simmaco”.

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