È ormai assodato che la musica, specie quella classica, abbia degli effetti positivi sul nostro cervello e, di conseguenza, sulle nostre attitudini. Negli anni si sono susseguiti innumerevoli studi al riguardo, tesi a dimostrare come ascoltare un certo tipo di melodie favorisca la calma e la produttività sia negli uomini che in animali e piante.
Ad esempio, alcuni studi condotti dall’Università di Madison nel Wisconsin hanno dimostrato che la produzione di latte nelle mucche che ascoltano musica sinfonica aumenta del 7,5% e i suddetti esemplari sembrano essere più predisposti a riunirsi nella stalla quando viene suonato qualcosa. Studi simili hanno evidenziato un effetto analogo sulle piante, che sembrano crescere meglio e più rapidamente se poste in un ambiente dove siano diffusi motivi sonori. Questa tecnica viene già utilizzata nelle colture di mais in Canada, dove si è osservato che le vibrazioni sonore pare siano in grado di distruggere un particolare parassita che attacca il mais. Fra i compositori più “amati” da mucche e piante c’è il genio di Salisburgo Wolfgang Amadeus Mozart; la diffusione della musica di Mozart parrebbe essere la più adatta non solo per l’armonia estetica che la contraddistingue, ma anche perché il suo spettro sonoro risulta gradito alla pianta.
Inoltre, la musica del compositore austriaco è stata oggetto di un altro interessante “esperimento” rivolto ad esseri umani. Nel 2008, infatti, in una città della Nuova Zelanda, Christchurch, dopo aver diffuso con degli altoparlanti Mozart nel quartiere commerciale del posto, si è subito verificata una drastica diminuzione della microcriminalità. I crimini da 77 a settimana sono passati a 2 e sono scomparsi gli incidenti legati al consumo di droghe e alcol. Miracolo? No, semplicemente la musica del compositore in questione, così come sostengono i commercianti, dà l’idea di un territorio “presidiato” e non abbandonato a se stesso, così da tenere lontani criminali e “teste calde”.
Ciliegina sulla torta è lo studio condotto dall’Università di Helsinki in Finlandia, che ha dimostrato come la musica classica faccia “danzare” alcuni geni molto importanti per il nostro cervello, accendendo quelli legati alla memoria e al benessere e spegnendo quelli legati a malattie neurodegenerative come il Parkinson. Sono stati esaminati gli effetti dell’ascolto di un concerto per violino di Mozart su 50 appassionati di musica classica e non. Dopo l’ascolto, sono stati prelevati dei campioni di sangue per esaminare le proteine prodotte dall’espressione del DNA. I risultati hanno mostrato che la musica aumenta l’attività dei geni coinvolti nell’apprendimento, nella memoria e nella produzione dell’ormone del piacere, la dopamina.
Dunque le prove che dimostrano come la musica influisca positivamente sul nostro benessere sono numerose e quelle sopra elencante ne costituiscono solo un esiguo esempio. Ecco perché lo studio della musica e il suo inserimento all’interno dell’educazione di ciascun individuo non andrebbero sottovalutati e tralasciati, come invece accade. La musica, la buona musica non è solo piacevole da ascoltare, ma fa bene e aiuta a crescere e a vivere meglio.
Lorena Peci
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