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L’Unione Europea sempre più vicina all’emissione dell’euro digitale: avviata fase di sviluppo
04 Novembre 2025
Business

L’Unione Europea sempre più vicina all’emissione dell’euro digitale: avviata fase di sviluppo

Home » Business » L’Unione Europea sempre più vicina all’emissione dell’euro digitale: avviata fase di sviluppo

Prosegue a passi da gigante il percorso dell’Unione Europea verso l’emissione dell’euro digitale. Dopo due anni di preparazione, si entra nella fase di sviluppo: secondo l’attuale tabella di marcia, l’emissione potrebbe arrivare già nel 2029. 

Euro digitale, si fa lo step successivo: sempre più probabile emissione nel 2029

Nel mese di ottobre il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha deciso di entrare nella fase successiva del progetto sull’euro digitale, in seguito all’esito positivo della fase di preparazione, avviata nel 2023. 

Cosa comporta l’ingresso nella fase di sviluppo?

La nuova fase sarà incentrata sulla preparazione tecnica necessaria alla prima emissione della valuta virtuale. Ciò vuol dire che, se la normativa verrà adottata dagli organi legislativi dell’Unione entro l’anno prossimo, il primo esercizio pilota potrà essere condotto già nel 2027, rendendo possibile l’effettiva emissione della valuta nel 2029. 

I costi stimati 

L’introduzione dell’euro digitale costerà all’Unione 1,3 miliardi. Questa cifra è riferita a tutti i costi relativi alla fase di preparazione tecnica finalizzata all’emissione. Vanno poi considerati i costi operativi, che ammonteranno a circa 320 milioni l’anno. 

L’intera somma sarà sostenuta dalle banche, gravando quindi unicamente sulle tasche della BCE e delle altre venti banche centrali dell’Eurozona. 

Euro digitale: chi potrà usarlo e come?

L’euro digitale sarà utilizzabile da tutti i cittadini dell’eurozona, in modo del tutto analogo (e parallelo) al contante e alle carte di credito/debito. 

Potrà essere impiegato per fare acquisti online, in negozio, per trasferire denaro agli amici… Insomma, sarà solo un ulteriore metodo di pagamento a disposizione dei cittadini europei, utilizzabile in modo semplice e immediato in tutto il territorio Ue. 

Per utilizzarlo, l’Unione sta sviluppando un’app dedicata (chiamata appunto Eurosistema), un vero e proprio portafoglio virtuale che permetterà di effettuare transazioni di denaro anche offline, con un semplice clic. 

Cos’è una valuta digitale (e perchè non c’entra nulla con le criptovalute)

Chi sente per la prima volta parlare di euro digitale può facilmente essere tratto dalla tentazione di associarlo alle tanto discusse cryptovalute. È vero, si tratta in entrambi i casi di monete virtuali, ma il loro funzionamento è diametralmente opposto.

Le cryptovalute sono valute decentralizzate che si basato sul meccanismo delle blockchain. Le blockchain non sono altro che un “registro digitale” dove vengono registrate tutte le transazioni, in modo del tutto trasparente. Al capo non vi è alcun organismo centrale (come le banche), ma sono gli utenti stessi, attraverso un protocollo di consenso, a validare le transazioni. 

blockchain

Al contrario, l’euro digitale non è altro che la versione digitale di una valuta tradizionale (l’euro), emessa e interamente gestita da una banca centrale, che ne ha il pieno controllo. 

Potrebbe allora essere associato agli stablecoin? La risposta, ancora, è no. Sebbene gli stablecoin siano delle valute virtuali ancorate a una valuta tradizionale (ad esempio il dollaro), rimangono comunque delle monete private, gestite in modo del tutto decentralizzato e autonomo dalle banche. 

Euro digitale: ne abbiamo davvero bisogno? 

Secondo i portavoce dell’Unione, la decisione è stata fortemente spinta dai leader europei, nell’ottica di adeguare il sistema monetario europeo alle esigenze future della popolazione. 

È un dato di fatto: il contante sta cadendo in disuso: nel 2024 solo il 34% delle transazioni quotidiane è stato eseguito in contanti. La restante percentuale è interamente composta da pagamenti digitali, dove i circuiti europei risultano nettamente sfavoriti (in quanto funzionanti solo su scala nazionale). Una moneta virtuale europea, invece, sorpasserebbe ogni limite territoriale e temporale, garantendo pagamenti immediati, indipendenti dalle tempistiche delle singole banche.

Ma questo non è l’unico obiettivo dell’Ue. Infatti, l’euro digitale si pone in netta opposizione con valute virtuali non regolamentate come criptovalute e stablecoin. Le seconde rappresentano una minaccia sempre più concreta dopo la decisione di Trump di regolamentarle. Questo perché, per quanto si tratti di monete con un valore nominale stabile (quindi molto più simili alla moneta tradizionale che alle crypto), restano comunque private e mettono quindi a serio rischio i diritti dei consumatori a favore degli interessi personali dei proprietari. Dunque, l’obiettivo dell’Ue è quello di proporre un’alternativa altrettanto valida e certamente più sicura dal punto di vista della privacy e della sicurezza. 

Gli europei sono spaventati: perchè? 

Mentre i leader europei sembrano spingere a favore della nuova valuta, una buona fetta della popolazione appare restia (se non spaventata) dalla proposta. 

Uno dei timori più forti è legato alla privacy (paradossale se pensiamo che questa viene promossa come uno dei punti forti della moneta). La forte centralizzazione di questo sistema di pagamento fa temere un eccessivo controllo da parte degli stati nazionali, che avrebbero pieno accesso ai nostri acquisti, potendo delineare con esattezza un nostro profilo: cosa acquistiamo, dove lo acquistiamo e con quale frequenza. Se poi portiamo questo scenario alle estreme conseguenze – immaginando ad esempio una situazione di crisi – non sarebbe difficile immagine l’estrema facilità con cui i governi nazionali potrebbero imporre restrizioni sui consumi. 

Si tratta di preoccupazioni ancora remote per lo scenario attuale, in cui l’euro digitale si posiziona come uno strumento extra e non come un sostituito alla moneta tradizionale. Tuttavia, l’Ue rassicura: “La moneta deve rimanere un bene comune e l’euro digitale difenderà la libertà di scelta degli europei”. Ad affermarlo è Christine La Garde, che sembra non avere dubbi riguardo la sicurezza della moneta.

Alice Maria Reale

Fonte: Comunicato stampa UE

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About Alice Reale

Nata a Catania nel lontano 2002, la piccola Alice si è sempre distinta per la sua risolutezza e determinazione. 
Dopo aver deciso di voler diventare un’archeologa, poi una veterinaria e poi un’insegnante, si iscrive al Liceo Linguistico Lombardo Radice e scopre le sue due grandi passioni: la scrittura e le lingue straniere, che decide di coniugare iscrivendosi alla facoltà di Scienze e Lingue per la Comunicazione.

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