A metà del proprio percorso nella fase campionato di Champions League, le quattro squadre italiane impegnate nella competizione vivono stati d’animo contrapposti. Napoli e Juventus continuano ad arrancare (una sola vittoria in otto partite, quella degli azzurri, peraltro risicata contro lo Sporting Lisbona) e non vanno oltre il pareggio, rispettivamente contro Eintracht Francoforte e Sporting Lisbona. La strada verso la qualificazione diretta agli ottavi si fa sempre più in salita.
Tutt’altra musica per l’Inter, che soffre decisamente più del dovuto contro il Kairat Almaty ma trova la quarta vittoria in quattro partite. Vince anche l’Atalanta, che sbanca Marsiglia nel finale e si rimette pienamente in carreggiata dopo un periodo molto difficile (nessun successo nelle precedenti sei gare tra campionato e Champions League) e le voci di un possibile esonero di Jurić.
Dopo il tennistico 6-2 incassato col PSV Eindhoven (seconda sconfitta consecutiva in trasferta in campo europeo), il Napoli era chiamato a vincere in casa contro l’Eintracht Francoforte per rilanciarsi definitivamente anche in Champions. Missione non portata a termine dagli uomini di Antonio Conte, costretti a fare a meno degli infortunati Meret, Spinazzola, De Bruyne, Gilmour e Lukaku e dello squalificato Lucca. Milinković-Savić non viene praticamente mai chiamato in causa, se non da Knauff a circa un quarto d’ora dal termine, facendosi trovare pronto.
La difesa pare aver ritrovato la solidità apparentemente smarrita nelle scorse settimane (un gol subito nelle ultime quattro partite, a fronte delle sedici reti incassate nelle prime dieci gare stagionali), anche e soprattutto grazie al rientro dell’imprescindibile Rrahmani, ma l’attacco continua a fare tremendamente fatica. Lo 0-0 con l’Eintracht rappresenta la quarta gara stagionale senza gol a referto, nonché il secondo pareggio a reti bianche consecutive, dopo quello col Como in campionato. Gli azzurri non riescono a sfruttare il dominio del gioco (64% di possesso palla), né a creare occasioni da rete realmente degne di nota.
Le uniche note liete del reparto offensivo sono Elmas e Lang. Il primo, schierato a sorpresa dal 1′, ripaga appieno la scelta di Conte, mentre il secondo entra al posto di Lobotka al 74′ e si mostra propositivo. Sottotono, invece, i vari Politano, Neres e Højlund (che perde nettamente il duello con Koch), al pari di un deludente McTominay. Il Napoli dovrà cercare di ritrovare la vittoria nel prossimo confronto col Qarabağ al Maradona per dare una significativa sterzata al proprio percorso europeo, in attesa delle successive sfide con Benfica e Copenhagen in trasferta e Chelsea in casa.
Pareggia anche la Juventus, che non va oltre l’1-1 casalingo con lo Sporting Lisbona nella prima gara in Champions League sulla panchina bianconera per Luciano Spalletti. Dopo l’incoraggiante successo al debutto sull’ostico campo della Cremonese, il tecnico di Certaldo fa buona figura anche in campo europeo, ma non riesce a portare a casa l’intera posta in palio. La Vecchia Signora, capace di riacciuffare il Borussia Dortmund nella prima giornata (da 2-4 a 4-4 nel recupero), fermata sul 2-2 dal Villarreal con un gol dell’ex di turno Renato Veiga allo scadere nella seconda e sconfitta di misura dal Real Madrid nella terza, non vince in Champions dall’11 febbraio scorso (2-1 col PSV nell’andata degli spareggi).
Dopo una prima mezz’ora in cui lo Sporting prende in mano il pallino del gioco, trovando anche il gol del vantaggio con l’uruguaiano Maxi Araújo poco prima del quarto d’ora di gioco, la Juve reagisce alla grande e trova il meritato pareggio con Dušan Vlahović. Il serbo, apparso nuovamente ispirato e in fiducia, va a segno con una rete da attaccante vero ed è tra i migliori, se non il migliore, dei padroni di casa. L’ex Fiorentina sale così a quota 6 reti in 14 presenze stagionali, di cui soltanto la metà da titolare. Nel secondo tempo, i bianconeri propongono un bel calcio e vanno più volte a un passo dal vantaggio.
Il pareggio finale non smuove la classifica ma testimonia la grande crescita della Juventus sotto la guida di Spalletti. Il tecnico toscano è riuscito in poco tempo a risollevare una squadra che pareva ormai incapace di ritrovare brillantezza e convinzione. Dalla prossima partita, l’insidiosa trasferta col Bodø/Glimt, però, non ci si potrà accontentare: la classifica è tutt’altro che positiva e sarà essenziale tornare a vincere, per poi guardare con maggiore fiducia agli impegni con Pafos e Benfica di Mourinho in casa e Monaco in trasferta.
Soffre più del dovuto l’Inter, che riesce comunque a portare a casa la vittoria contro il modesto Kairat Almaty. In barba a tutti i pronostici, il club kazako si rende pericoloso a San Siro, colpendo anche una traversa con il 17enne Satpaev, già “prenotato” dal Chelsea lo scorso febbraio per circa 4 milioni di euro (sbarcherà a Londra la prossima estate). In avvio di gara, i nerazzurri vanno vicinissimi al vantaggio, con Anarbekov che salva i suoi su un diagonale mancino di Dimarco e si ripete sul tentativo seguente di Lautaro.
Poco dopo, gli uomini di Chivu si vedono prima assegnare e poi revocare un rigore al 20′, sbloccano il match poco prima dell’intervallo con Lautaro Martínez, a segno da posizione ravvicinata dopo due respinte della difesa ospite. Il gol del vantaggio sembra il preludio alla goleada dei padroni di casa, ma al 55′ Arad, lasciato colpevolmente troppo solo in area, batte Sommer di testa sugli sviluppi di un corner e gela San Siro. La reazione nerazzurra porta al 2-1 di Carlos Augusto, che al 67′ batte Anarbekov col mancino su sponda di Pio Esposito.
A dir poco lodevole la prestazione del Kairat, che fa un’ottima figura dopo aver fatto i conti con un volo di ben otto ore per raggiungere San Siro da Almaty, vicinissima al confine con Kirghizistan e Cina nonché capitale del Kazakistan fino al 1997. Chivu a fine gara non nasconde il suo disappunto per l’inattesa sofferenza dell’Inter, ma al contempo esulta per la quarta vittoria in altrettante gare di Champions League, che vale il primo posto in classifica a pari merito con Bayern Monaco e Arsenal. Il bottino di 12 punti tornerà utilissimo soprattutto in vista delle prossime, impegnative sfide con Atlético Madrid e Borussia Dortmund in trasferta e Liverpool e Arsenal a San Siro.
Reduce da sei gare senza vittorie (cinque pareggi e una sconfitta) tra campionato e Champions League, l’Atalanta è ospite del Marsiglia di De Zerbi, secondo in classifica in Ligue 1. La Dea approccia al match col piglio giusto e dopo nemmeno un quarto d’ora ha l’occasione di portarsi in vantaggio: Rulli commette fallo su Krstović, pescato splendidamente da Lookman. Dal dischetto, però, De Ketelaere si fa ipnotizzare dal portiere argentino. Greenwood e Aubameyang mettono in apprensione la retroguardia orobica, ma Carnesecchi e compagni reggono l’urto.
A circa 20′ dalla fine, l’Atalanta sblocca il punteggio con Lookman, a segno su cross di Bellanova, ma la rete viene annullata a causa di un fuorigioco di Krstović all’inizio dell’azione. Jurić si gioca le carte Scamacca e Samardžić ed è proprio quest’ultimo a tirare fuori il coniglio dal cilindro quando la gara sembra destinata a concludersi sullo 0-0. L’ex Udinese, infatti, batte Rulli con un gran mancino dalla distanza. Il Marsiglia protesta per un presunto fallo di mano di Éderson nell’area avversaria nell’azione precedente, ma il gol viene convalidato e i francesi incassano il loro secondo ko consecutivo in questa edizione della Coppa dalle grandi orecchie.
Vittoria preziosissima per l’Atalanta, che sale a quota 7 punti in classifica e rilancia le proprie ambizioni di qualificazione agli ottavi. Un traguardo tutt’altro che impossibile, con la Dea che nelle prossime quattro gare riceverà a Bergamo il Chelsea di Maresca e l’Athletic Bilbao e affronterà in trasferta l’Eintracht Francoforte e l’Union Saint-Gilloise. L’enorme ascia che da qualche tempo pendeva sulla testa di Jurić è già un lontano ricordo?
Fonte foto in evidenza: Atalanta B.C. (X)
Dennis Izzo
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Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.
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