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La rivolta delle donne contro Apple, la reputazione della società vale più dei diritti umani?
12 Novembre 2022
Best politikBusinessSocietasAttualità

La rivolta delle donne contro Apple, la reputazione della società vale più dei diritti umani?

Home » Best politik » La rivolta delle donne contro Apple, la reputazione della società vale più dei diritti umani?

Molte donne hanno denunciato la Apple, si tratta per lo più di accuse per molestie. Attualmente il problema più grande pare essere il fatto che l’azienda abbia “ignorato” e gestito male la situazione, scatenando l’ira di molti.

Ecco chi ha denunciato la Apple e perché

Tra le prime donne a sporgere denuncia contro la Apple è stata Jane Whitt. La donna di cui parliamo era una direttrice legale dell’azienda e aveva subito abusi domestici da parte di un altro avvocato della Apple. Dopo aver denunciato e condiviso l’accaduto sui social, non solo non ha ricevuto risposte dalle relazioni umane dell’azienda ma è stata anche ammonita. Secondo la Apple infatti, Jane avrebbe permesso che una relazione personale interferisse con il lavoro. Quello di Jane non è stato un caso isolato, anche Margaret Anderson (avvocato della Apple) si è ritrovata in una situazione analoga.

E’ stato il Financial Times ad approfondire queste situazioni e a concentrarsi soprattutto sul caso di Cher Scarlett, una delle prime fondatrici del movimento #AppleToo. Ha cercato di portare alla luce tutte le situazioni più gravi accadute all’interno della Apple e il coraggio di questa donna non è passato inosservato all’azienda. La Apple infatti ha tentato in tutti i modi di convincere Scarlett a non divulgare nessuna informazione. Volevano addirittura che la donna lasciasse l’azienda comunicando semplicemente: “Dopo 18 mesi in Apple, ho deciso che è il momento di andare avanti e perseguire altre opportunità”. La reazione della donna è stata quella di firmare e poi condividere con i media il contratto e i termini che l’azienda le aveva proposto; la Apple come in risposta, ha solo ritenuto quel gesto come una violazione del contratto.

Cosa è successo dopo le denunce? Come ha reagito l’azienda?

Dopo tutte le denunce delle impiegate della Apple, Financial Times ha dichiarato: “Alle denunce presentate, la divisione risorse umane dell’azienda ha risposto con ‘apatia’. Un atteggiamento ‘deludente e controproducente’. La difesa della reputazione della società ha avuto la priorità rispetto alle denunce”. Nonostante la Apple dichiari di star costruendo “una cultura a cui appartengono tutti” e segnali un aumento dell’87% del numero di dipendenti donne in ruoli di leadership dal 2014 ad oggi, secondo le testimonianze, il team di risorse umane dell’azienda non è un luogo sicuro a cui i dipendenti possono rivolgersi per presentare reclami.

In sei casi le donne che hanno denunciato molestie sono state costrette a lasciare il posto di lavoro. In altri casi, l’azienda ha offerto loro uno stipendio più alto per ritirare le accuse. Ad oggi l’azienda ha dichiarato di voler indagare meglio sulle accuse, i loro obiettivi non coincidono affatto con razzismo, molestie e discriminazioni di alcun tipo. Dopo aver rimarcato quali fossero i sani principi dell’azienda, la Apple ha risposto così in merito all’articolo di Financial Times: “Alcuni dei racconti raccolti dal Financial Times non riflettono le nostre intenzioni e le nostre politiche e avremmo dovuto affrontarli in modo diverso. Per questo effettueremo delle modifiche al nostro processo di formazione”. Se la Apple gestirà realmente meglio i problemi dei propri dipendenti resta un’incognita, al momento sta di fatto che molte donne sono “sul piede di guerra” per rivendicare i propri diritti e il rispetto che ogni lavoratore merita.

Alessia Miceli

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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