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Esclusiva VdC – Intervista a Godot, artista poliedrico emergente
05 Ottobre 2016
IncontriCataniaEntertainmentAttualitàDietro le quinteCittà

Esclusiva VdC – Intervista a Godot, artista poliedrico emergente

Home » Attualità » Incontri » Esclusiva VdC – Intervista a Godot, artista poliedrico emergente

Ezio ZappalàSCORDIA (CT) – Ezio Zappalà, in arte Godot, è un artista emergente di Scordia, un piccolo paese in provincia di Catania: polistrumentista, attore di teatro e cantautore, queste le sue passioni. A soli vent’anni ha già realizzato molteplici progetti, affermandosi in più di un’occasione come un validissimo e poliedrico talento, oltre che musicista. Voci di Città ha avuto il piacere di intervistarlo e di conoscere aspettative, sogni e progetti di questo astro nascente, leader del gruppo I Frenesia e clarinettista presso gli Outodafè.

A quanti anni hai cominciato a maturare la tua passione per la musica? E da cosa è nata sostanzialmente?
«La passione per la musica è nata principalmente alle scuole medie, quando ho cominciato a suonare il clarinetto. Già da prima facevo danza, quindi avevo da tempo la passione per lo spettacolo, essendo cresciuto in quell’ambiente, insomma. Inoltre, mi piacevano particolarmente le opere. Successivamente, sono entrato a far parte della banda musicale, ho conosciuto nuovi amici e da lì è nato tutto».

Sei polistrumentista, attore di teatro e cantautore: pensi che uno fra questi possa essere il tuo indirizzo lavorativo un giorno?
«In realtà, ho sempre pensato che tutti e tre potessero essere il mio lavoro, unendoli, magari, nella creazione di spettacoli come musical o altro che riescano a fonderli perfettamente. Amo tutte e tre le cose; ovviamente, il teatro sarebbe il massimo, ma se riuscissi a combinare il tutto, mi piacerebbe moltissimo».

È uscito il video del tuo primo singolo, Dannato paese: cosa ti ha ispirato le parole di questa canzone? E il videoclip che attinenza ha con il testo?
«Innanzitutto, per quanto riguarda le parole, esse sono scaturite alla fine di uno dei tanti viaggi di ritorno da Catania a Scordia, essendo stato liceale proprio a Catania, e mentre camminavo, una volta sceso dall’autobus, ho pensato esattamente le prime parole che pronuncio nella canzone: «Questo piccolo dannato paese d’amore, questo piccolo dannato paese d’odio», riflessioni nate da tutte le contraddizioni che caratterizzano la nostra società, partendo da Scordia fino ad allargare la prospettiva a tutte le città vicine, l’Italia e il mondo intero. L’amore, l’odio, le cose belle e brutte che tutti abbiamo. Il video, invece, anticipa, in un certo senso, quelli che saranno i miei prossimi lavori: è legato particolarmente al mio soprannome, Godot, che riguarda un po’ l’obiettivo del voler raggiungere l’assurdo in ciò che faccio. Infatti, il video è leggermente surreale, ci sono cose senza alcun senso e anche le mie canzoni voglio che abbiano questa caratteristica. Il filmato è girato interamente all’interno di un teatro, quindi già questa scelta descrive il fatto che tutto ciò che succede è come se fosse una farsa. È, sì, legato alla canzone, ma porta con sé proprio il significato della commedia».

Oltre al nuovo disco appena pubblicato, ci sono altri lavori o progetti in preparazione con i tuoi gruppi musicali?
«Sì: a fine ottobre andremo a fare un concorso, come Godot in questo caso, in Umbra e si spera di riuscire a portare a casa qualcosa attraverso cui, poi, cominciare a lavorare a qualche progetto, album e quant’altro ne verrà. Con gli Outodafè speriamo di creare il più possibile, mentre per quanto riguarda I Frenesia, invece, è come se si fossero ormai fusi con Godot, camminano di pari passo, ciò che fa l’uno fa l’altro, difatti al concorso saremo tutti insieme».

Quali sono le tue ambizioni future?
«In campo strettamente musicale e cantautorale, spero di riuscire, come anche gli altri, di agganciarci a qualcuno, etichetta o giù di lì. Tra concorsi, partecipazioni e altro ci stiamo muovendo abbastanza per riuscire ad entrare fra le file. Non abbiamo mai pensato di fare alcun talent show per non rischiare di, possibilmente, finire tutto senza poi alcun rimedio, ma di fare la gavetta come tutti».

Anastasia Gambera

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