430 interventi per più di 360 milioni di euro. Questi, i numeri dei cantieri – conclusi, in essere o previsti per i prossimi due anni – in Emilia-Romagna a seguito dell’alluvione di maggio 2023.
91 già attivi nel periodo immediatamente successivo alla calamità naturale della primavera scorsa. Altri 120 interventi urgenti su fiumi e corsi d’acqua, per 100 milioni di euro, sono stati avviati ora o lo saranno a breve. Il tutto, con l’obiettivo di migliorare la stabilità dei corpi arginali, riprofilare le sezioni di deflusso e ripristinare le condizioni di stabilità e funzionalità delle opere idrauliche danneggiate.
La Regione Emilia-Romagna, d’intesa con la struttura commissariale, prosegue il lavoro di ricostruzione attraverso l’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile e vede impegnati anche i Consorzi di bonifica, insieme agli enti locali e agli altri enti attuatori. A questo si aggiungono i lavori della programmazione dei fondi Pnrr, Fesr e Fsc.
47 milioni di metri cubi di terreno con una massa totale di 85 milioni di tonnellate finiti in oltre 50 corsi d’acqua principali. Questo il quadro dell’alluvione dalla provincia di Reggio Emilia alla Romagna. Mentre sono quasi 60mila le nuove frane che si sono attivate . Di queste, 350 di oltre un ettaro.
«Buona parte degli interventi di somma urgenza è stata completata, con lavori che si sono rivelati efficaci già la settimana scorsa, nella gestione e contenimento del nuovo, pesante evento di maltempo che ha drammaticamente colpito la Toscana. Il nostro impegno continua con l’avvio di una nuova serie di cantieri, per rendere il territorio più sicuro. Contemporaneamente – sottolineano Stefano Bonaccini e Irene Priolo, rispettivamente presidente della Regione e vicepresidente con delega alla Protezione civile nel comunicato stampa della Regione – dobbiamo elaborare una visione nuova e un nuovo assetto complessivo del territorio, perché l’evento di maggio ha completamente sconvolto quello precedente. Abbiamo già messo in campo una task force insieme all’Autorità di bacino, Aipo, all’Associazione nazionale delle bonifiche, ma anche con le Università di Parma, Padova, Modena-Reggio Emilia e il Politecnico di Milano, per studiare le conseguenze di questi eventi e le possibili azioni per il futuro. Perché non c’è un attimo da perdere nella gestione dei cantieri più urgenti, ma non c’è neppure tempo da perdere per progettare il nuovo assetto. Il nostro impegno è massimo».
Giulia Bergami
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