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Israele, adesso è guerra di video: intanto Assad dichiara lotta al terrorismo
28 Ottobre 2015
EsteraBest politikAttualità

Israele, adesso è guerra di video: intanto Assad dichiara lotta al terrorismo

Home » Best politik » Estera » Israele, adesso è guerra di video: intanto Assad dichiara lotta al terrorismo

IsisGERUSALEMME – Lo Stato islamico non dà tregua a Israele e le minacce sono infatti imperterrite. La svolta arriva attraverso il mezzo di comunicazione utilizzato per tali malsane promesse: gli uomini di Al Baghdadi parlano, per la prima volta, la lingua ebraica. In un filmato diffuso su Youtube un uomo col viso coperto, con in braccio un AK – 47, dice in ebraico: «Verremo dalla Siria via terra per buttare i giudei nella spazzatura». Naturalmente non poteva mancare il classico giuramento dei jihadisti, ovvero quello di «sgozzare e uccidere gli ebrei e vendicare quello che avviene in Palestina», affermando inoltre «Puliremo Gerusalemme e la nazione dai giudei». Israele, intanto, sta pensando come affrontare l’intifada dei coltelli dei Palestinesi e siffatto video non aiuta di certo a rasserenare gli animi nel Paese. I giovani, ormai dissidenti dei propri leader politici, abbandonano la diplomazia e passano alla violenza. È stato lanciato l’ashtag #IntifadaJerusalem: il boom di contenuti violenti ha costretto Israele a chiedere a Google e Facebook la loro rimozione. Tra i giovani ribelli vi è Mustafa, di 10 anni, che afferma, quasi come fosse un leader rivoluzionario, di «voler lanciare le pietre contro i soldati» e di voler «morire da eroe». Il simbolo della mancanza di tranquillità è il sindaco Nir Barkat, fattosi ritrarre intento a uscire di casa con un fucile in mano, dichiarando poi: «Molti in Israele hanno esperienze operative di combattimento, il mio suggerimento è: chi possiede un’arma, esca di casa armato». Ma non finisce qui: la tensione si sarebbe rafforzata in seguito a un video che raffigurerebbe dei soldati israeliani intenti a picchiare un palestinese, facendo dedurre che i militari avrebbero, dunque, agito senza rispettare le procedure standard. Questo filmato è solo una delle tante dimostrazioni di rabbia, componenti un vaso di tensione che aspettava solo di traboccare.

Da tempo i manifestanti palestinesi hanno duri scontri con le milizie israeliane: l’unica via di fuga dall’accusa per questi soldati potrebbe essere il fatto che la telecamera non abbia ripreso quanto accaduto prima. Il filmino è stato diffuso dal gruppo israeliano per la difesa dei diritti umani B’Tselem. Il malcapitato è stato identificato nella persona di Ansar Aasi, 25 anni, che alla Associated Press ha dichiarato quanto segue: «Ho alzato le braccia e ho detto loro che non avevo fatto niente, ma loro mi hanno colpito ugualmente, dappertutto». Nella Nazione è guerra di clip: il quotidiano israeliano Maariv ha pubblicato le immagini dell’aggressione di un rabbino, attaccato da un uomo incappucciato e armato di coltello con cui stava discutendo. Secondo la Polizia tutto ciò sarebbe accaduto a seguito di tensioni di carattere politico tra estrema destra e sinistra anarchica, ma il rabbino su Twitter ha negato ogni cosa. E non è tutto: un altro gruppo per la difesa dei diritti umani espone una terza denuncia di violenza. Shawan Jabarin, direttore generale di al-Haq, organizzazione umanitaria, mostra ad Al Jazeera l’esistenza di un’inchiesta in corso da parte degli attivisti per verificare se dei soldati israeliani abbiano effettivamente messo un coltello vicino al cadavere di un giovane palestinese ucciso da un colono a Hebron per travestire la sua morte come legittima difesa in seguito all’aggressione. Il tutto, comunque, è stato ripreso da Zeidan Sharabati: ivi è mostrato come effettivamente dei militari allontanano questo mezzadro e adagiano la lama accanto al corpo senza vita. L’uomo in questione ha filmato tutto poiché sua figlia Samar aveva assistito al litigio tra l’individuo in questione e il ragazzo morto per mano di esso: «Mia figlia non ha visto alcun coltello». Un portavoce dell’esercito scagionerebbe i suoi commilitoni spiegando come l’oggetto sia un dispositivo di comunicazione: tale alibi però risulta insensato. Zeidan ha poi aggiunto: «La polizia israeliana ha fatto irruzione nel nostro appartamento, ha aggredito mia figlia e confiscato cellulari, telecamera e videoregistratore, materiale solo in parte restituito e accuratamente ripulito. E ci hanno avvertito: se filmate ancora, aspettatevi il peggio».

AssadIn Siria, nel frattempo, il Presidente Bashar al-Assad, «è pronto a discutere di emendamenti alla Costituzione e, se il popolo della Siria lo ritiene necessario, ha espresso la disponibilità a tenere elezioni presidenziali» secondo quanto riporta la tv al-Mayadeen, aggiungendo per di più che vorrebbe «prima combattere il terrorismo e in seguito chiedere ai siriani di andare al voto». Parallelamente, le truppe siriane, coadiuvate da quelle russe, hanno ucciso ad Aleppo il leader del potente gruppo quaedista Jubath al Nustra, l’egiziano Abu Suleiman al-Masri. A riportarlo sono il Daily Mail – secondo cui, tuttavia, a compiere tale operazione sarebbero stati i curdi – e l’Independent. Con la Russia, intervenuta in favore della resistenza al Califfato, per i terroristi diventa sicuramente più dura la vita. Che la promessa di Assad possa rappresentare, oltre che una speranza, una solida realtà? Riusciranno russi, curdi, siriani o chi per loro a fare in modo che Gerusalemme non venga presa? L’aria ormai odora soltanto di copertoni bruciati e gas lacrimogeni, il rumore di guerriglia è il canto del gallo che sveglia israeliani e palestinesi, con l’ISIS che, di certo, non allieterebbe per nulla il tutto. Difficile da dire, ma le basi per il lieto fine ci sono tutte, frattanto Israele spera: se ai problemi interni dovesse subentrare anche ISIL, si potrebbe giungere a un punto di non ritorno.

Francesco Raguni

 

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