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Van Gogh: l’inquietudine e il contrasto fatti colore
30 Marzo 2023
Art attackEntertainmentSocietasAttualitàDante & Socrate

Van Gogh: l’inquietudine e il contrasto fatti colore

Home » Dante & Socrate » Art attack » Van Gogh: l’inquietudine e il contrasto fatti colore

Il 30 marzo del 1853 nasceva nei Paesi Bassi un genio artistico destinato a rimanere negli annali della storia. Un’anima inquieta con una percezione unica della realtà e una sensibilità che giunge fino a noi, per poi divenire pop. Vincent Van Gogh ha segnato senza dubbio la storia dell’arte mondiale e modificato per sempre il gusto estetico dell’essere umano.

“Autoritratto con un orecchio bendato” – Crediti: Wikipedia

Come se quella barba rossa fosse stata fatta per la tela

Appare paradossale ma Van Gogh si avvicinò già grande alla pittura. Prima mercante d’arte poi predicatore del Vangelo, infine artista. Una produzione vastissima di circa novecento opere, una costanza fuori dal normale che è da ricercare nella sua personale propensione verso la pittura.

Non è da sottovalutare quel suo passato evangelico, perché lì sta il primo seme della sua lunga produzione: se si vede ai soggetti, si noterà ben presto come essi siano tutti di estrazione popolare. Uno sguardo quindi, quello di Van Gogh, verso gli ultimi e bisognosi. Contadini e operai popolano le sue tele, individui a cui viene restituita una nuova e necessaria dignità attraverso toni terrosi e grigi. Un esempio è l’opera I mangiatori di patate.

“I mangiatori di patate” –  Crediti: Wikipedia

La seconda fase della produzione di Van Gogh risente sensibilmente di quella intemperia culturale parigina segnata soprattutto dall’Impressionismo. L’artista olandese utilizza ogni tocco di colore in maniera però diversa rispetto a questa corrente: non intende cogliere l’attimo e farsi condizionare dal movimento della luce, tende piuttosto ad esaltare i singoli tratti e concentrarsi soprattutto sul colore. Rappresenta dunque la propria sensibilità e percezione, senza prestare troppa attenzione a cogliere la natura in sé.

“Bäume und Unterholz” – Crediti: Wikipedia

Ma ciò che si ricorda soprattutto del genio creativo di Van Gogh è la sua lunga tradizione di autoritratti. Questo genere però rappresentava un grande motivo di turbamento per il pittore: l’autoritratto comporta, inevitabilmente, una messa in discussione di se stessi. Una messa a nudo delle proprie incrinature e pulsioni, una crisi che si trasferisce su tela.

Che ne sai tu di un campo di grano, Van Gogh sì

La natura è un altro soggetto molto comune nelle opere di Van Gogh. Ricorrenti i cipressi, notoriamente legati a un contesto cimiteriale, che nelle sue opere assumono un valore ambivalente tra la vita e la morte. In secondo luogo, ci sono poi i fiori – soprattutto girasoli, che di certo ricorderete – che in gergo definiremmo “nature morte”. Nel pittore olandese però si può quasi parlare di “nature vive” perché, grazie ai colori, pulsanti di un’arcana energia. Non per ultimi i campi di grano, che circondavano Arles: si tratta di un ulteriore simbolo dell’animo inquieto dell’artista.

“Feld unter Sturmhimmel”
Crediti: Wikipedia

Gli occhi della follia (di chi guarda)

“Tu sei pazzo, mica Van Gogh” così ripete nel ritornello del suo celebre pezzo il cantante Caparezza. Quella della follia, seppur vera, è spesso una considerazione svilente attribuita ai più grandi artisti che il mondo abbia conosciuto. Non si vuole negare l’autenticità o meno di questi dati, tantomeno la loro influenza nella produzione artistica dei suddetti. Tuttavia, perché minimizzare il genio creativo – in questo caso di Van Gogh – attribuendo la sua unica e grande vena a dei disturbi psichici?

Non siamo tutti storici e critici d’arte, nemmeno chi sta scrivendo questo articolo. Ma se ci sforzassimo di applicare – quando fruiamo di un’opera che sia letteraria, musicale o figurativa – un pensiero critico e laterale, apprenderemmo come la creazione artistica dell’essere umano sia in un qualche modo connaturata. Senza scomodare necessariamente Aristotele e le sue considerazioni sulla natura mimetica dell’uomo, riprendiamo solo per un istante quell’idea del “fanciullo” in relazione alla produzione estetica: da bambini siamo in preda a un costante turbinio di stimoli, soprattutto esterni, ed è per questo che istintivamente matita e colori diventano strumenti incredibili nelle nostre mani.

L’artista è tale, pertanto, quando riesce a recuperare quella dimensione infantile e quindi ancestrale del proprio io: recupera quella capacità immaginifica, quella capacità di osservazione del mondo non inquinata dalle contraddizioni e delusioni dell’età matura. E questo, come per altri, ha reso grade Van Gogh.

Indagate voi stessi attraverso il colore 

È indubbio che Van Gogh sia una delle personalità artistiche più influenti del nostro tempo. Nonostante la distanza temporale e seppur vi sia, forse, un’eccessiva commercializzazione delle sue opere, è impossibile non rimanere estasiati di fronte una sua opera. Tormento e tensione che si fanno colore: un’estetica unica e capace di indagare il vostro io più profondo.

Riccardo Bajardi 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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