Nelle sale dal 26 gennaio, Il primo giorno della mia vita di Paolo Genovese – tra gli ultimi successi Perfetti sconosciuti e The Place – esplora la tematica tanto complessa e delicata, comune ai giorni nostri, del suicidio. Adattamento dell’omonimo romanzo del regista, si tratta di una storia gradevole che, tuttavia, non manca di criticità.

Paolo Genovese – Crediti: IMDb
Primo fra tutti, Toni Servillo riconferma la sua immensa bravura e riuscirà senza dubbio a colpirvi. Altro nome conosciuto è quello di Valerio Mastandrea, calato in un ruolo tragico, ma capace di strapparvi una risata.

Toni Servillo – Crediti: IMDb

Valerio Mastandrea – Crediti: IMDb
Figurano poi anche Margherita Buy e Giorgio Tirabassi. Un volto nuovo è, invece, quello di Sara Serraiocco.

Margherita Buy – Crediti: IMDb

Sara Serraiocco – Crediti: Wikipedia
Roma, piove: Arianna è un’agente di polizia nel suo turno di notte; Napoleone è un guru motivazionale; Emilia è una ginnasta che ha perso l’uso delle gambe; Daniele è un bambino divenuto famoso sul web per le sue challenge col cibo. Tutti loro hanno una cosa in comune: la scelta di porre fine alla loro vita.
Un uomo, sconosciuto e insolitamente convincente, consente loro di passare una settimana da invisibili e osservare il mondo dopo la loro scomparsa. C’è chi cambierà prospettiva e chi ritornerà sui suoi passi: l’importante è fare una scelta.
Genovese si cimenta in un arduo esperimento: un tema difficile da trattare, quale quello del suicidio, rischia di ridursi a un esercizio di retorica. Ai protagonisti viene data una seconda possibilità: giorno per giorno, durante una settimana, sperimenteranno la sensazione di arrendersi per poi toccare con mano la speranza.
I personaggi principali, escluso l’uomo misterioso, impareranno a conoscersi e confrontarsi. Assisteranno soprattutto alla vita dei cari in loro assenza, meditando sulla possibilità di ritornare per non perdere ciò che si poteva costruire o magari scoprire ex novo. La pellicola sa bene quali corde toccare e quali tralasciare, accompagnando lo spettatore verso riflessioni che lo suggestioneranno.
La finzione alla base de Il primo giorno della mia vita, questo stato intermedio tra vita e morte, è ben resa dal regista, che sa come non banalizzarla. Tuttavia, la tendenza è quella di osare troppo e questo compromette la pellicola. Soprattutto verso la parte risolutiva, si cade nell’errore di un eccessivo contatto tra le due realtà. Così, l’epilogo risulta semplicistico.
Quindi la banalizzazione è dietro l’angolo e questo si riscontra anche nell’attualizzazione di alcuni personaggi. Per esempio, il caso molto comune del piccolo Daniele è reso in maniera sbrigativa e si rivela poco credibile ai nostri occhi.
Il primo giorno della mia vita sa intrattenere e far riflettere. Una tragicommedia con i suoi lati negativi, che tuttavia non vi lascerà insoddisfatti, stimolando di certo una sana discussione dopo la visione.
Riccardo Bajardi
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