Curia e Comune unite verso l’obiettivo di 400 nuove assunzioni entro il primo anno di progetto. Non un patto fatto di belle parole e promesse, ma un protocollo quadriennale partito ufficialmente lunedì scorso con la firma a Palazzo d’Accursio
BOLOGNA− «Non è assistenzialismo. Non vogliamo creare parcheggi, ma opportunità».
Così il Sindaco del Comune e della Città metropolitana di Bologna, Virginio Merola, presenta il nuovo patto Insieme per il Lavoro siglato con l’arcidiocesi di Bologna.
Si tratta, infatti, di un progetto atto a ridurre la disoccupazione attraverso percorsi formativi studiati apposta analizzando la storia e le competenze dei singoli in parallelo alle domande di occupazione.
«Il nostro bacino sforna figure professionali che molte volte non collimano con le necessità delle imprese» spiega il patron di IPACK-IMA e presidente di Confindustria Emilia Centro Alberto Vacchi.
L’obiettivo è quello di creare prospettive reali per le persone, come sottolinea l’arcivescovo Matteo Zuppi, e per farlo è stata elaborata un’efficiente rete di supporto garantita dalla collaborazione di Confindustria, Alleanza delle cooperative, Cna, Confartigianato, Confcommercio-Ascom, Confesercenti e i sindacati Cgil, Cisl e Uil.
È rivolto a quelle che sono le fasce maggiormente coinvolte dalla crisi: i giovani under 34 che, alla luce della forse ancora scarsa esperienze aziendale, sono senza lavoro e gli over 45 che invece lo hanno perso.
Queste persone potranno rivolgersi direttamente agli sportelli del lavoro di Comune e Quartieri, oppure lasciare i propri curricula a parrocchie, centri di servizio sociale e Caritas.
Il progetto sarà supportato con uno stanziamento complessivo di 14 milioni: 10 dei quali messi a disposizione dal fondo europeo per le città metropolitane (Pon Metro) e 4 direttamente dalle casse della Faac. La Curia, infatti, ha deciso di utilizzare la Fondazione San Petronio ed attingere proprio dai dividendi della famosa azienda di cancelli automatici lasciata in eredità all’arcidiocesi.
Il protocollo viaggerà su due direzioni: da una parte verranno promossi tirocini in azienda annuali con possibili borse di studio da 6-700 euro al mese, dall’altro si punterà su l’auto-imprenditorialità con bandi pubblici per nuove start-up e cooperative sociali o attraverso la divulgazione della cultura tecnica in laboratori scuola-impresa.
«È nell’interesse di tutti creare i presupposti per nuove assunzioni, poi nulla è scontato ed automatico» specifica Vacchi, chiarendo che il tirocinio non necessariamente si potrebbe tradurre in un contratto.
Ma il lungo lavoro durato più di un anno a monte di questo progetto e la concretezza su cui si basa potrebbero essere l’opportunità di molti nel futuro.
Lo stesso primo cittadino si auspica che più avanti nel tempo Bologna possa essere ricordata come la città che in un momento come questo “ha saputo dare il meglio”.
Giulia Bergami
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