Dall’Opzione Donna all’Ape social, ma ci sono novità anche per dipendenti pubblici e insegnanti
La riforma delle pensioni, approvata in Consiglio dei Ministri lo scorso 17 gennaio, è fra le misure più attese e discusse del Governo. Dopo un lungo iter parlamentare, il decreto si propone di superare la precedente Riforma Fornero, come promesso dal leader leghista Matteo Salvini durante la campagna elettorale. La cosiddetta Quota Cento riguarderà il triennio 2019-2021, interessando circa 1 milione di cittadini italiani. La riforma partirà l’1 aprile 2019, ma ne potranno beneficiare solo coloro che avranno maturato i requisiti – età anagrafica di 62 anni e 38 anni di contributi versati – entro il 31 dicembre 2018. Per tutti gli altri, invece, la finestra mobile per presentare la richiesta di pensionamento sarà disponibile dopo tre mesi dalla data di conseguimento dei requisiti.
Per quanto riguarda il pubblico impiego, per coloro che sono in possesso dei requisiti necessari in seguito all’entrata in vigore della riforma, la prima data utile per il pensionamento è l’1 agosto 2019. Mentre gli insegnanti e i lavoratori del comparto scolastico dovranno presentare la domanda per andare in pensione entro il 28 febbraio 2019, con la possibilità di uscita a partire dall’anno scolastico 2019/2020.
La riforma prevede anche la cosiddetta Opzione Donna. Quest’ultima permetterebbe un trattamento pensionistico anticipato, calcolato su base contributiva, alle lavoratrici autonome con almeno 35 anni di contributi e 59 di età e a quelle dipendente con 35 anni di contributi e 58 anni di età, conseguiti entro il 31 dicembre 2018. In questo caso la finestra di uscita si sposta a 18 mesi per le autonome e 12 mesi per le dipendenti.
L’Ape Sociale (Anticipo Pensionistico Sociale) è un’indennità sostitutiva, valida dall’1 gennaio al 31 dicembre 2019, che permette ai lavoratori in condizioni di particolare disagio di ottenere la pensione. I requisiti per richiederla sono almeno 63 anni di età anagrafica e 30-36 anni di contributi. I beneficiari, inoltre, devono essere iscritti alle Casse di previdenza.
Francesca Santi
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