In guerra, si sa, un passo falso può costare caro, in certi casi carissimo. Un segretissimo quartier generale dello Stato Islamico è stato individuato e raso al suolo grazie a un selfie postato su Twitter. In questo caso i social network, tanto utilizzati dai jihadisti, non hanno ottenuto i risultati sperati. Infatti, durante una ricerca di routine, i servizi di intelligence dell’Us Air Force, basata a Hurlburt Field, in Florida, hanno scovato sul social network lo scatto di alcuni militanti jihadisti all’interno di una base. Attraverso quella fotografia sono riusciti a individuarne molte altre, alcune delle quali davano informazioni dettagliate sulla posizione dell’edificio. In meno di 24 ore tre missili hanno raso al suolo la base.

Herbert “Hawk” Carlisle
A commentare la vicenda è stato il generale dell’aeronautica Herbert “Hawk” Carlisle, capo del Comando aereo di combattimento (ACC) dell’esercito americano, con base a Langley, in Virginia: «Un post su Internet ha portato al bombardamento in meno di 24 ore, è incredibile se ci pensiamo. I ragazzi del 361esimo gruppo Intelligence Sorveglianza e Riconoscimento stavano passando al setaccio i social media e hanno trovato la fotografia (un selfie) di questi imbecilli che stavano davanti alla base. Poi, su blog e forum hanno fatto ricerche incrociate sul posto in questione e sulle capacità di controllo dell’Is. E i ragazzi hanno detto “Andiamo”. Così, nel giro di 22 ore, tre missili hanno fatto saltare in aria la palazzina dove si trovavano», concludendo con i dettagli dell’operazione a Defense Tech.
Lo stesso Carlisle, in un secondo momento, ha aggiunto: «Gli specialisti dei servizi di intelligence hanno un ruolo sempre più importante e cruciale nella guerra al terrorismo, al pari degli interventi sul campo». Il fatto in questione, infatti, altro non è che la dimostrazione di come le attività dell’intelligence e dei servizi segreti in particolare stiano diventando un’arma letale nella guerra contro lo Stato Islamico, al pari delle forze di terra, perché sfruttano la stessa arma che i jihadisti utilizzano per reclutare nuovi miliziani e per diffondere i loro messaggi di morte: il web.
Ciro Pappalardo
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