Sembra fantascienza, ma uno studio condotto dalla Columbia University Medical Center e pubblicato sul Journal Medical Informatics Association, ha dimostrato che in base al proprio compleanno è possibile capire le malattie di cui, probabilmente, si soffrirà nel corso della vita. I ricercatori hanno analizzato 1,75 milioni di cartelle cliniche prelevate dalla banca dati del New York Presbyterian Hospital, riguardanti pazienti nati tra il 1900 e il 2000 e curati tra il 1985 e il 2013. Grazie all’aiuto di un algoritmo appositamente realizzato al fine dell’esperimento, è stato possibile identificare 55 malattie, su 1688, direttamente collegabili al mese di nascita. Alcune di queste sono: l’asma, l’ADHD ‒ disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività ‒, problemi neurologici e malattie cardiovascolari.
Le persone nate a marzo rischiano di soffrire di patologie legate al cuore e ai vasi sanguigni, mentre è alto il rischio di asma per quelle nate tra luglio e ottobre. Chi compie gli anni a novembre è soggetto all’ADHD; i “dicembrini”, invece, sono maggiormente soggetti a malattie respiratorie. I più sani sembrano, quindi, essere quelli nati nei mesi primaverili. Nicholas Tatonetti della Columbia University Medical Center, ha dichiarato: «All’inizio tutti erano scettici, o ridevano. Questa non è astrologia: la stagionalità veicola i fattori ambientali variabili presenti al momento della nascita e stiamo imparando di più sul grande ruolo che l’ambiente, e le interazioni gene-ambiente, giocano nel nostro sviluppo. Questo potrebbe essere un modo per iniziare a mappare gli effetti dell’ambiente sulla nostra genetica».
I rischi identificati, però, non sono abbastanza elevati da permettere di intervenire preventivamente, poiché non è possibile sapere se e con che gravità questi problemi si presenteranno, per questo motivo i ricercatori sottolineano di non preoccuparsi, in quanto «Il rischio connesso al mese di nascita è minore rispetto a variabili più influenti come la dieta e l’esercizio fisico». Per ora, lo studio è stato condotto solo su individui di New York e dato che, ovviamente, i risultati sono stati fortemente influenzati dal clima e dall’ambiente della zona, il team dell’Università ha deciso di continuare la ricerca per capire se i dati subiscono variazioni cambiando città e, di conseguenza, i fattori ambientali.
Martina Sacco
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