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Sogno o son desto? 10 curiosità sull’attività onirica
25 Febbraio 2016
SocietasAfter Big Bang

Sogno o son desto? 10 curiosità sull’attività onirica

Home » Societas » Sogno o son desto? 10 curiosità sull’attività onirica

A chi non è mai capitato di pensare, anche solo per qualche minuto, di poter essere il sogno di qualcun altro? Chi non ha mai immaginato, o addirittura sperato, che lunghe e avvincenti storie vissute ad occhi chiusi stessero contemporaneamente accadendo davvero in qualche universo parallelo? Ebbene, i sogni non sono soltanto fantasie irrealizzabili, anzi. Non di rado ignoriamo molto quella che è una quotidiana attività mentale involontaria, in svolgimento durante il sonno.

  1. Quando dormiamo il nostro cervello non si riposa, o almeno, non come crediamo. Una ricerca dell’Università dell’Aquila, dell’Ospedale Niguarda di Milano, del CNR di Genova e del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Roma Sapienza, pubblicata su Annals of Neurology, ha infatti provato come la corteccia motoria, durante la fase del sonno in cui generalmente si sogna, «è attiva come se si stessero compiendo dei movimenti volontari in stato di veglia». Secondo Lino Nobili questo studio permetterà di comprendere meglio alcuni fenomeni relativi in particolare al cosiddetto disturbo comportamentale in sonno REM – in modo tale, magari, da rendere giustizia a doloranti risvegli, causati da cadute dal letto o da colpi ricevuti dal proprio partner durante un sonno agitato. Anche perché, se il buongiorno si vede dal mattino, questo non sarebbe sicuramente uno dei modi migliori per iniziare la giornata.

2. «Sogno o son desto?» Accade a volte, di trovarsi in bilico tra inconscio e verità, tra rumori che esplodono nell’ambiente esterno circostante e ricordi, immagini o fantasie che, allo stesso tempo, implodono nella mente. Gli occhi si chiudono, ma ad intervalli regolari si riaprono vigili come se non volessero perdere il contatto con la realtà. È il cosiddetto sogno lucido, quello in cui si è consapevoli che si sta sognando, anche se si è ancora svegli. Il contenuto onirico può essere, in questi casi, controllato per non più di 30 minuti.

3. Seppure la nostra mente crei spesso  dei capolavori immaginari da far invidia ai più grandi registi e poeti, sembrerebbe, che non inventi i volti: stando a una ricerca, ci apparirebbero in sogno soltanto persone già viste, magar incontrate o ricordate nelle ore precedenti. La fortuna di trovare l’amore della propria vita dopo essersi profondamente appisolate sembrerebbe, pertanto, prerogativa soltanto di Biancaneve o della Bella Addormentata.

4. «I sogni son desideri di felicità?« In coerenza con Freud, per il quale questi ultimi sono «la via regia verso la conoscenza dell’inconscio», in tanti cercano di dare un’interpretazione al contenuto delle proprie “visioni notturne”. Molti si rivelano essere, non a caso, i significati nascosti, le fantasie oppresse e perfino i ricordi lontani ma presenti in ciascuno di noi, capaci di riapparire nel sonno attraverso numerose forme.

5. Da cosa dipende la qualità dei sogni? È stato di recente dimostrato da uno studio italiano, pubblicato sulla rivista Human Brain Mapping, che nell’esperienza onirica esista una diretta implicazione del neurotrasmettitore dopamina, che spiegherebbe perché gli uomini sognIno in maniera diversa fra loro. Prendendo in esame 27 pazienti parkinsoniani, è emerso che il diverso dosaggio di farmaci volti a rimediare ad un’elevata carenza di dopamina (sostanza che li caratterizza) era legato alla vividezza dei sogni dei soggetti. All’aumentare della dose di dopamina, aumentava il dettaglio visivo. «Tra i prossimi passi – dichiara all’ANSA Luigi De Gennaro, professore di Psicobiologia de La Sapienza – capire quali sono le aree del cervello che generano i sogni e da che dipende la loro presenza o assenza e numerosità».

6. I sogni dipendono spesso dalle nostre esperienze personali, ma i ricercatori hanno scoperto che alcune esperienze oniriche (inseguimenti, cadute, esami scolastici, paralisi, arrivi in ritardo, voli e sensazione di trovarsi nudi in pubblico) siano pressoché universali. L’ansia è, infatti il sentimento più presente nelle nostre fantasie notturne, a prescindere dalla nostra identità e dalla maniera in cui conduciamo la nostra esistenza.

7. Molti credono nel carattere premonitore dei sogni – che vede scettici, però, la maggior parte di storici e scienziati. Tuttavia, non è da escludere che spesso il nostro inconscio capti dei segnali che razionalmente ci sfuggono e, i quali, invece talvolta si verificano fondati in futuro.

8. Non tutti e non sempre sognano a colori ed è stato soprattutto negli anni della televisione in bianco e nero che film e sogni facevano pendant.

9. Chi diventa cieco dopo la nascita può vedere delle immagini nei propri sogni. Chi, invece, è nato cieco sogna ma con gli altri sensi: l’udito, l’olfatto e il tatto.

10. Non c’è sonno senza sogno. Nonostante ciò, spesso dimentichiamo il frutto della nostra attività onirica poco dopo esserci svegliati. Un esperimento, condotto da Robert Stickgold dell’Harvard Medical School ha inoltre confermato che ricordano meglio coloro che cadono in un sonno ricco di sogni dopo una lettura, perché il cervello si darebbe da fare per trovare collegamenti tra quanto appena appreso e quanto già memorizzato. Tuttavia, secondo Freud, il sogno raccontato dopo il risveglio è solo il risultato finale dell’attività psichica inconscia che ha luogo mentre si dorme.  Ciò che si ricorda viene chiamato contenuto onirico manifesto, mentre ciò che produce il sogno, la sua forza motrice, è il contenuto onirico latente, non sempre possibile da cogliere a sogno ultimato.

Sognare ad occhi chiusi, o aperti che sia, è qualcosa che ci rende spesso felici: ci fa vedere il mondo da altre prospettive, ci inserisce in uno spazio tutto nostro, personale e segreto, e ci fa provare emozioni particolarissime. Non bisogna dimenticare, però, che «il miglior modo per realizzare i propri sogni è svegliarsi».

Concetta Interdonato

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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