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Come interpretare la data di scadenza di ogni alimento
02 Giugno 2016
Pentole e padelle

Come interpretare la data di scadenza di ogni alimento

Home » Societas » Pentole e padelle » Come interpretare la data di scadenza di ogni alimento

 

Quando si legge la data di scadenza sulla confezione di un alimento, spesso si intende in maniera errata ciò che in realtà indica la dicitura. L’avverbio «preferibilmente», per esempio, indica un lasso di tempo molto breve, ma non per questo, un minuto dopo le 23:59 del giorno prestabilito, il tutto va immediatamente gettato nel cestino dei rifiuti. Invece, locuzioni perentorie come «consumare entro» esigono maggior osservazione, poiché comincia a trattarsi di sicurezza della vivanda in questione. Vi sono, poi, alimenti che possono deteriorarsi ancor prima della loro data di scadenza, soprattutto se non conservati adeguatamente e in una stagione come l’estate, ecco perché è importante sapere sempre come comportarsi.

  1. Data di scadenza di un uovo
    La data riportata sull’involucro delle uova indica che dovranno essere consumate entro il 28esimo giorno dalla deposizione. L’Agenzia per la sicurezza alimentare europea (EFSA) ha rifiutato la richiesta di allungarne il termine per evitare eventuali salmonellosi. Alcuni ricercatori ne consigliano, addirittura, il consumo a 20 giorni dalla deposizione, mentre, se usati per la produzione di cibi come i dolci, è raccomandabile utilizzarli entro i
    nove.
  2. Quando è meglio prima che dopo?
    Uno dei cibi che tende ad alterarsi prima della data di scadenza è il latte, soprattutto quando non mantenuto a temperature ottimali. Specialmente nei mesi estivi, dunque, sarebbe ideale anticipare di gran lunga la consumazione di alimenti contenenti latticini, sebbene il tutto dipenda di volta in volta anche dal frigorifero che si possiede.
  3. Date di scadenza prorogabili
    Vivande come pasta, riso, biscotti e cracker riportano date di scadenza molto spesso prorogabili anche di qualche mese. Ciò che verrà a mancare sarà la loro eventuale croccantezza, senza comportare, tuttavia, alcun pericolo a livello di salute.
  4. Nessuna data di scadenza: cosa fare?
    La carne e il pesce freschi possono essere venduti senza nessun limite di consumazione: ciò nonostante, è fondamentale seguire alcuni consigli. Per esempio, un hamburger deve essere mangiato prima di un taglio di carne più piccolo o di una bistecca, come anche il pesce azzurro, il quale ha una durata minore rispetto a spigole e orate. I surgelati, invece, possono essere consumati anche dopo la propria eventuale data di scadenza, a patto che siano ben cotti.
  5. Prodotti confezionati
    Diverso è il caso delle insalate già pronte dei supermercati, come tutti i piatti “apri e gusta”: questi sono facilmente deperibili, ecco perché devono essere consumati il più velocemente possibile dall’apertura della confezione.
  6. Bump mark, l’etichetta smart
    Molte volte, le etichette diventano illeggibili col passare del tempo, rendendo impossibile ogni constatazione sulla consumazione. Perciò, si è pensato di rendere bioreattiva la data di scadenza, in modo tale che essa invecchi esattamente con il prodotto su cui è apposta. Al tatto, ogni bump mark (questo il nome assegnatole) sarà liscia se il prodotto è ancora fresco; in caso contrario, assumerà una compattezza sempre più evidente. L’idea, nata inizialmente per i non vedenti, in realtà potrebbe rivelarsi utile anche per tutti gli altri utenti.

Alla luce di quanto detto, si raccomanda caldamente di fare sempre molta attenzione a quali alimenti e bevande si tengono in dispensa o nel frigo. In futuro, si presume che il proprio cellulare possa avvertire in tempo di quali alimenti stiano per scadere: non a caso, esiste già un’applicazione, inventata in Italia, che sarebbe in grado anche di informare su come allungarne la data di scadenza e su come cuocere ogni cibo. Le motivazioni alla creazione di questo supporto sarebbero più di tipo ambientale che etico: uno studio pubblicato sulla rivista PlosOne denota, infatti, che si sta cercando di ridurre maggiormente il dispendio inutile di denaro familiare, piuttosto che lo spreco di cibo. In ogni caso – e a prescindere dall’uso o meno di tale app, è sempre bene fare di tutto per prevenire qualsiasi intossicazione o complicazione, tanto quanto lo sperpero alimentare.

Anastasia Gambera

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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