Il 4 marzo si è celebrata la giornata dedicata alla sensibilizzazione sui rischi dell’HPV (Human Papilloma virus). Scopriamo insieme quali sono le caratteristiche dell’infezione, i falsi miti legati ad essa e le lacune a livello nazionale della campagna vaccinale.
L’infezione da Papilloma Virus ha una notevole e preoccupante diffusione. Colpisce in egual modo sia donne sia uomini e può provocare lesioni benigne, di natura precancerosa. Nei casi più gravi, in cui il virus diventa cronico, può comportare la formazione di tumori invasivi, tra cui il cancro alla cervice uterina, alla vagina, all’ano e al pene. I dati ci mostrano che più dell’85% della popolazione sessualmente attiva è entrata almeno una volta in contatto con il virus. Anche se nella maggior parte dei casi di infezione il nostro sistema immunitario riesce in modo spontaneo a contrastare il virus senza neanche la presenza di sintomi, non sempre è così. La persistenza di tracce di virus nel nostro organismo può man mano danneggiare la cute e le mucose.
Conosciamo più di 200 piccoli virus che appartengono alla famiglia del Papilloma virus e che presentano quindi lo stesso materiale genetic0. Non attaccano solamente gli uomini, ma vi sono vari ceppi specie-specifici che riguardano i cani e i conigli. In ogni caso la manifestazione evidente ed evoluta di tale infezione presenta la formazione incontrollata di verruche e condilomi. La presenza di queste lesioni cutanee può provocare prurito e lieve dolore. Ad oggi conosciamo solo 20 ceppi più pericolosi di altri che possono attaccare nell’uomo l’apparato genitale e respiratorio. Gli studiosi affermano che l’infezione da papilloma virus è la principale causa del tumore al collo dell’utero.
Il Papilloma virus è noto per essere nella maggior parte di casi un’infezione sessualmente trasmissibile. Il contatto con il virus, presente all’interno dei liquidi e delle mucose, come saliva e secrezioni genitali, è la modalità più frequente di contagio. Possiamo vedere però che gli studiosi hanno individuato alcuni casi in cui il contagio è avvenuto in luoghi pubblici come docce o piscine, banalmente toccando superfici in luoghi frequentati da persone asintomatiche.
Sono stati riconosciuti alcuni fattori che possono aumentare il rischio di contrarre il virus e di sviluppare la fase cronica della malattia. Tra questi abbiamo il fumo, un sistema immunitario debole, la frequentazione di partner occasionali e l’obesità.
Molti credono che il contagio da Papilloma virus avvenga in rari casi e solo tramite rapporti sessuali non protetti e occasionali. Abbiamo già visto che l’85% della popolazione ha avuto a che fare con il virus, anche a propria insaputa, almeno una volta nella propria vita. Inoltre, la possibilità di contrarre il virus tramite il contatto pelle a pelle, tramite lacerazioni o lo scambio di liquidi, vede il semplice utilizzo del preservativo non funzionale al 100%.
Vi è la diffusione di una credenza erronea per cui il virus riguardi solo le donne, sappiamo invece che può colpire allo stesso modo anche gli uomini. Nel genere maschile le formazioni tumorali sono più rare, ma gli uomini rimangono comunque soggetti che possono favorire il contagio.
Il virus può colpire a qualunque età e poi aggravarsi anche a distanza di anni. Le fasce di età con maggiore incidenza vedono le donne sotto i 20 anni e dai 45 anni in poi.
Gli strumenti che abbiamo a disposizione per prevenire e contrastare la diffusione del Papilloma virus sono le campagne vaccinali e lo screening. Trattandosi di un virus è possibile prevenire il contagio con la vaccinazione, che in Italia viene garantita in modo del tutto gratuito ai ragazzi e alla ragazze a partire dagli 11 di età. In questo specifico caso la vaccinazione viene somministrata in due dosi a distanza di 6 mesi, mentre vi è la necessità di ricorrere a tre dosi se si effettua la vaccinazione dopo i 15 anni. Nonostante i medici consiglino la vaccinazione prima dei 16 anni per una maggiore efficacia, anche gli adulti possono partecipare alla campagna vaccinale fino ai 40 anni. La vaccinazione riguarda anche coloro che sono già entrati in contatto con il virus e hanno subito l’esportazione di verruche e lesioni dovute all’insorgere dell’infezione.
Lo screening è un altro strumento di fondamentale importanza. Tramite il pap-test è possibile riconoscere preventivamente la presenza del virus ed evitare che la situazione diventi cronica e più pericolosa. L’esame consiste nel prelievo di un campione di cellule della cervice uterina, utilizzato come modello per la ricerca di cellule trasformate e quindi potenzialmente pericolose.
Grazie a questi strumenti l’incidenza del cancro alla cervice uterina è molto più controllabile e gli studiosi sono fiduciosi anche per tutti gli altri tumori correlati all’infezione da HPV.
Purtroppo sappiamo che la diffusione del vaccino su scala nazionale non rispecchia i risultati sperati. Ancora pochi giovani decidono di vaccinarsi e la fascia della popolazione più colpita non risulta protetta. Sul sito del Ministero della Salute è possibile trovare tutte le informazioni a livello regionale per accedere alla vaccinazione gratuita su chiamata. Ogni persona può informarsi presso il centro ASL più vicino al comune di residenza e inviare una lettera per richiedere la vaccinazione.
Per quanto riguarda la regione Sicilia è possibile accedere a tutte le informazioni online. In rete sono presenti tutti i riferimenti, i recapiti aggiornati e gli orari dei vari Ambulatori Vaccinali della Sicilia.
Fonte foto in evidenza: Point
Alessia La Porta
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